di Red.
Un commento veloce. Non vale la pena dilungarsi su ogni fatto di cui già abbiamo trattato in relazione alle vicende vaticane dall’8 maggio a oggi.
Non parliamo dunque di tutto il nuovo corso post-bergogliano, prendiamo solo le ultime due settimane e tre episodi accaduti in questo breve lasso di tempo. Dunque, si è visto:
- 4 settembre. Un sacerdote – don Pompei – che ha provato ad approdare al mondo della Tradizione è stato “sospeso a divinis” dal suo vescovo, con annessa grancassa mediatica, lanci di agenzia, titoli su Repubblica, Quotidiano Nazionale, La Stampa, TGcom e Avvenire. Lo abbiamo già ribadito: non sappiamo di preciso che scelte farà il Reverendo e non abbiamo informazioni dettagliate su dove andrà. Oggi ha annunciato una replica al provvedimento con una serie di chiarimenti: la ascolteremo. Ma non è questo il punto, non divaghiamo. E nemmeno la questione può ridursi alla sola “presenza social”, dal momento che siamo invasi da parroci influencer e preti tiktoker non solo non sanzionati, ma coperti di plausi. Il tema più concreto, forse, lo si trova nello stesso comunicato diramato dalla diocesi, ovvero l’intenzione del sacerdote di non “celebrare la messa secondo la liturgia del Concilio Vaticano II”. Staremo in ascolto di ciò accadrà nei prossimi giorni ma al momento la musica che viene dalla gerarchia non è ottima. Per non parlare di certi silenzi vicini e lontani.
- 1° settembre. Leone XIV riceve il “gesuita pro-LGBT” Padre Martin, che esce dall’incontro entusiasta: “Mi ha commosso ascoltare lo stesso messaggio di Papa Francesco sui cattolici LGBTQ”. Si noti che Martin non era a Roma per fare il turista ai Musei Capitolini ma in vista del cosiddetto Giubileo LGBT del 6 settembre (nel quale non mancherà pure la messa col vescovo Savino, vice-presidente CEI). La vicenda, secondo un vecchio copione, ha fatto partire la prevedibile e disastrosa arrampicata sugli specchi dei soliti noti, ma ne abbiamo già parlato e non è il caso di ripetersi.
- 22 agosto. Leone XIV manda un messaggio ai partecipanti alla Settimana Ecumenica di Stoccolma, una nota che è quasi difficile da commentare per la vastità di problemi che solleva e di preoccupanti conferme che dà. Si va dalla menzione benevola dell’afflato ecumenico di inizio ‘900 (idee al tempo chiaramente condannate in Mortalium Animos), fino alla celebrazione dell’operazione Lund compiuta da Bergoglio nel 2016. Nel testo non manca un ricordo di Nathan Söderblom (1866-1931), ovvero proprio del “vescovo luterano” che si oppose alla “Mortalium Animos” di Pio XI.
Meglio fermarsi qui. Per chi ha letto Golpe nella Chiesa o Parole chiare sulla Chiesa – e ha capito come funziona la rivoluzione che stiamo vivendo – c’è ben poco di cui stupirsi.
Del resto, siamo in piena “restaurazione”. Sì, quella del bergoglismo.
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