A seguito della vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571) l’animo sconfinato di san Pio V traboccò i suoi progetti di ampio respiro. Come Vicario di Gesù, nella sua duplice qualità di Principe spirituale e temporale, comandò che si spedissero lettere alle principali cancellerie europee: «le potenze cattoliche vennero pressantemente sollecitate a sfruttare con tutte le forze la più grande vittoria, che fosse mai stata riportata sugli infedeli»[1]. Ma il pontefice non si limitò a ciò: nel suo santo ardimento indirizzò lettere pure a quegli infedeli che erano nemici acerrimi del Turco e scrisse lettere anche allo Scia di Persia e allo Sceriffo d’Arabia.
Al primo, il 16 novembre 1571, scriveva in questi termini[2]:
All’illustre Scià Tahmasp, Re di Persia, l’illuminazione dello Spirito della verità.
Non abbiamo alcun dubbio che, attraverso molte lettere, avvisi e la fama stessa, siate già stati informati della grande, gloriosa, e per gli uomini mai udita vittoria navale. Questa vittoria è stata ottenuta grazie alla grazia e al favore di Dio Ottimo Massimo, il settimo giorno del mese di ottobre scorso dai Principi Cristiani alleati. Essi hanno ingaggiato battaglia nel golfo di Corinto contro la potentissima e abbondantissima armata di Selim Ottomano, tiranno dei Turchi. Il risultato è stato la sconfitta di quasi trecento galee nemiche, complete di generali, capitani, fanti, marinai e rematori. Anche tutte le attrezzature militari e l’artiglieria sono state perse. Gran parte dei nemici sono stati catturati, affogati, uccisi e sconfitti, a parte pochi che sono riusciti a salvarsi con una fuga repentina. Siate certi che questo è avvenuto per divina provvidenza, dal momento che l’anno scorso abbiamo appreso, non senza nostro grandissimo dolore, Selim, spinto dalla sua smodata e insaziabile avidità di rubare ciò che appartiene agli altri e dal suo innato desiderio di dominare il mondo intero, ha infranto il patto di pace che suo padre Solimano aveva stretto con nostro figlio, il Principe di Venezia, e con la sua gloriosa Repubblica. Nonostante avesse confermato rigidamente questo accordo dopo essere salito al trono, ha violato sfacciatamente ogni legge, sia divina che umana. Radunati soldati da ogni dove, ha assalito il Regno di Cipro, che era pacificamente sotto il controllo di Venezia. Con un esercito imponente, ha espugnato crudelmente le città, devastandole e saccheggiandole. Perciò, abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere di buon pastore, affidatoci da Dio, non restare a guardare, ma esortare, ammonire e pregare tutti i Principi Cristiani. In particolare, ci siamo rivolti al nostro carissimo figlio in Cristo, Filippo Re Cattolico di Spagna, il più potente e florido tra tutti per la grandezza dei suoi regni, il numero di popoli fortissimi e la ricchezza smisurata. Abbiamo proposto che, unendo le nostre forze a quelle dei Veneziani, avremmo potuto, con un unico intento, agire per reprimere questo tiranno folle di rabbia e allontanarlo dai suoi malvagi pensieri. Con grande fatica, continue veglie, ininterrotta sollecitudine e molta pazienza, siamo giunti, con l’aiuto di Dio, a un accordo non solo desiderabile ma anche necessario per la lode e la gloria del Suo nome. Non abbiamo piacere nell’impugnare le armi o nel fare guerre, dato che siamo amanti e promotori della pace. Lo facciamo invece per abbattere e spezzare l’arroganza della superbia. Avendo ottenuto una vittoria così straordinaria e meravigliosa, come già detto, questa sarà di enorme beneficio non solo per i Cristiani, ma anche per tutti i re e i principi del mondo. E specialmente per voi Persiani, che siete sempre stati in grande conflitto e animati da un antico odio, difficile da cancellare, ricevuto dai padri vostri, contro la casa ottomana. E così sarà se non vi lascerete sfuggire l’occasione. Perciò abbiamo pensato di avvisarvi immediatamente, e per il vostro e nostro bene comune, vogliamo che accettiate subito questa opportunità mandata dal cielo. Cogliete con audacia e gioia questa fortuna favorevole, dato che non ve ne capiterà mai più una migliore. Dovete radunare un buon esercito il più presto possibile e attaccare il nemico di sorpresa dai vostri territori orientali, acciocché, mentre è ancora sconvolto e indebolito dalla sua enorme sconfitta, possiate finalmente vendicare i danni e le offese che il crudele ottomano ha inflitto ai gloriosi Re di Persia, e possiate anche fare uno sforzo per riconquistare la Mesopotamia e l’Assiria, province che, non molto tempo fa, erano vostre e che Solimano vi ha sottratto ingiustamente e con la forza. Non sarà difficile per voi ottenere questo risultato, poiché siamo sicuri che Selim, distrutto dalla calamità di questa incredibile disfatta, non è più padrone dei mari. Se voi combatterete con forza, e dall’altra parte i Cristiani alleati marceranno contro di lui con un esercito fortissimo e valoroso, non potrà sostenere contemporaneamente così tanti attacchi né rispondere alla pari. Per questo, preghiamo il potentissimo Dio, nelle cui mani sono i cuori dei re, che vi ispiri e vi infiammi a compiere azioni eroiche e valorose, e che vi assista con ogni franchezza d’animo. Possa proteggere benevolmente le vostre cose contro il nemico più avido e crudele dell’umanità e degnarsi di far prosperare i vostri felici successi.
Il progetto, come è noto, non andò in porto e il Turco continuò ad essere una minaccia, tuttavia il progetto piano e la lettera che abbiamo riprodotto sono una bella testimonianza di geopolitica papale.
- L. von Pastor, Storia dei Papi, vol. VIII, Roma, 1929, p. 563. ↩︎
- Il testo è cavato dalla Vita del gloriosissimo papa Pio quinto scritta da Girolamo Catena, Roma, 1587, pp. 282-285 e riadattato parzialmente nel linguaggio. ↩︎

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