Uno dei versetti biblici preferiti da coloro che hanno scritto il documento conciliare “Nostra Aetate“, da coloro che vaneggiano di fratellanze maggiori, da coloro che pontificano di vecchie alleanze ancora valide e mani revocate, da coloro che più o meno consapevolmente aderiscono all’antica eresia dei giudaizzanti[1], contro cui combatté strenuamente san Paolo, è un passo in qui lo stesso Apostolo afferma a riguardo dei Giudei: “I doni e la vocazione di Dio non vanno soggetti a pentimento” (Rom. XI, 29).
Ma è possibile fondare gli errori di cui sopra su questo versetto e sull’insegnamento di san Paolo in generale? La riposta è presto detta: no!
Un no, che dimostriamo facendo ricorso al commento alla Lettera ai Romani fatto dal P. M. Marco Sales O.P., Maestro del Sacro Palazzo Apostolico sotto Pio XI[2].

Il versetto in questione è la conclusione di un discorso che san Paolo inizia nel capitolo IX dell’epistola, quando inizia a parlare della colpevolezza e della riprovazione d’Israele in ragione del rifiuto di Gesù, fino alla sua uccisione[3]. E indaga questo mistero in rapporto all’elezione dei pagani per tutto il capitolo X.

Ed eccoci al capitolo XI.

Il Dottore delle Genti, rivendicando il suo essere al contempo “Israelita, del seme di Abramo, della tribù di Beniamino” (XI, 1) e ricordando come Dio ad Elia, che si lamentava d’esser rimasto solo nella fedeltà all’Alleanza, avesse già promesso di essersi riserbato per grazia dei settemila fedeli, chiarisce che la riprovazione del popolo giudaico è parziale. Commenta il p. Sales: “Prova che la riprovazione d’Israele non è universale, da ciò che avvenne ad Elia. Sembrava allora, che tutto il popolo fosse caduto nell’idolatria, e il profeta, che si credeva di essere rimasto solo nell’adorare Dio, sapendosi cercato a morte, pensava che tutto il popolo di Dio stesse per essere distrutto. Ma Dio gli rivelò che si era riservato un certo numero di fedeli. Così anche adesso benché sembri che Israele sia riprovato, non v’ha dubbio che parecchi Israeliti saranno salvi”[4].

Tuttavia l’Apostolo mette in chiaro che “Israele non ha conseguito quel che cercava: lo hanno conseguito gli eletti, tutti gli altri poi sono stati accecati” (XI, 7), intendendo con la parola Israele “Israele (come nazione) nella sua grande maggioranza”[5].

Su questa maggioranza di Ebrei grava la riprovazione, una riprovazione che è comunque provvidenziale in quanto “il loro delitto è salute alle genti, onde esse prendano ad emularle … il loro rigettamento é la riconciliazione del mondo” (XI, 11, 15).
Vale a dire: “L’Apostolo spiega il disegno di Dio nella ostinazione dei Giudei. II loro delitto (παράπτωμα = caduta) ossia l’accecamento dei Giudei nel non voler riconoscere Gesù Cristo, è salute, ossia è stato occasione di salute, alle genti. Il Vangelo infatti doveva primamente essere annunziato ai Giudei (Matt. XXI, 43 e ss.), e questi per i primi avrebbero dovuto entrare nel regno di Dio. Siccome però i Giudei non vollero ascoltare la predicazione del Vangelo, gli Apostoli sì rivolsero ai pagani, i quali accolsero con trasporto la loro parola, e si convertirono, e furono perciò surrogati agli Ebrei … Il loro rigettamento {ἀποβολή = il gettar via, esclusione, ecc.), ossia … la riprovazione dei Giudei, o la loro esclusione dal regno di Dio, è stata occasione della riconciliazione dei pagani”[6].

