di Luca Fumagalli

Per le precedenti puntate della serie: prima, seconda, terza e quarta.

Contrattacco (Counter-Attack), la seconda raccolta di Sassoon, venne pubblicata dalla Heinemann a fine giugno del 1918 con dedica a Robbie Ross. Ancora più attenta alla cruda realtà della trincea rispetto alla precedente, conteneva trentanove poesie, molte delle quali scritte a Craiglockhart, e si presentava come un miscuglio di satira, lirismo onirico e accenni nostalgici. Tra i componimenti, oltre a quello che dà il titolo al volume – un possibile tributo a Henri Barbusse – spiccano per qualità il sonetto Sognatori (Dreamers), un contrasto tra l’orrore del campo di battaglia e la tranquillità domestica, ed Esilio (Banishment), che mostra la difficoltà di scegliere tra la ribellione pacifista e la condivisione di un destino di morte con i propri commilitoni.

Se qualcuno, come ad esempio lo scrittore Maurice Baring, rimase scandalizzato dall’approccio troppo diretto di Contrattacco, la raccolta fu apprezzata dai più e le aspettative sulla produzione futura di Sassoon si fecero alte, forse troppo: la guerra lo aveva definitivamente trasformato nel portavoce di un’intera generazione. 

Contrattacco (Heinemann, 1918)

Purtroppo in autunno giunsero due terribili notizie a rovinare l’entusiasmo del momento: la morte di Ross per infarto e quella dell’amico Owen, ucciso in azione. Grazie anche all’intercessione del dottor Rivers, Sassoon riuscì almeno a ottenere la tanto agognata smobilitazione: «Odio il maledetto Impero britannico» e «mi rifiuto di presidiare l’Irlanda, che ha diritto all’autodeterminazione secondo i nostri stessi termini di pace». Lasciò l’esercito col rango di capitano che usò per il resto della vita con il deliberato intento di ricordare al mondo di aver provato il suo valore nientemeno che sul fronte occidentale. Rivers, per lui una guida preziosa e uno dei pochi a incoraggiare la sua fascinazione per il socialismo, scomparve qualche anno dopo, nel 1922.

Frattanto, trovato alloggio prima a Oxford e poi a Londra, Sassoon ricorse alla Bibbia per la sua poesia, scrivendo Storia antica (Ancient History), dove Caino e Abele diventano i simboli rispettivamente del lato guerriero e di quello pacifico del suo carattere, e Gesù in Paradiso (Jesus in Heaven), una meditazione su Cristo agonizzante. Più avanti, nel giugno del 1919, vide la luce l’ennesima plaquette autoprodotta, Immagini tremolanti (Picture Show), stampata dalla Cambridge University Press sotto la supervisione di Theo Bartholomew. Il meglio della raccolta, che faceva già presagire un certo ritardo rispetto alla moda, si trovava ancora una volta nelle poesie di guerra, in particolare in Addormentandosi (Falling Asleep), un contrasto tra la pacata bellezza della natura e l’oscuro destino che attende un gruppo di soldati in marcia. A ottobre la Heinemann fece invece uscire Le poesie di guerra di Siegfried Sassoon (The War Poems of Siegfried Sassoon): il volume vendette bene, ma la critica fu più tiepida del solito, tanto che l’autore maturò la decisione di provare a percorrere strade più personali, meno legate alla tradizione georgiana.

I fratelli Sitwell: Osbert, Edith e Sacheverell 

In quel periodo, oltre a essere assunto dal «Daily Herald» in qualità di critico letterario, Sassoon ebbe modo di fare la conoscenza di T. E. Lawrence (il famoso Lawrence d’Arabia) e di incontrare finalmente Thomas Hardy, uno dei suoi miti letterari. Strinse pure amicizia con l’australiano Walter J. Turner – che volle ritrarlo nei panni di un personaggio del romanzo The Duchess of Popocatapetl – e fece da padrino di battesimo al figlio di Robert Graves, nonostante il loro rapporto non fosse più quello di una volta.

In campo politico, si spese con coraggio per sostenere la candidatura impossibile del laburista e pacifista Philip Snowden, uno degli uomini meno popolari d’Inghilterra, e fece carte false per farsi mandare dal «Nation» a Glasgow per seguire gli scioperi (proprio allora cominciò a capire di essere stato troppo privilegiato per potersi permettere il lusso di giocare a fare il socialista).

Complice soprattutto l’ambiente disinibito di Oxford, Sassoon cominciò poco alla volta anche a superare l’atavico pudore: Gabriel Atkin, un giovane artista con problemi d’alcolismo, fu il primo dei suoi amori omosessuali, a cui seguirono l’attore americano Glenn Hunter, conosciuto durante un giro di conferenze negli Stati Uniti, il giovane principe Filippo d’Assia, nipote dell’ultimo Kaiser di Germania e il musicista Ivor Novello. Sia loro che gli altri amici di Sassoon, quasi tutti in precarie condizioni economiche, poterono sempre contare sua generosità, che si traduceva in reiterati prestiti di denaro. 

La prima edizione delle poesie di guerra di Sassoon

Nel dicembre del 1920 la Chatto & Windus pubblicò Le poesie di Wilfred Owen (The Poems of Wilfred Owen) con un’introduzione di Sassoon in cui lo scrittore dichiarava di condividere in tutto e per tutto lo spirito anti-bellicista della silloge. La cura del volume era stata affidata a Edith Sitwell, poetessa con la quale era in buoni rapporti sin dal 1917, quando lei e i fratelli Osbert e Sacheverell avevano espresso la loro vicinanza alla causa pacifista. Tuttavia qualcosa aveva cominciato a incrinarsi, complici le ridicole bagatelle che i fratelli alimentavano per farsi pubblicità. In più erano troppo vicini alla nuova sensibilità modernista perché Sassoon potesse davvero apprezzare i loro lavori (è nota, ad esempio, la sua avversione per l’Ulisse di Joyce, che chiuse solo dopo poche pagine; Eliot, al contrario, non gli dispiaceva del tutto). Solo con Osbert, che si rivelò col tempo leale e buon consigliere, mantenne un rapporto franco.

Il più fedele amico nel periodo del dopoguerra fu però Edmund Blunden, anch’egli war poet. Le sue liriche, la maggior parte delle quali scritte dopo la fine del conflitto, si basavano sui ricordi di quell’odiosa parentesi esistenziale che per poco non lo distrusse psicologicamente. Tornato in Inghilterra, prese casa nel Suffolk, dove ogni tanto Sassoon andava a trovarlo, e nel 1924 si trasferì in Giappone per insegnare letteratura inglese all’Università di Tokyo. All’amico volle dedicare la sua raccolta uscita due anni prima, Il pastore e altre poesie di pace e di guerra (The Shepherd and Other Poems of Peace and War).

Edmund Blunden in divisa

Recreations, una nuova silloge di Sassoon stampata privatamente, vide la luce nell’estate del 1923. Le poesie alternano spunti satirici a bozzetti paesaggistici ed evidenziano una vaga nostalgia per quell’arcadia pre-bellica che il conflitto aveva portato via con sé… 

La vita di Siegfried Sassoon continua nei prossimi articoli della serie.



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