Dalla Vita Christi di Ludolfo di Sassonia (1295-1377).
Giovanni fu decapitato non nel giorno in cui si celebra la festa della sua Decollazione, ma circa i giorni degli Azzimi della Pasqua dei Giudei, nell’anno precedente la Passione del Signore, essendo in carcere già da un anno. Fu conveniente infatti che a motivo dei misteri della Passione e Risurrezione di Cristo Signore, il minore (cioè Giovanni) cedesse il passo al maggiore (cioè Cristo) e perciò si decise di festeggiare la Decollazione in un altro momento, nel giorno cioè in cui fu ritrovata la sua testa. Onde dice Agostino: “Accadde a Giovanni quello che egli stesso aveva predetto. Parlando infatti del Signore Gesù Cristo aveva detto: “È necessario che lui cresca e che io diminuisca”. Giovanni diminuì nel mozzamento del suo capo; Gesù crebbe nella croce”. Secondo Gregorio Magno, “la decapitazione di Giovanni insinua la diminuzione di quella falsa credenza per cui il popolo lo credeva il Cristo, così come l’esaltazione del Salvatore sulla croce designava il progresso della fede. Infatti colui che dalle turbe era reputato solo un Profeta, fu riconosciuto dai fedeli come il Signore dei Profeti e il Figlio di Dio. Onde Giovanni, che era necessario diminuisse, nacque quando la luce del giorno comincia a diminuire, mentre il Signore nacque in quel tempo in cui i giorni cominciano a crescere”. Riguardo a ciò dice Girolamo: “Noi riconosciamo nella testa mozzata del profeta Giovanni i Giudei che hanno perso il Cristo, che è il Capo dei Profeti. E ancora il Capo della Legge, che è Cristo, viene tagliato dal suo proprio corpo, cioè dal popolo giudaico e viene dato alla fanciulla gentile, ossia alla Chiesa Romana; e la fanciulla poi lo dà alla sua madre adultera, cioè alla Sinagoga che alla fine crederà in Cristo. E ancora, il corpo di Giovanni viene seppellito, mentre il suo corpo viene collocato su un piatto: la lettera sepolta viene nascosta, lo spirito è onorato sull’altare e viene assunto”.
Vita Jesu Christi e Quatuor Evangeliis et Scriptoribus Orthodoxis concinnata per Ludolphum de Saxonia, Parisiis et Romae, MDCCCLXV, p. 290.


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