In questa provvidenzialità è racchiusa anche la temporaneità della riprovazione d’Israele, poiché san Paolo parla del futuro “ricevimento” nel regno di Dio dal quale fu escluso[7]. Infatti dice: “Non voglio che vi sia ignoto, o fratelli, questo mistero (affinché dentro di voi non vi giudichiate sapienti), che l’induramento è avvenuto in una parte d’Israele, fino a che sia entrata la pienezza delle genti, e così tutto Israele si salvi, conforme sta scritto: Verrà di Sion il liberatore, e scaccerà l’empietà da Giacobbe. E avranno essi da me questa alleanza, quando avrò tolti via i loro peccati” (XI, 25-27).
Spiega il nostro interprete: “Questo mistero. La parola μυστήριον presso gli scrittori profani significa una cosa nascosta, che non si deve manifestare, ma nel Nuovo Testamento significa una verità, che l’intelletto umano non può conoscere naturalmente, ma solo per divina rivelazione … Qui significa la grande verità rivelata a S. Paolo, cioè la conversione in massa dei Giudei al cristianesimo, che avverrà dopo la conversione dei gentili … L’Apostolo svela questo mistero, affinché i gentili non si insuperbiscano, quasi siano stati chiamati per loro merito, e non disprezzino i Giudei come indegni affatto della salute … Non tutti gli Israeliti sono rimasti Increduli, ma parecchi di loro si sono convertiti. Anche l’accecamento di quelli rimasti increduli non durerà sempre; ma durerà solo finché la pienezza delle genti, cioè, la totalità dei pagani, sia entrata nella Chiesa … Dio adunque nei suoi disegni ha chiamato una parte d’Israele alla fede, l’incredulità dell’altra parte ha occasionato la conversione dei gentili, e la conversione dei gentili a suo tempo (Luc. XXI, 24) sarà seguita dalla conversione in massa dei Giudei … Allora Israele avrà parte alla redenzione messianica, e abbraccierà la fede. Qui si parla del popolo Israelita nel senso reale e non già nel senso spirituale. Similmente la totalità, di cui è parola, in questo e nel precedente versetto, è una totalità morale e non già assoluta”[8].

Ed ecco che si arriva all’affermazione da cui siamo partiti: “Riguardo al Vangelo, nemici per cagione dì voi: riguardo poi alla elezione, carissimi per cagione dei padri. Poiché i doni e la vocazione di Dio non vanno soggetti a pentimento. Perocché siccome anche voi una volta non credeste a Dio, e ora avete conseguito misericordia per la loro incredulità. Così anch’essi adesso non hanno creduto, affinché per la misericordia fatta a voi conseguiscano anch’essi misericordia. Poiché Dio restrinse tutti nella incredulità, affin dì usare a tutti misericordia” (XI, 28-32).

Il p. Sales ci offre questo commento: “L’incredulità presente dei Giudei, non impedirà la realizzazione di questa promessa. I Giudei infatti, considerati riguardo al Vangelo, ossia considerati in quanto rigettano il Vangelo, che è l’unico mezzo di salute istituito da Dio, sono nemici (gr. ἐχθροί = odiosi), cioè in odio a Dio, e quindi da lui severamente puniti ed esclusi dall’eredità messianica, perché non vogliono assoggettarsi a lui … Ciò nonostante però per riguardo all’elezione, cioè al fatto che essi furono eletti fra tutti i popoli ad essere i depositarli e ì custodi della rivelazione e delle promesse, sono a Dio carissimi (gr. ἀγαπητοί = cari) per cagione dei padri Abramo, Isacco, ecc., che erano amati da Dio, e dai quali essi discendono (Cf. V. 16 e IX, 4). Dio perciò non abbandonerà il suo popolo, arricchito di tanti benefizi e di tanti privilegi, ma un giorno avrà misericordia di lui, e lo convertirà in massa alla fede. La vera ragione si è perché i doni (τὰ χαρίσματα) e la vocazione (ἡ κλῆσις) di Dio non vanno soggetti a pentimento (ἀμεταμέλητα). Probabilmente l’Apostolo non annunzia qui una norma generale della Provvidenza di Dio, ma parla semplicemente di quei doni o privilegi che Dio concesse ad Israele (IX, 4-5), il primo dei quali è la vocazione alla dignità di figlio e di popolo di Dio (IX, 4). L’Apostolo nomina in modo speciale la vocazione non solo perché è il primo privilegio, ma perché contiene tutti gli altri. Questi doni non vanno soggetti a pentimento, perché Dio si è impegnato con giuramento coi patriarchi (Deut. VII, 6 e ss.), e quindi, benché per la sua infedeltà, Israele sia ora rigettato, affinché nel frattempo i gentili entrino nella Chiesa, Dio non verrà meno alla sua promessa (III, 3), e un giorno lo convertirà, e farà vedere che Egli non ha abbandonato il suo popolo. Conferma quanto ha detto con un argomento dedotto dalla misericordia, che Dio ha usato verso gli stessi gentili”[9].

