Nella festa dell’Esaltazione della Croce, la Chiesa Romana legge il seguente passo del Vangelo di Giovanni (XII, 31-36):
In quel tempo, Gesù disse alla turba dei Giudei: “Adesso si fa giudizio di questo mondo, adesso il prìncipe di questo mondo sarà cacciato fuori. E io quando sia levato da terra, trarrò tutto a me”. E ciò egli diceva per significare di qual morte era per morire. Gli rispose la turba: “Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo vive in eterno: e come dici tu che il Figliuolo dell’uomo deve essere levato da terra? Chi è questo Figliuolo dell’uomo?”. Disse adunque loro Gesù: “Per poco ancora è la luce con voi. Camminate mentre avete lume, affinché non vi sorprendano le tenebre: e chi cammina nelle tenebre, non sa dove vada. Sino a tanto che avete la luce, credete nella luce, affinché siate figliuoli della luce”
Il gran Padre e Dottore sant’Agostino ne fa il seguente commento:
Siccome però ha detto: È adesso il giudizio di questo mondo, spiegando: adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori, si deve intendere che tutto questo avviene ora e si distingue da quello che dovrà avvenire in un lontano futuro, nell’ultimo giorno. Il Signore dunque prediceva quanto già conosceva, e cioè che dopo la sua passione e la sua glorificazione, in tutto il mondo popoli interi avrebbero creduto. Il diavolo si trovava allora nel cuore di essi, ma ne è stato cacciato fuori quando essi, credendo, hanno rinunziato a lui. Si osserverà: Il diavolo non era stato cacciato fuori anche dal cuore dei patriarchi, dei profeti e di tutti i giusti dell’antichità? Certamente. In che senso allora il Signore dice: adesso sarà cacciato fuori? Nel senso che quanto allora era avvenuto per pochissimi uomini, ora il Signore annuncia che avverrà ormai largamente in molti popoli … Ma allora, mi si potrebbe dire, se il diavolo sarà cacciato fuori dal cuore dei credenti, non tenterà più alcun fedele? Al contrario, egli non cessa mai di tentare. Ma una cosa è che egli regni dentro e un’altra cosa è che attacchi dall’esterno; a volte il nemico cinge d’assedio una città ben fortificata, e non riesce ad espugnarla. L’Apostolo ci insegna a rendere innocui i dardi del nemico, raccomandandoci la corazza e lo scudo della fede (cf. 1 Thess 5, 8). E anche se qualcuno di questi dardi ci ferisce, c’è sempre chi può guarirci. Perché come a chi combatte vien detto: Vi scrivo queste cose, affinché non pecchiate, così a quelli che riportano ferite vien detto: e se qualcuno cade in peccato, abbiamo, come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto; egli stesso è il propiziatore per i nostri peccati (1 Io 2, 1-2). Del resto, cosa chiediamo quando diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti, se non che guarisca le nostre ferite? E che altro chiediamo quando diciamo: Non c’indurre in tentazione (Mt 6, 12-13), se non che colui che ci insidia, anche se ci attacca dall’esterno non abbia a penetrare da alcuna parte, non abbia a vincerci né con l’inganno né con la forza? Per quante macchine di guerra usi contro di noi, se non occupa la fortezza del cuore dove risiede la fede, è stato cacciato fuori. Ma se il Signore non custodirà la città, invano vigila la sentinella (cf. Sal 126, 1). Non vogliate dunque presumere troppo dalle vostre forze, se non volete far rientrare il diavolo che è stato cacciato fuori. Non dobbiamo però ritenere che il diavolo sia stato chiamato principe di questo mondo nel senso che egli possa dominare il cielo e la terra. Per mondo si intendono gli uomini cattivi che sono sparsi per tutta la terra, così come per casa si intendono coloro che la abitano. Così diciamo: questa è una buona casa oppure è una casa cattiva, non in quanto ammiriamo o disprezziamo i muri o il tetto ma i costumi buoni o cattivi degli uomini che vi abitano. In questo senso si dice: principe di questo mondo, cioè principe di tutti gli uomini cattivi