Giovanni Gasparro – già imputato per un’opera su San Simonino – ha visto nuovamente la censura abbattersi sui suoi lavori. Questa volta i tribunali non c’entrano ed è il diretto interessato a raccontare i fatti sui social parlando della cancellazione di una sua mostra presso la Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto di Bari. Spiega che la vicenda è “corredata da accuse gravissime e infondate, mosse a mezzo stampa”, per cui si riserva di agire nelle sedi opportune.
Prosegue: “Alle centinaia di amici, artisti e storici dell’arte, personalità di tutte le forze politiche e direttori di musei e teatri che in forma pubblica o privata hanno inteso tendere una mano, ciascuno con i propri mezzi e nell’esercizio del proprio ruolo, va la mia personale e commossa gratitudine. Ringrazio anche quanti hanno scelto l’opzione del silenzio vile e connivente, il vituperio ideologizzato o la persecuzione, in tutte le forme possibili (a cui sono sottoposto da ben cinque anni). Infondo, mi hanno mostrato chiaramente chi siano gli spiriti nobili e le menti intellettualmente e spiritualmente oneste, da preservare per la vita”. La “libertà” di espressione artistica è un vessillo troppo spesso brandito in pompa magna da chi, alla prima occasione, è pronto a calpestarlo in modo rozzo e approssimativo. Dispiace per i tanti che da anni attendevano una mia esposizione personale a Bari, la mia città di origine, nella cui provincia ho scelto di tornare a vivere. Spero vorranno seguirmi in altri importanti musei e teatri italiani ed europei dove sono già calendarizzate le mie prossime mostre e spettacoli o nelle chiese che ospiteranno le pale d’altare su cui lavoro alacremente, in questi giorni. Io continuerò a guardare più in alto delle bassezze umane e, a Dio piacendo, a dipingere”.
C’è poco da aggiungere. Che la Madre di Dio, Maria Corredentrice, lo protegga.
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