del Guelfo Rosa

Sono stata io e so che ciò ho fatto è mostruoso“: è quanto ha ammesso, di fronte al pm, Lorena Venier, 61 anni, che ha confermato di aver ucciso e fatto a pezzi il figlio Alessandro, di 35 anni a Gemona (provincia di Udine) pare in concorso con Marilyn Castro Monsalvo “compagna” colombiana del ragazzo, definita dalla donna “la figlia femmina che non ho mai avuto”. Il corpo è stato smembrato in tre parti e posto in un bidone con uno strato di calce viva.

Ebbene Caro Alessandro, di te fra una settimana si ricorderanno in pochi. Non avrai lunghe e numerose puntate speciali dedicate su Rai3, non avrai cori di associazioni pronte a sventolare la tua foto nelle piazze, non avrai parenti che girano le scuole e le aule del parlamento per moralizzare l’opinione pubblica. Avrai qualcosa, sì, ma poco. Qualche approfondimento forse, perché il caso è da manuale, da storia dell’antropologia criminale, ma nulla di eccessivo.

La morte se non funzionale ai racconti ideologici viene cancellata presto, perché è la realtà più certa e al contempo più inaccettabile dall’umanità di oggi. O la si ridicolizza, o la si nega. Se la si affronta non può essere solo per ricordare che esiste. Come vittima non funzioni: sei uomo, sei italiano. Poi Marilyn è straniera. No, non va. Dovevi morire diversamente. Qui non c’è “omofobia”, “razzismo”, “odio religioso”, “fascismo”, “patriarcato”.

Gli spacciatori di disperazione che rifilano la loro povera merce sui giornaloni hanno bisogno di qualche click, non di raccontare complessità. Non parlano di femminilità tossica: spaccherebbe il giochino narrativo che hanno impostato da tempo.

Tua madre e la tua “compagna” ti hanno ammazzato e fatto a pezzi, si vedrà meglio dopo se, come, perché e chi ha fatto cosa. Ma poco cambia. La storia non è spendibile: tutti sono pronti a indignarsi cinque minuti per una mamma che fa pezzi il figlio di 35 anni ma l’idea diventa scivolosa e corre il pericolo di essere associata a quell’abominio che si ripete migliaia di volte all’anno negli ospedali pubblici, a norma di legge e a spese del contibuente. Son sempre mamme che mandano a morte la loro prole. Bisogna passare oltre.

Eri padre da poco e l’abbattimento del Padre – prima simbolico che fattuale – è troppo di moda e da troppo tempo.

Non sappiamo molto di te. La tua vita, da ciò che emerge, non era quella che si raffigura nel classico santino col merletto. Ma anche lo fosse stata, sarebbe mutato ben poco. Anzi forse sarebbe stato un motivo per cancellarti ancor prima dalla memoria. Tutte le attenuanti (vere o presunte) saranno brandite dai media per spiegare, capire, inquadrare quel che successo. Non puoi diventare un’icona.

Tant’è. Che tu possa riposare in pace.


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