«Questo fra Tommaso intende meglio la legge di Mosè di quello che l’intenda
io ed i nostri dottori e nondimeno non l’ha abbracciata,
ma ha professata la legge evangelica»[1]

dell’abbé René François Rohrbacher 

Allora [a metà del XIV secolo] fioriva Paolo, vescovo di Burgos. Egli era ebreo d’origine e si chiamava Salomone Levi. Per la lettura degli scritti di san Tomaso, particolarmente delle questioni 93e 106 della prima parte della seconda[2], egli si determinò l’anno 1390 ad abbracciare il cristianesimo insieme coi suoi tre figli, tutti i quali si resero commendevoli pel loro merito. Il primo, Alfonso, diventò vescovo di Burgos, dopo suo padre: egli è autore di un compendio della storia di Spagna, che fa parte della raccolta l’Hispania illustrata. Il secondo, Gonzalvo, fu vescovo di Placenzia. Il terzo, Alvaro, rimase laico, e pubblicò una dotta e bella storia di Giovanni II, re di Castiglia.
Rispetto al padre, Salomone Levi, che nel battesimo pigliò il nome di Paolo di Santa Maria, egli abbracciò lo stato ecclesiastico dopo la morte di sua moglie. Il suo ingegno e la sua grande erudizione, del pari che il suo zelo per la propagazione della vera religione, fecero venisse levato a cariche importanti. Egli fu precettore di Giovanni II re di Castiglia, poi arcidiacono di Trevigno, vescovo di Cartagena e finalmente vescovo di Burgos, dopo stato arcicancelliere del re e reggente del regno. Converti al cristianesimo molte migliaja di ebrei e di musulmani e mori nel 1435 [il 30 agosto] a ottantadue anni, dopo pubblicata gran copia di scritti in favore della religione.
L’anno 1429 scriveva a suo figlio Alfonso, allora decano di Compostella:
«Che vuoi, carissimo figlio, che io ti dia, mentre sono in vita o che ti lasci per eredità, se non ciò che profitta per la cognizione delle sante Scritture, e conferma i tuoi passi nel sodissimo fervore della verità cattolica? Imperocchè, ecco ciò che io porto nel cuore e professo colla bocca, e di cui penso fn appunto scritto: E il padre annunzierà la verità ai suoi figliuoli. Questa verità io non l’ho ricevuta nella mia infanzia: nato sotto la perfidia della cecità giudaica, io non ho imparato le sante lettere dai santi dottori; ma ricevendo sensi errati da maestri di errori, io mi applicava, come le altre guide di questa perfidia, ad oscurar temerariamente la lettera che è retta con sottigliezze che tali non erano. Ma quando piacque a colui la cui misericordia non ha confini di richiamarmi dalle tenebre alla luce, mi cadde la benda dagli occhi dell’anima, e cominciai a rileggere la santa Scrittura con maggiore applicazione e a cercare, non più perfidamente, ma umilmente la verità; e diffidando delle forze del mio spirito, a domandare al Signore con tutto il cuore che degnasse imprimere in esso ciò che v’aveva di più salutare all’anima mia; e dì e notte aspettava il suo soccorso. In questa guisa il desiderio della fede cattolica si accese sempre più forte nel mio spirito sino a professare pubblicamente la fede che io portava nel cuore; e ricevetti col nome di Paolo il sacramento del Battesimo, a’sacri fonti di questa chiesa, all’età che ora tu hai»

Storia universale della Chiesa Cattolica, t. XX, Milano, 1854, pp. 228-230.


  1. Affermazione di Paolo, quando ancora era il rabbino Salomone, riportata in Storia della vita e del culto di S. Vincenzo Ferrerio dell’Ordine de’ Predicatori composta dal P. F. Antonio Teoli Domenicano di nuovo pubblicata da Gio. Battista Marini e dedicata allo stesso Venerabile Ordine de’ Predicatori, Roma, 1826, p. 402. Egli infatti fu uno dei convertiti da san Vincenzo Ferrer, come già è stato raccontato nell’articolo “San Vincenzo Ferrer. Una vita tutta miracoli“. ↩︎
  2. Nella questione 93 della Ia-IIae della Summa Theologiae l’Angelico tratta della superstizione nel culto del vero Dio e tra le altre cose afferma essere «condannabile nel tempo della nuova legge, quando ormai i misteri di Cristo si sono compiuti, l‘uso delle cerimonie dell‘antica legge, nelle quali i misteri di Cristo sono significati come futuri: precisamente come sarebbe condannabile che uno dichiarasse con le parole che la passione di Cristo deve ancora avvenire». Nella 106 il santo Dottore tratta della riconoscenza o gratitudine verso Dio e il prossimo. ↩︎

Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)
Monsignor Beniamino Socche 
Don Juan de Ribera
Giuseppe II di Costantinopoli
Monsignor Florentino Asensio Barroso
Monsignori Pierre-Louis de La Rochefoucauld-Bayers, François-Joseph de La Rochefoucauld-Maumont e Jean-Marie du Lau d’Alleman
Monsignor Giuseppe Melas
Monsignor Alessandro Domenico Varesini
San Giosafat Vescovo e Martire
Monsignor Salvator Angelo Maria Demartis O.Carm.
Mons. Francesco Zunnui Casula
Mons. Tommaso Michele Salzano O.P.
Monsignor John Mc Evilly
Fray Ezequiél Moreno y Díaz
Monsignor Josep Caixal i Estradé
Monsignor Pál Tomori
Monsignor Gerardo de Proença de Sigaud
Monsignor Pietro Doimo Maupas
Monsignor Fra’ Bonfiglio Mura
Mons. Emanuele Marongiu Nurra
Monsignor Charles-Amable De la Tour d’Auvergne Lauraguais
Monsignor Pierre Gervais Marie Carrier
Monsignor Diego Marongio Delrio
Monsignor Charles Emile Freppel
Monsignor Giovanni Francesco Fara
Monsignor Fra’ Salvator Angelo Maria Demartis O.Carm.
Monsignor Luigi Fransoni
Mar Ivanios, primo Metropolita dei cattolici siro-malankaresi
Monsignor Manuel Basulto Jiménez
Monsignor Manuel Borrás Ferré
Monsignor Salvio Huix Miralpéix C.O.
Monsignor Cruz Laplana y Laguna
Monsignor Ignatius von Senestrey
Monsignor Mariano Ricciardi
Monsignor Isaias Papadopoulus
Monsignor Fra Vincenzo Leone Sallua OP
Monsignor Wladyslaw Michal Zaleski
Monsignor Narciso de Esténaga y Echevarría
Monsignor Paolo Angelo Ballerini
Monsignor Miguel de los Santos Serra y Sucarrats
Fra Patrick O’Hely
Henrique Kinu a Mvemba, principe del Congo



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