Il 14 agosto 1480 si consumava ad Otranto il martirio di 800 cristiani. E così come era accaduto 1400 anni prima la Grazia seppe fare di un Saulo persecutore un Paolo Apostolo: è la storia di Berlebei.
Ma in quel giorno nulla dovea mancare alla gloria della cristiana religione, tutto concorrere alla disfatta del tiranno. Uno dei carnefici, e determinatamente colui che avea recisa la testa di Antonio Primaldo, al prodigio del suo mutilo cadavere, che si sollevò ritto dopo il colpo e sino alla fine rimase immobile, e molto più alla pruova dell’invitta costanza data da tanta moltitudine e di sì diversa età, levò la voce e cominciò a gridare, che da quel momento anche egli si dichiarava Cristiano, perché non v’era altra vera religione se non quella di quei santi Martiri. Dicono le cronache di quel tempo, che costui, Cristiano in origine, sia stato fatto schiavo insieme col padre in età puerile, e condotto in Costantinopoli in mezzo ai Musulmani si fosse comportato sempre da Musulmano, e per tale da tutti riguardato, chiamandolo per soprannome Berlabei. Ora la grazia di Dio per via di quei prodigii l’avea conquiso, e col lume delia mente il suo cuore era divenuto così forte e intrepido, che non dubitò di arrischiar la stessa vita con quel repentino manifestarsi Cristiano; e ciò in faccia a tanti Turchi e al medesimo supremo condottiero Acomat, specialmente nel punto che la rabbia li divorava che tanti Cristiani aveano preferita la morte ad abbracciare la religione di Maometto. Quando gli astanti, che dapprima non aveano bene inteso che cosa ci volesse, furon certi del suo inatteso mutamento di religione, grida e minacce gli piovvero contro da tutte le parti; in quella che Acomat scoppiando di furore per la contradizione che quella mattina incontrava anche nei suoi, lo condannò alla morte del palo, e volle che senza alcun indugio alla sua medesima presenza si eseguisse il comando. Ma in mezzo ai dolori di quella morte atrocissima, quell’uomo dall’altezza di quel travicello, come da una sublime cattedra, non cessò di predicare la cristiana religione, finché la sua anima andò gloriosa a raggiungere nel cielo l’invitta schiera che l’avea preceduto.
De’ Beati martiri d’Otrantoper Giov. Can. Scherillo, Napoli, 1865, pp. 47-48.
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