L’11 agosto 1519 moriva a Lipsia il frate domenicano Johann Tetzel. Nel contesto della sua un po’ troppo incauta predicazione delle indulgenze concesse da Leone X, maturò la decisione di Lutero di far conoscere al mondo le sue idee malsane.
Ne volgiamo fare una apologia.
Al religioso si può infatti imputare a colpa l’aver con troppa sicurezza predicato opinioni private come dogma cattolico, ma ebbe anche il merito di essere stato fra i primissimi a prendere sul serio la portata dalla rivoluzione luterana del 1517 e a operare di conseguenza.
Ascoltiamo l’insigne storico Ludwing von Pastor.
«Quanto all’indulgenza pei morti, sulla quale, d’accordo colle istruzioni per l’indulgenza direttive per lui, Tetzel realmente ha predicato essere dogma cristiano, che per acquistare l’indulgenza a favore dei morti occorreva soltanto l’oblazione in denaro, non dolore e confessione. Insieme gli insegnò, conforme all’opinione sostenuta da molti teologi del tempo, che l’indulgenza pei morti viene applicata infallibilmente ad un’anima determinata. Non può soggiacere ad alcun dubbio che, quanto alla sostanza almeno, egli, partendo da questo presupposto, abbia predicato la massima drastica: «tosto che il denaro suona nella cassetta, l’anima balza fuori del purgatorio». Le bolle papali per le indulgenze non davano alcun punto d’appoggio a questa tesi. Un’opinione scolastica non sicura, già riprovata dalla Sorbona nel 1482 e poi ancora nel 1518, non una dottrina della Chiesa era quella che in modo affatto indebito venne così presentata come verità sicura. Non approvava affatto simili esagerazioni il primo teologo che fosse alla Corte di Roma, il cardinale Gaetano[1], il quale con energia faceva risaltare, come, anche se teologi e predicatori insegnino tali idee esagerate, non vi si deve prestare fede alcuna» [2].
«Fa pieno onore all’acume del Tetzel ed alla sua cultura teologica il fatto che, mentre altri eruditi buoni cattolici da principio giudicarono troppo superficialmente il passo di Lutero e non vi videro se non una disputa scolastica su cose accessorie, egli subito comprese giustamente la portata delle nuove massime di Lutero e riconobbe con chiara visione come questa controversia andasse a finire in una profonda, importantissima lotta di principii intorno alle basi della fede cristiana ed all’autorità della Chiesa. Gli articoli di Lutero, così lamenta Tetzel nel suo scritto, «generarono un grosso scandalo», poiché «molti la cassa degli articoli sprezzeranno l’autorità e podestà di Sua Santità papale e della santa romana Sede. Cesseranno anche le opere della soddisfazione sacramentale. Non credereassi più ai predicatori e dottori. Ognuno interpreterà la Sacra Scrittura a suo piacimento, per cui la santa, comune cristianità in grande numero di anime incontrerà pericolo, essendoché ognuno crederà ciò che gli piace» [3].
- [GLORIE DEL CARDINALATO] Tommaso de Vio, detto Caietano (1469-1534) ↩︎
- Storia dei Papi, IV-I, Roma, 1926, p. 225. ↩︎
- Ivi, p. 230. ↩︎
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