Da questa esegesi deduciamo come sia dovere di ogni cattolico il pregare (come fa la Chiesa nelle grandi orazioni del Venerdì Santo) affinché gli Ebrei riconoscano Gesù Nazareno come loro Messia e loro Dio ed entrino nella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana che è l’unico e vero “Israele di Dio” (Gal. VI, 16):

Onnipotente sempiterno Iddio, che dalla tua misericordia non escludi neppure i giudei infedeli; ascolta te preghiere che ti rivolgiamo per la cecità di quel popolo; e fa che, conosciuta la luce della tua verità, che è Cristo, siano liberati dalle loro tenebre. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


  1. Vedi Le diverse tappe della rivoluzione teologica giudaico-cristiana. ↩︎
  2. Padre Marco Sales (Sommariva Bosco, 2 ottobre 1877 – 7 giugno 1936), dell’Ordine dei Predicatori, Maestro del Sacro Palazzo Apostolico dal 22 ottobre 1925 alla morte. Sacerdote nel 1900, fu Professore a Chieri, al Pontificio Collegio “Angelicum” di Roma e alla Facoltà Teologica di Friburgo in Svizzera; e membro di varie Congregazioni Romane. Il suo nome è legato alla “Sacra Bibbia commentata”: pubblicò tutto il Nuovo Testamento e buona parte del Vecchio. La sua opera fu completata dal p. Giuseppe Girotti OP, che morì nel lager di Dachau, prigioniero dei Tedeschi. ↩︎
  3. Vedi La responsabilità ebraica nella morte di Gesù spiegata da Mons. Spadafora e “Non dicano i Giudei: Noi non abbiamo ucciso il Cristo” (S. Agostino). ↩︎
  4. Il Nuovo Testamento commentato dal p. Marco M. Sales O.P., Vol. II, Le Lettere degli Apostoli – L’Apocalisse, Torino, 1914, p. 74, n. 2. ↩︎
  5. Ivi, p. 75, n. 7. ↩︎
  6. Ivi, pp. 75-76, nn. 11 e 15. ↩︎
  7. Di questa esclusione parla lo stesso Gesù per esempio quando dice: “I figliuoli del regno [gli Ebrei] saranno gettati nelle tenebre esteriori” (Matth. VIII, 11). Vedi il commento del p. Sales al passo in questione ↩︎
  8. Il Nuovo Testamento commentato dal p. Marco M. Sales O.P., Vol. II, Le Lettere degli Apostoli – L’Apocalisse, Torino, 1914, pp. 78, nn. 25-26. ↩︎
  9. Ivi, pp. 78-79, nn. 28-32 ↩︎

🔴La morte della Vecchia Alleanza sulla Croce di Cristo

🔴 Gesù e gli Ebrei

🔴 L’opposizione dottrinale tra Cristianesimo e Giudaismo in uno scritto di Mons. Luigi Carli.

🔴La questione giudaica davanti al Concilio Vaticano II. Un testo di Mons. Luigi Carli

🔴Il Sacro Cuore di Gesù e gli Ebrei

🔴[QUESTIONE EBRAICA] Piergiorgio Seveso introduce ‘Pensieri teologicamente scorretti” di P. Vassallo

🔴L’Epifania e la cecità dei Giudei. Un sermone di S. Agostino

🔴 Uscire vivi dalla Valle di Giosafat (Parte II ed ultima: L’appuntamento mancato e una ferita che dura da qualche millennio)

🔴 [Tutti i video e i testi] Gerusalemme vista dal Monte degli Ulivi. Uno sguardo sul grande ordine e sul grande disordine



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