che abitano nel mondo. Si chiama mondo anche quello formato dai buoni che sono sparsi per tutta la terra; in questo senso l’Apostolo dice: Dio in Cristo riconciliava a sé il mondo (2 Cor 5, 19). E’ dal cuore di questi che il principe di questo mondo viene cacciato fuori. Dopo aver detto: Adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori, il Signore aggiunge: E io, quando sarò elevato in alto da terra, tutto attirerò a me (Gv 12, 31-32). Cos’è questo tutto, se non tutto ciò da cui il diavolo è stato cacciato fuori? Egli non ha detto: tutti, ma tutto, perché la fede non è di tutti (cf. 2 Thess 3, 2). E così non si riferisce alla totalità degli uomini ma all’uomo integrale: spirito, anima e corpo: lo spirito per cui intendiamo, l’anima per cui viviamo, il corpo per cui siamo visibili e concreti. Colui che ha detto: Non un solo capello cadrà dal vostro capo (Lc 21, 18), tutto attira a sé. Se però tutto vuol dire tutti gli uomini, possiamo dire che tutto è stato predestinato alla salvezza e niente andrà perduto, come ha detto prima parlando delle sue pecore (cf. Gv 10, 28). Oppure tutto vuol dire tutte le categorie degli uomini d’ogni lingua e d’ogni età, senza distinzione di razza o di classe, di talento, di arte e di mestiere, al di là di qualsiasi altra distinzione che, al di fuori del peccato, possa esser fatta tra gli uomini, dai più illustri ai più umili, dal re fino al mendico. Tutto – egli dice – io attirerò a me, così da diventare io il loro capo ed essi le mie membra. Ma ciò accadrà – egli dice – quando sarò elevato da terra, sicuro com’è che dovrà compiersi ciò per cui egli è venuto. Qui si richiama a quanto ha detto prima: Se il chicco di frumento muore, porta molto frutto (Gv 12, 25). Che altro è infatti l’esaltazione di cui parla se non la sua passione in croce? E l’evangelista non manca di dirlo, aggiungendo: Diceva questo per indicare di qual morte stava per morire. … Comprendendo che alludeva alla morte, essi [i Giudei] gli obiettarono: La legge ci ha insegnato che il Cristo rimane in eterno, e come puoi tu dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è codesto Figlio dell’uomo? Cioè, essi dicono, se il Figlio dell’uomo è Cristo, rimane in eterno; e se rimane in eterno, come potrà essere sollevato da terra, cioè come potrà morire in croce? Capirono che egli parlava di quella morte che essi pensavano di infliggergli. Non fu dunque la luce della divina sapienza che rivelò ad essi il significato di queste parole, ma il pungolo della loro coscienza. Gesù, allora, disse loro: La luce è ancora per poco tra voi. È per mezzo di essa che potete comprendere che il Cristo rimane in eterno. Camminate dunque mentre avete la luce affinché non vi sorprendano le tenebre (Gv 12, 35). Camminate, avvicinatevi, cercate di comprendere il Cristo tutto intero: il Cristo che morirà e vivrà in eterno, che verserà il sangue per la redenzione e ascenderà in alto dove condurrà anche noi. Se invece credete solo nell’eternità di Cristo, negando in lui l’umiltà della morte, vi avvolgeranno le tenebre. E chi cammina nelle tenebre, non sa dove va (Gv 12, 35), e può inciampare nella “pietra d’inciampo” e nella “pietra dello scandalo”, quale fu il Signore per i ciechi Giudei; mentre per i credenti questa pietra, scartata dai costruttori, diventò “pietra d’angolo” (cf. 1 Pt 2, 6-8). Essi disdegnarono di credere in Cristo, perché nella loro empietà disprezzarono la sua morte e irrisero il suo sacrificio; e tuttavia quella era la morte del grano che doveva moltiplicarsi, ed era la esaltazione di colui che tutto avrebbe attratto a sé. Mentre avete la luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce (Gv 12, 36). Dato che avete ascoltato una cosa che è vera, credete nella verità, in modo da poter rinascere nella verità.
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fonte https://www.augustinus.it/italiano/commento_vsg/omelia_052.htm
