Abbiamo parlato più volte del disastroso (e in buona parte segreto) accordo Cina-Vaticano. Qui gli ultimi due articoli:
- Leone XIV prosegue la linea di Francesco nell’Accordo Cina-Vaticano. Nomina a Fuzhou e reazioni dell’associazione patriottica
- Prosegue l’accordo Vaticano-Cina. Leone XIV sopprime due diocesi create da Pio XII, erigendone una nuova con vescovo gradito ai comunisti
Ora si aggiunge una nuova puntata. L’emanazione da parte delle autorità di Pechino del Codice di condotta per il clero religioso su internet (in 18 articoli). L’iniziativa è ovviamente presa in maniera indipendente dai funzionari cinesi, ma sorgono spontanee una dozzina di domande sull’insignificanza dell’argine che il famigerato patto della Santa Sede col governo comunista può porre a operazioni di questo tipo.
A sintetizzare il contenuto del nuovo regolamento è AsiaNews (grassettature nostre):
Il fine dichiarato di questo nuovo codice è “mantenere l’ordine nel campo religioso”. E la sua premessa – come sempre nella Repubblica popolare cinese – è l’idea che anche il clero “deve praticare i valori fondamentali del socialismo, attenersi al principio dell’indipendenza e dell’autogestione delle religioni nel nostro Paese, aderire alla direzione di sinicizzazione delle religioni, guidare attivamente le religioni ad adattarsi alla società socialista, mantenendo l’armonia religiosa, l’armonia sociale e l’armonia etnica”.
Entrando nei dettagli, l’amministrazione per gli Affari religiosi mette subito in chiaro che “il clero religioso non deve svolgere attività online in quanto tale” e può predicare o svolgere attività di formazione religiosa solo “attraverso siti web, applicazioni, forum, ecc. legalmente istituiti da gruppi religiosi, scuole religiose, templi, monasteri e chiese” in possesso di un’apposita licenza. Anche quando si registra e utilizza account pubblici online o le app di messaggistica per la diffusione di informazioni “deve presentare ai fornitori di servizi internet il proprio certificato di appartenenza al clero religioso registrato”.
Scontato il divieto di pubblicare “contenuti che incitino alla sovversione del potere statale” o si oppongano alla leadership del “Partito comunista cinese”; più aperta ad arbitri l’affermazione secondo cui “il clero religioso non deve colludere con forze straniere tramite internet, né sostenere o partecipare ad attività di infiltrazione religiosa straniera”.
Si specifica anche che “il clero religioso non deve mostrare, indossare o promuovere abiti religiosi estremisti su internet”. Ma – soprattutto – anche al web vengono estesi i divieti sempre più diffusi in Cina riguardo alle attività educative per i ragazzi promosse da gruppi religiosi. “Il clero religioso – recita l’articolo 10 – non deve diffondere idee religiose o indurre minorenni alla fede religiosa tramite internet, né organizzare la partecipazione dei minori a formazione religiosa, campi estivi (o invernali), né organizzare o costringere i minori a partecipare ad attività religiose”.
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