di Redazione
Nell’ennesimo messaggio ecumenista di Leone XIV, commentato da Radio Spada nella giornata di ieri[1], viene elogiato uno dei padri del movimento ecumenico novecentesco: Nathan Söderblom (1866-1931), filosofo e teologo, storico dei fenomeni religiosi e arcivescovo luterano di Uppsala.
Prevost, sull’esempio di Giovanni Paolo II[2], lo esalta per aver esortato nel lontano 1925 “i suoi fratelli e sorelle cristiani a non aspettare che vi fosse consenso su ogni punto della teologia, ma di unirsi in un “cristianesimo pratico”, per servire insieme il mondo nella ricerca della pace, della giustizia e della dignità umana”. Insomma essere Prevost, da modernista, ne esalta l’indifferentismo[3].
Ma tra le altre medaglie al valor ecumenico di questo eretico svedese (chiamiamo le cose col proprio nome!) vi è anche una sua pubblicazione del 1928, una «specie di contro-enciclica [per] confutare le affermazioni del documento pontificio»[4] Mortalium animos, in cui Pio XI condannava in quanto contrario alla Rivelazione il movimento ecumenico e i suoi principi.
Il testo dello Söderblom, che presenta un’idea modernista del credere e un’ecclesiologia molto simile a quella conciliare e ratzingeriana, si pone anzitutto (come da tradizione protestantica) come un attacco alla Sede Apostolica, qualificata come «acattolica»: pertanto l’arcivescovo che piace a Prevost (e prima di lui a Wojtyla) parla di «false dottrine della Chiesa Romana» e di «sistema morale romano [che] seppellisce addirittura il principale fondamento della vita sociale, toglie la fiducia»[5].
Inoltre si scaglia astiosamente contro «il culto romano … la magia dei culti romani … il paganesimo del culto [della Chiesa Romana]», il culto mariano e il culto delle immagini[6].
Quindi abbiamo un Papa che elogia un arcivescovo eretico che scrisse una pretesa confutazione di un importantissimo documento magisteriale di un suo predecessore, farcendolo di improperi contro la Chiesa Romana, il suo culto e contro la stessa Madre di Dio.
Il fatto è grave, ma non particolarmente serio, se si pensa che i tre diretti predecessori di Leone XIV hanno tessuto le lodi, tra gli altri, di nemici della tiara del calibro di Jan Hus e Martin Lutero[7].
- Vedi gli articoli “Una confessione sulla sovversione del Vaticano II. Leone XIV manda un messaggio alla Settimana Ecumenica spiegando la rivoluzione conciliare e celebrando gli atti di Francesco a Lund” e “Non basta accettare il Concilio di Nicea per avere la fede cristiana!“. ↩︎
- Giovanni Paolo II lo definì “grande” nel suo intervento all’Incontro ecumenico nella Cattedrale Luterana di Uppsala il 9 giugno 1989. Il discorso è tutto un rimando a Lumen gentium e Unitatis redintegratio. ↩︎
- Che l’ecumenismo sia indifferentista e modernista e che conduca all’ateismo lo insegna Pio XI in Mortalium animos. E per capirlo basta la ragione naturale rettamente usata. ↩︎
- Una replica protestante alla recente enciclica «Mortalium animos», in “La Civiltà Cattolica”, anno 79°-1928-vol. III, Roma, 1929, p. 289-303. ↩︎
- Ivi, pp. 291-292. ↩︎
- Ivi, p. 295. Al giorno d’oggi, di fronte alla messa luteraneggiante di Paolo VI, l’eretico svedese non ripeterebbe queste bestemmie ↩︎
- Vedi l’articolo “La luteromania dei papi conciliari“. ↩︎


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immagine di pubblico dominio https://en.wikipedia.org/wiki/Nathan_S%C3%B6derblom
