Riprendiamo il discorso di Leone XIII in risposta all’indirizzo di S.E.R. il Cardinale Camillo Di Pietro (Roma, 10 gennaio 1806 – 6 marzo 1884), Cancelliere dell’Università Romana, durante l’udienza concessa ai Professori il 4 agosto 1878.
Ci sarà facile il vedere che le Università, finché non divennero centro di politiche agitazioni, finché non si misero sulla via fatale di far guerra alla cattolica fede, mercè le cure dei Romani Pontefici che in ogni maniera le protessero, furono sempre nobile palestra dei più eletti e robusti ingegni, furono pacifico e splendido domicilio della scienza, focolare in cui si mantenne fra le nazioni viva ed ardente la fiamma della terrena e della celeste sapienza. La storia ha registrato a caratteri d’oro i segnalati favori dei quali ad esse furono sempre larghi i Pontefici di Roma.
Basti ricordare, ora le più celebri Università, la Sorbona di Parigi onorata in ispezialissima maniera dall’immortale Innocenzo III, da Martino IV, da Onorio IV; l’antichissima Università Bolognese arricchita d’ insigni privilegi da Innocenzo IV e da molti altri, la Salmanticese confermata ed ampliata dal IV Alessandro; la celebre Patavina che venne eretta canonicamente da Urbano IV, e fu dal V singolarmente protetta; la Perugina, famosa per Bartolo e Baldo, favorita tra gli altri Pontefici da Clemente V, che la dichiarò Studio Generale; e molte altre che sarebbe lungo l’enumerare.
Né poteva essere altrimenti; ché la Chiesa detta da S. Paolo columna et firmamentum veritatis, (1Tim III, 15.) prescelta da Cristo ad annunziare questa verità e mantenerla intatta fra i popoli, doveva coprire colle sue ali, e colla sua protezione e materna provvidenza vegliare questi centri dell’ umano sapere, nei quali ampiamente si esercita il nobilissimo officio del magistero.
Era perciò, egregi Professori, ben naturale, che i Romani Pontefici, fatte appena migliori le condizioni di questa alma Città, pacificate le intestine discordie e i popolari tumulti, che, come Ella or ricordava, si spesso li astrinsero ad esulare, rivolgessero le lor cure paterne a fondare, confermare, ordinare la Romana Università; ed in maniera che, per lo sviluppo completo delle singole facoltà, per la eccellenza e celebrità degl’insegnamenti, per la purezza e sodezza della dottrina, non rimanesse ad alcuna seconda.
Di si bella pianta si colsero già frutti preziosi; e se i tempi volgessero men rei alla S. Chiesa e al Romano Pontificato, se ne raccoglierebbero in abbondanza anche al presente. E Noi per fermo, a mantenere alto il prestigio e l’onore dell’Archiginnasio Romano, qualche cosa oseremmo; e voi, ne siamo certi, ci seguirete sulla tracciata via coi vostri pronti e docili ingegni.
Ci furono or ricordati due nomi immortali, Innocenzo III e Leone X: a tali nomi l’animo Nostro è compreso da alta riverenza, e ci ricorre spontaneo sulle labbra quel detto: Tu longe sequere, et vestigia pronus adora. Tuttavia per quanto è da Noi, nelle presenti difficili condizioni, con ogni cura ci studieremo a che non restino inoperosi i vostri ingegni preclari, ai quali ben si addice mostrarsi alla luce e risplendere, a gloria ed onore del Romano Pontificato.
Discorsi del sommo pontefice Leone XIII. ai fedeli di Roma e dell’orbe, Roma, 1882, pp. 90-91.


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