Pubblichiamo alcune parti del discorso “S. Alfonso Maria de’ Liguori e il Filosofismo del secolo decimottavo ” pronunciato da Mons. Prof. Giambattista Anania, Cameriere Segreto di S.S., in Roma, nella Chiesa de’ PP. Liguorini nell’Esquilino, il 2 agosto dell’anno 1886.
Dopo aver Gesù Cristo redento colla sua morte ignominiosa il genere umano, chi mai pensato avrebbe, che l’uomo, l’uomo stesso avrebbe poscia osato di combattere l’economia dell’ Incarnazione, il frutto della Redenzione e farsi ribelle a quella croce medesima per la quale fu redento? Orbene; la croce del Redentore, inalberata appena sul Calvario, fu scandalo a’ Giudei ed ai Gentili stoltezza. Sursero poscia in ogni secolo fieri nemici a combatterla; ma la divina Provvidenza suscitò mai sempre a difenderla i più valorosi campioni. La combatterono Ario, Pelagio, Nestorio, Eutichete, Lutero ed altri corifei dell’empietà; ma gli Atanasii, gli Agostini, i Cirilli, i Leoni, ed altri Eroi del cattolicesimo la difesero strenuamente, e ne promossero il frutto e le glorie. Se non ché più fiero e terribile assai è il combattimento mosso nel secolo XVIII contro il Cristo del Signore dall’eresia collettiva, capitanata dall’empio Voltaire che alto solleva il vessillo della incredulità, nel quale ha scritto il sacrilego motto, l’orrenda bestemmia: Schiacciate l’infame. Odia egli e disprezza il divino Redentore: la parola della croce per lui è stoltezza. Verbum crucis pereuntibus stultitia. Ma viva Dio, che a confondere tanta empietà, suscita Alfonso Maria de’ Liguori, a cui onore debbo io tessere questa qualsiasi panegirica orazione, nella quale dall’una parte vedremo l’empio filosofastro di Fanney tutto inteso ad odiare e distruggere, quanto è da lui, il frutto, la gloria della croce; ravviseremo dall’altra in Alfonso il vero amatore della croce, l’eletto dalla Provvidenza a promuovere in maniera speciale l’applicazione del frutto della Redenzione. E laddove quegli a stoltezza, Verbum crucis pereuntibus stultitia, questi a gloria si reca la croce di Gesù Cristo, e a ragione può ripetere di sé coll’Apostolo: Quanto a me non sia mai che io mi glorii di altro che della croce del N. S. Gesù Cristo. Mihi autem absit gloriari, nisi in cruce Domint nostri Iesu Christi … Se non che l’odio che il filosofismo del secolo professa contro la croce del Salvatore, non si resta entro la cerchia de’ cuori, ma si diffonde ad oscurarne la gloria a distruggerne il frutto. L’empietà produce i suoi funestissimi effetti. Il maestro dell’ incredulità Voltaire, baldanzoso per la numerosa falange de’ suoi seguaci, in un parossismo di orgoglio, cita con furor senza esempio il Redentore degli uomini a comparire innanzi al tribunale del filosofismo, per esser di nuovo condannato a morire. E atterrate il colosso, va Egli ripetendo, disprezzate, abborrite il mostro, distruggetelo, annientatelo. Quest’esecrande bestemmie dirette a rendere infruttuosa la grande opera della Redenzione, e a rinnovare nel tempio di Dio l’abominazione della desola zione, predetta dal profeta Daniele, trovano un’eco funesta in tutta la Francia, nella Prussia, nella Sassonia, nella Polonia, ed anche nell’Italia nostra … Gesù Cristo, la Vergine-Madre, la S. Chiesa, il sommo Pontefice ecco i quattro segni, contro ai quali sono principalmente diretti i colpi dell’ incredulità. E a conservare, e riaccendere nel cuor de’ cristiani l’amore e la venerazione verso il divino Redentore, la Vergine, la Chiesa, il Pontefice, mirano precipuamente gli scritti di Alfonso, A quelle dolci riflessioni sulle glorie di Maria, a quelle tenere e filiali preghiere chi non ha l’animo profondamente commosso o innamorato di tanta madre? Quanta gratitudine e venerazione non ci desta Egli verso la cattolica Chiesa, descrivendone le materne cure che sempre esercita a nostro vantaggio? Quali sentimenti di rispetto o di obbedienza non ravviva verso il Vicario di Gesù Cristo, propugnandone l’autorità suprema, l’infallibile magistero? Un’altra impresa, o Signori, sommamente necessaria, e vantaggiosa all’eterna salute delle anime, resta a compiersi. Le coscienze de’ fedeli ondeggiano incerte e smarrite fra due principii, troppo indulgente l’uno, ed apre la via alla perdizione, troppo rigido l’altro, e alla disperazione conduce. Troppo necessario è il saper prendere la via dì mezzo. Orbene, anche a quest’opera ardua, scabrosa sobbarcasi Alfonso, e dopo tre lustri di studii continui e laboriosi, avvalorati dalla sua lunga esperienza nell’amministrare i sagramenti manda alla luce la sua morale teologia, capo d’opera di erudizione esposto nella maniera la più chiara, tutta conforme agli oracoli de’ sagri canoni, opera superiore ad ogni elogio, la quale ha promosso, promuove e promoverá sempre ne’ popoli credenti il frutto della Redenzione. Signori, la missione affidata dalla Provvidenza ad Alfonso Maria de’ Liguori fu compiuta. Vero amatore della Croce ne promosse il frutto e le glorie. Alle parole, agli scritti coi quali l’eresia collettiva del del secolo XVIII, si sforzava di rendere inutile e infruttuosa la grande opera della Redenzione, contrappose con forza ed efficacia maggiore parole e scritti, i quali continuando la non interrotta catena della cattolica tradizione, meritato gli hanno l’illustre titolo di dottore di santa Chiesa. La missione di Alfonso fu pienamente compiuta.
La Palestra del Clero, anno XVI – volume XXXII, 1893, pp. 29-36

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