Il can. 412 del Codice di Diritto Canonico del 1983 recita: “La sede episcopale si intende impedita se il Vescovo diocesano è totalmente impedito di esercitare l’ufficio pastorale nella diocesi a motivo di prigionia, confino, esilio o inabilità, non essendo in grado di comunicare nemmeno per lettera con i suoi diocesani”.

Certuni, ovviamente facendo riferimento a codici segreti, messaggi cifrati e altre cabale, lo hanno applicato alla situazione mostruosa che il vescovo Ratzinger ha creato nel rinunziare al Papato (cosa legittima) e nel creare ex novo la figura del “papa emerito”[1].

Noi, poco esperti forse di fanta-enigmistica e fanta-codicologia, ma cultori di storia ecclesiastica, ci limitiamo ai fatti storici e quindi ci piace presentare un caso REALE e NON FANTASIOSO di “sede impedita”.

Il 7 maggio 1859, mentre era in corso quella che in Italia è nota come Seconda Guerra d’Indipendenza, muore a Milano l’arcivescovo Carlo Bartolomeo Romilli (1794-1859). Secondo quando previsto dal Concordato del 1855, il 4 giugno, l’imperatore Francesco Giuseppe propose alla Santa Sede il nome del Paolo Angelo Ballerini (1814-1897), Dottore in Teologia, Canonico della Metropolitana e Vicario generale. La designazione austriaca fu approvata da Pio IX che, nel concistoro segreto del 20 giugno, provvide il Ballerini alla Chiesa Metropolitana di Milano[2].

Tra il 4 giugno e il 20 giugno però erano successi grandi fatti: il 4 giugno gli Austrici erano stati sconfitti dai Francesi (alleati del Regno Sardo) a Magenta e il 5 abbandonarono Milano, il cui Municipio rinnovava l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna; l’8 giugno Vittorio Emanuele II era entrato nel capoluogo Lombardo.

Fu quindi naturale che i liberali e i massoni non potessero tollerare (e infatti non lo tollerarono) che la Cattedra di Sant’Ambrogio ormai italiana, fosse occupata da un Prelato di nomina austriaca e pertanto “antipatriottico”. E così il Governo Sardo chiese a Roma una nuova nomina e impedì all’Arcivescovo Ballerini di entrare in sede.

Pio IX restò fermo nella decisione presa il 20 giugno e, rifiutata la rinunzia dello stesso Ballerini, l’anno successivo con uno speciale breve gli confermò la giurisdizione metropolitana. Così nella notte fra l’8 e il 9 dicembre 1860, nella Certosa di Pavia, gli fu conferita la consacrazione episcopale dal suo Vicario, Mons. Carlo Caccia Dominioni (1802-1866), Vescovo titolare di Famagosta, anche lui scacciato da Milano ed esule a Monza.

Monsignor Ballerini, stabilita la sua sede a Seregno, governò l’Arcidiocesi per mezzo dei Vicari, mons. Caccia fino al 1866 e poi mons. Filippo Carcano.

La situazione, particolarmente grave non solo per la violazione della libertà della Chiesa, ma anche per le divisioni all’interno dell’Arcidiocesi, si risolse nel 1867.
Nel contesto di un ampio accordo tra la Santa Sede e il Governo di Firenze per far ritornare nelle loro sedi i Vescovi che ne erano stati scacciati e per provvedere di nuovo Pastore le Chiese in sede vacante, Pio IX, nel concistoro segreto del 27 marzo di quell’anno, lo promosse alla carica prettamente onorifica di Patriarca latino di Alessandria d’Egitto. La mitria arcivescovile di Milano fu posta sul capo di mons. Luigi Nazari di Calabiana (1808-1893), apprezzato da Casa Savoia.

In questa sua nuova fase della sua vita il Patriarca continuò a dedicarsi ai suoi studi e alle pubblicazioni, prese parte alle celebrazioni per il XVIII centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo (1867) e al Concilio Vaticano I (1869-70), in seno al quale fu propugnatore dell’infallibilità del Romano Pontefice e al quale dedicò l’opera “Il Concilio Ecumenico Vaticano. Cenni storici ed esposizione delle due sue costituzioni” (Milano, 1880).

Per chi volesse approfondire la questione e conoscere altri casi veri, reali e non fantasiosi di sede impedita, consigliamo di consultare le Memorie di don Giacomo Margotti, facilmente reperibili su internet, che sono un elenco sterminato di Prelati impediti nell’esercizio del governo della loro Diocesi negli anni tumultuosi della Rivoluzione Italiana (vulgo Risorgimento)


  1. La creazione di questa figura rientra nell’azione portata avanti da Ratzinger, fin dal tempo in cui era solo un teologo, contro il Papato Romano. Vedi l’articolo “Nuova e antica dottrina a confronto. La Chiesa, il Papa e i Vescovi” di don Mauro Tranquillo (La Tradizione Cattolica. Anno XXI – n° 2 (75) – 2010, pp. 11-19). ↩︎
  2. La Civiltà Cattolica, Volume III – Serie IV, Roma, 1859, p. 99. ↩︎

🔴[Audio, a cura di don Daniele Di Sorco] / “Parole chiare” e approfondimenti: 1. La sede impedita e la rinuncia

🔴«Ma il Papa non è Benedetto XVI? False risposte ad una vera crisi», conferenza di don D. Di Sorco ad Albano il 10/11



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