Nel messaggio “ai partecipanti alla Settimana Ecumenica di Stoccolma nel centenario dell’Incontro Ecumenico del 1925” Leone XIV, oltre a gioire del cambio di passo fatto dalla Santa Sede in materia ecumenica con il Vaticano II (audiant tutti gli almanaccatori di favolose continuità ermeneutiche), abusa del Concilio di Nicea. Dice infatti Prevost che quella gloriosa assise:

1) “fu un segno coraggioso di unità nella differenza, una prima testimonianza della convinzione che la nostra confessione comune può superare la divisione e promuovere la comunione”;
2) e ha articolato “la fede che continua a legare i cristiani tra loro”, intendo per cristiani i cattolici, gli “ortodossi”, i protestanti, “oves et boves et universa pecora campi“.

Quando al primo punto il Padri del Concilio di Nicea non ebbero verso Ario e i suoi seguaci atteggiamenti di dialogo ecumenico e li scacciarono dalla Chiesa.
Quanto al secondo cediamo la parola a Pio XI e a Pio XII che si occuparono appunto di questa falsa unità di fede che accomunerebbe tutte le confessioni cristiane:

«È necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede. Come dunque si potrebbe concepire una Confederazione cristiana, i cui membri, anche quando si trattasse dell’oggetto della fede, potessero mantenere ciascuno il proprio modo di pensare e giudicare, benché contrario alle opinioni degli altri? E in che modo, di grazia, uomini che seguono opinioni contrarie potrebbero far parte di una sola ed eguale Confederazione di fedeli? Come, per esempio, chi afferma che la sacra Tradizione è fonte genuina della divina Rivelazione e chi lo nega? Chi tiene per divinamente costituita la gerarchia ecclesiastica, formata di vescovi, sacerdoti e ministri, e chi asserisce che è stata a poco a poco introdotta dalla condizione dei tempi e delle cose? Chi adora Cristo realmente presente nella santissima Eucaristia per quella mirabile conversione del pane e del vino, che viene detta transustanziazione, e chi afferma che il Corpo di Cristo è ivi presente solo per la fede o per il segno e la virtù del Sacramento? Chi riconosce nella stessa Eucaristia la natura di sacrificio e di Sacramento, e chi sostiene che è soltanto una memoria o commemorazione della Cena del Signore? Chi Stima buona e utile la supplice invocazione dei Santi che regnano con Cristo, soprattutto della Vergine Madre di Dio, e la venerazione delle loro immagini, e chi pretende che tale culto sia illecito, perché contrario all’onore «dell’unico mediatore di Dio e degli uomini», Gesù Cristo? Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; sappiamo invece benissimo che da quella diversità è facile il passo alla noncuranza della religione, cioè all’indifferentismo e al cosiddetto modernismo, il quale fa ritenere, da chi ne è miseramente infetto, che la verità dogmatica non è assoluta, ma relativa, cioè proporzionata alle diverse necessità dei tempi e dei luoghi e alle varie tendenze degli spiriti, non essendo essa basata sulla rivelazione immutabile, ma sull’adattabilità della vita. Inoltre in materia di fede, non è lecito ricorrere a quella differenza che si volle introdurre tra articoli fondamentali e non fondamentali, quasi che i primi si debbano da tutti ammettere e i secondi invece siano lasciati liberi all’accettazione dei fedeli. La virtù soprannaturale della fede, avendo per causa formale l’autorità di Dio rivelante, non permette tale distinzione. Sicché tutti i cristiani prestano, per esempio, al dogma della Immacolata Concezione la stessa fede che al mistero dell’Augusta Trinità, e credono all’Incarnazione del Verbo non altrimenti che al magistero infallibile del Romano Pontefice, nel senso, naturalmente, determinato dal Concilio Ecumenico Vaticano. Né per essere state queste verità con solenne decreto della Chiesa definitivamente determinate, quali in un tempo quali in un altro, anche se a noi vicino, sono perciò meno certe e meno credibili? Non le ha tutte rivelate Iddio?»

  • Pio XII, Orientalis Ecclesiae, 9 aprile 1944

«Non basta accettare con docilità gli antichi documenti del magistero ecclesiastico, ma che occorre in più abbracciare con fedele sottomissione di cuore tutte quelle definizioni che dalla Chiesa in forza della sua suprema autorità di tempo in tempo ci siano proposte a credere. Anzi, non è lecito, neppure sotto il pretesto di rendere più agevole la concordia, dissimulare neanche un dogma solo; giacché, come ammonisce il patriarca alessandrino: «Desiderare la pace è certamente il più grande e il primo dei beni, ma però non si deve per siffatto motivo permettere che ne vada di mezzo la virtù della pietà in Cristo» (S. Cirillo Ales., Ep. 61: PG 77, 325). Perciò non conduce al desideratissimo ritorno dei figli erranti alla sincera e giusta unità in Cristo, quella teoria, che ponga a fondamento del concorde consenso dei fedeli solo quei capi di dottrina, sui quali o tutte o almeno la maggior parte delle comunità, che si gloriano del nome cristiano, si trovino d’accordo, ma bensì l’altra che, senza eccettuarne né sminuirne alcuna, integralmente accoglie qualsiasi verità da Dio rivelata».

Queste sono le parole di verità che Cristo vuole che vengano dette agli erranti dall’alto della Cattedra Vaticana; il resto, affermare per esempio “che ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide”, sono parole ispirate dal Mentitore fin dal principio, da colui che come “leone ruggente” va in giro a divorare le anime.


Sullo stesso tema vedere: Leone XIV ricorda il vescovo luterano che si oppose a “Mortalium Animos” di Pio XI


🔴 Il falso ecumenismo

🔴La luteromania dei papi conciliari 

🔴Lumen Gentium e Dominus Jesus. All’origine della sinodalità e del turbo-ecumenismo

🔴L’ecumenismo vaticano compie 60 anni

🔴Pillole di antiecumenismo. Dalla prefazione di don M. Tranquillo a “Sed Gladium”

🔴 Se l’eresia e lo scisma sono “doni di Dio”. L’ecumenismo secondo il Vaticano II


Seguite Radio Spada su: