L’evangelizzazione dell’importante regno del Congo ebbe formalmente inizio nel 1491 quando il re Nzinga a Nkuwu (1470-1509) chiese il battesimo a dei missionari portoghesi e assunse il nome di Giovanni in onore dell’allora re del Portogallo Giovanni II.
La Chiesa crebbe sotto il regno di Alfonso I (1509-1543), il quale affermò di aver beneficiato anche dell’apparizione della Vergine Maria e di Santiago[1] e nell’opera cristianizzatrice s’avvalse del figlio Enrico, che Leone X nel 1518 nominò Vescovo titolare di Utica. Il prelato zelò la salute spirituale del suo popolo fino alla morte, che lo colse nel 1534, dopo 14 anni di ministero.
La prima diocesi di Congo e Angola, la Diocesi di São Salvador (nucleo originario dell’attuale Arcidiocesi di Luanda) fu però istituita solo nel 1597 da Clemente VIII, che vi provvide il francescano osservante Miguel Rangel.
Alla morte di questi nel 1602, stante la necessità per una Chiesa giovane di avere presto un nuovo Pastore, il re Alvaro II (1587-1614) volle mandare una ambasciata presso il Pastore Universale, il Romano Pontefice, e vi pose a capo il marchese Antonio Emanuele Nsaku Ne Vunda, detto “Nigrita” per il colore della sua pelle.
La delegazione partì da Mbanza Congo nel 1604, ma arrivò a Roma solo quattro anni dopo e in condizioni pietosissime. I pirati e le malattie avevano fatto sì che solo Antonio Emanuele, peraltro gravemente ammalato, potesse “vedere Pietro”.
In quel tempo sulla Cattedra del Pescatore di Galilea Paolo V Borghese il quale, dopo aver vinto l’opposizione spagnola, intendeva ricevere l’ambasciatore del regno africano in un concistoro pubblico, ma date le condizioni precarie del Nigrita, il Pontefice si portò al suo capezzale.
Il Papa visitò ripetutamente l’ammalato e gli fu accanto anche nel momento supremo della morte, che lo colse il 6 gennaio 1608. Un affresco presente nella Biblioteca Vaticana mostra il Vicario di Cristo che impartisce l’ultima benedizione all’infermo moribondo.
La spoglia mortale di questo cattolico dell’Africa nera fu tumulata nella Cappella Borghesiana di Santa Maria Maggiore, dove pure si trova il suo busto marmoreo che Paolo V commissionò a Stefano Maderno. Il monumento funebre fu poi impreziosito da Urbano VIII nel 1629 quando ricevette il giuramento d’obbedienza alla Chiesa Romana e al suo Pontefice da parte del re del Congo.
- Vedi l’articolo “San Giacomo d’Africa: il miracolo del Matamoros in Kongo” ↩︎

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