di Redazione

Dunque, mettiamo un po’ di ordine.

Carpi bel suol d’amore

In estrema sintesi: nella Diocesi di Carpi (sì, quella che da qualche tempo fa capo all’attuale arcivescovo di Modena Erio Castellucci; e sì, quella della mostra agghiacciante nella Chiesa di Sant’Ignazio) avrà luogo la “Sagra di San Luigi 2025” che si svolgerà a Rovereto s/S dal 28 agosto al 1° settembre presso il Parco Multiverso. Nel programma figurava il vescovo con celebrazione della Messa e processione per le vie del paese, infine alla sera – in un momento diverso – pure lo spettacolo partecipato dalle Drag queen. Scaletta poi limata, con arrivo delle prevedibili e ridicole le precisazioni della curia: “La Diocesi di Carpi e le parrocchie di Santa Caterina d’Alessandria (Rovereto s/S) e Sant’Antonio di Padova (Sant’Antonio in Mercadello) precisano che la “Sagra di San Luigi 2025” […] non è organizzata dalle suddette realtà ecclesiali. La festa è, infatti, da anni organizzata dall’associazione “Tutti insieme a Rovereto e Sant’Antonio-ONLUS”, realtà completamente laica e apartitica. Alle parrocchie, come a tutte le associazioni di volontariato e realtà sociali e commerciali del paese, è data la possibilità di partecipare con iniziative proprie, secondo lo specifico delle singole realtà. A questo si limita la partecipazione al programma“. Insomma: le vere risate sono offerte dal testo diramato più che dallo spettacolo delle Drag.

Il dito e la luna

Il fatto penoso ha suscitato la contrarietà di molti fedeli e, in generale, della blogosfera cattolica: comprensibile e corretto, sottoscriviamo. Però il problema è più profondo e non si può scoprire tutte le mattine l’acqua calda. Detto in altri termini: la questione non sta solo nelle Drag Queen alla sagra ma nel contesto che rende “normale” e addirittura “difendibile” un accadimento del genere attraverso comunicato stampa curiale. Continuare a meravigliarsi per la serie di singoli eventi grotteschi che costellano da decenni la vita delle parrocchie (e non solo delle parrocchie) in tutto il mondo è, permettetecelo, un po’ tafazziano e rischia di far credere che, eccezion fatta per questi casi eclatanti, il resto vada tutto più o meno bene, quando non è affatto così. Il sintomo è pessimo, ma non isolato né nel tempo né nello spazio. Dunque bisogna indagarne le cause dottrinali ed ecclesiali per non continuare a girare a vuoto guardando ogni volta il dito senza vedere la luna. Chiunque non ignori gli eventi essenziali degli anni ’60 o non voglia negare l’evidenza sa dove cercare, per gli altri rimandiamo ai volumi Golpe nella Chiesa. Documenti e cronache sulla sovversione: dalle prime macchinazioni al Papato di transizione, dal Gruppo del Reno fino al presenteParole chiare sulla Chiesa. Perché c’è una crisi, dove nasce e come uscirne.

Se tanto mi dà tanto

Mettendo pur da parte (vedere qui) le storture neomoderniste rispetto alla dottrina sul culto divino e l’influenza diretta di personaggi sospetti di vicinanze a note conventicole, va detto che se la liturgia uscita dal Vaticano II è il frutto di una commissione in cui albergavano soddisfatti sei osservatori protestanti, risulta davvero difficile stupirsi dei frutti disastrosi che ha prodotto. E se quella liturgia poteva essere associata ai gusti degli eretici, non si capisce perché non possa – con altrettanta flessibilità – essere affiancata ad altri gusti, riguardanti non il I, II e III comandamento ma magari il VI o il IX. Una volta aperte le porte al mondo non ci si può fermare a mezza via. Perché dunque cadere dal pero di fronte all’abominio di Assisi ’86, della Pachamama e di Fiducia Supplicans, e non vedere come le mostre blasfeme (non solo a Carpi), i sacrilegi e gli spettacoli coi travestiti siano semplicemente l’applicazione a basso livello di ciò che avanza da decenni in alto loco. Certo: non proprio tutto il “popolo di Dio” è pronto a sciropparsi subito un quadro come quello che venne esposto alla chiesa di Sant’Ignazio o gli spettacoli di fine sagra appena descritti, ma tra un distinguo e una precisazione la rana bollita continuerà a cuocere. Un piccolo esperimento per comprendere meglio e per tentare di svegliare la rana: proviamo a immaginare cosa sarebbe successo sotto San Pio X (ma pure sotto Pio XII) per la metà della metà di ciò che stiamo raccontando ora.

Attenzione a targhe alterne

L’attenzione dunque non può essere a targhe alterne. Non ci si può concentrare solo sul grottesco per non vedere ciò che lo prepara e lo tutela. La stragrande maggioranza del clero non denunciò in pubblico la mostra blasfema di Carpi: nella interminabile processione di riparazione che avvenne l’11 maggio 2024 non si videro preti diocesani. Fu guidata da un sacerdote della FSSPX accompagnato da altri due in polemica da tempo con il vescovo di Reggio Emilia. Anche tra gli organi cattolici che avevano sollevato il caso si notò molta distrazione rispetto a quella enorme mobilitazione. Alcuni fecero quasi finta di non vederla (operazione difficile, visti i risultati). Perché? Semplice: perché o i problemi si affrontano nel loro complesso e andando all’origine delle questioni, o si rimane in mezzo al guado a stupirsi dell’ovvio.

“La situazione è grave ma non è seria”

Torniamo alle Drag carpigiane. Il fatto non è sullo stesso livello di quello avvenuto l’anno scorso nella medesima diocesi: siamo appunto di fronte alla tragedia che finisce in farsa e la famosa frase attribuita a Ennio Flaiano (“La situazione è grave ma non è seria”) pare impiegabile pure in questo scenario. In proposito – seppure sboccato – risulta quasi profetico l’ormai datato film I carabbinieri (1981, diretto da Francesco Massaro) in cui Provolone (Ennio Antonelli) e Mozzarella (Bombolo) si trovano per caso in un festino gay e – attraverso mille vicessitudini – finiscono vestiti con abiti lunghi e boa di struzzo, non senza il rischio di lasciarci le penne.

C’è da sperare che certe diocesi non facciano la stessa fine.

Sipario.


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Immagine in evidenza da film citato nel corpo del testo.