Offriamo ai lettori in traduzione nostra la lettera apostolica “Ex quo nono” (AAS III-1911 pp. 117-121) di san Pio X che chiarisce la questione relativa al ritorno dei dissidenti orientali all’unità della Chiesa e ne condanna le storture.

Ai venerabili fratelli Arcivescovi, Delegati Apostolici a Bisanzio, in Grecia, in Egitto, in Mesopotamia, in Persia, in Siria e nelle Indie Orientali.
Venerabili Fratelli, salute e benedizione apostolica.

Da quando, nel nono secolo, le genti d’Oriente cominciarono a separarsi dall’unità della Chiesa cattolica, appena si può dire quanto si sia faticato per richiamare i fratelli dissidenti al suo seno. Soprattutto i Sommi Pontefici, Nostri predecessori, per il compito che svolgevano di tutelare la fede e l’unità ecclesiastica, non hanno lasciato nulla di intentato, sia con esortazioni paterne, sia con legazioni pubbliche, sia con concili solenni, per eliminare il funestissimo scisma che ha arrecato dolore all’Occidente e grave danno all’Oriente.
Testimoni di questa sollecitudine sono, per citarne solo alcuni, Gregorio IX, Innocenzo IV, Clemente IV, Gregorio X, Eugenio IV, Gregorio XIII e Benedetto XIV[1]. Nessuno ignora con quanto ardore il Nostro predecessore di felice memoria Leone XIII abbia invitato le genti d’Oriente a riconciliarsi con la Chiesa Romana. “Noi stessi, certo,” egli disse, “siamo dilettati dal ricordo dell’antica gloria e della fama dei meriti che l’Oriente ha avuto nel genere umano. Lì infatti si trovano le culle della salvezza del genere umano e i primordi della sapienza cristiana; da lì, come un fiume abbondantissimo, è affluito in Occidente ogni bene che abbiamo ricevuto insieme al sacro Vangelo … E considerando ciò, non desideriamo e non auspichiamo nulla di più che operare affinché tutta la virtù e la grandezza degli antenati riviva in Oriente. E questo tanto più, poiché là si snoda il corso degli eventi umani in modo che appaiano segni che portano la speranza che i popoli d’Oriente, dissociati da così tanto tempo dal seno della Chiesa Romana, un giorno, con l’aiuto di Dio, si riconcilieranno con essa“[2].
Noi stessi, Venerabili Fratelli, come sapete bene, siamo mossi da un desiderio non minore, affinché presto sorga quel giorno, tanto atteso dalle ansiose preghiere di uomini santi, in cui quel muro, che da tempo divide i due popoli, sia abbattuto dalle fondamenta e, uniti in un solo abbraccio di fede e carità, la pace invocata finalmente rifiorisca e si formi un solo gregge e un solo pastore[3].
Tuttavia, mentre riflettevamo su queste cose, un motivo di grande dolore è stato offerto di recente da uno scritto pubblicato in un diario di recente fondazione, “Roma e l’Oriente”, intitolato “Pensées sur la question de l’union des Eglises“. In verità, quello scritto è così pieno di errori, e di così gravi, non solo teologici ma anche storici, che a stento una maggiore quantità di essi potrebbe essere contenuta in poche pagine.
Infatti, vi si apre la via all’opinione, non meno temeraria che falsa, che il dogma della processione dello Spirito Santo dal Figlio non derivi dalle parole stesse del Vangelo, né sia comprovato dalla fede degli antichi Padri. Allo stesso modo, si mette imprudentemente in dubbio che i dogmi del Purgatorio e dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria siano stati riconosciuti dagli uomini santi dei primi secoli. Quando poi si parla della costituzione della Chiesa, si rinnova per primo l’errore già condannato da tempo dal Nostro predecessore Innocenzo X, secondo cui San Paolo è considerato un fratello del tutto uguale a San Pietro[4]. Inoltre, si insinua, con non minore falsità, la convinzione che la Chiesa cattolica non avesse nei primi secoli un principato unico, cioè una monarchia, o che il primato della Chiesa Romana non si fondi su argomenti validi. Nemmeno la dottrina cattolica sul Santissimo Sacramento dell’Eucaristia viene lasciata intatta, poiché si insegna ostinatamente che si possa accettare l’opinione secondo cui presso i Greci le parole della consacrazione non sortiscono effetto se non dopo che è stata pronunciata quella preghiera che chiamano epiclesi, pur essendo accertato che la Chiesa non ha assolutamente facoltà di innovare circa la sostanza dei sacramenti. E non meno assurdo è considerare valida la confermazione conferita da qualsiasi presbitero[5].
Anche solo da questo sommario di errori di cui è ripieno quello scritto, comprendete facilmente, Venerabili Fratelli, quanto grave scandalo sia stato arrecato a tutti coloro che lo hanno letto, e noi stessi siamo rimasti grandemente sbalorditi che la dottrina cattolica sia così sfrontatamente pervertita, e molte cose relative alla storia dello scisma orientale siano distorte troppo audacemente dalla verità.
In primo luogo, si incolpano falsamente i santissimi Pontefici Nicola I e Leone IX, come se gran parte della grande dissensione fosse dovuta alla superbia e all’ambizione del primo e alle aspre rampogne del secondo. Come se il vigore apostolico del primo nel difendere i sacrosanti diritti dovesse essere attribuito alla superbia, e la sollecitudine del secondo nel reprimere i malvagi dovesse essere chiamata crudeltà. Vengono calpestati anche i diritti della storia, quando quelle sacre spedizioni, che si chiamano crociate, vengono definite come latrocini; o, ciò che è ancora più grave, quando si accusano i Pontefici Romani, come se il loro zelo nel cercare di richiamare i popoli d’Oriente all’unione con la Chiesa Romana dovesse essere attribuito al desiderio di dominare e non alla sollecitudine apostolica di pascere il gregge di Cristo.
Non ci ha stupito poco che in quello stesso scritto si affermi che i Greci a Firenze siano stati costretti dai Latini a sottoscrivere l’unità, o che siano stati indotti con falsi argomenti ad accettare il dogma della processione dello Spirito Santo anche dal Figlio. Si arriva persino, calpestando i diritti della storia, a mettere in dubbio se i Concili Generali, che si sono celebrati dopo la discessione dei Greci, cioè dall’ottavo al Vaticano, debbano essere considerati veramente ecumenici. Da ciò si propone il piano di una specie di unità ibrida, secondo cui solo ciò che è stato patrimonio comune prima della discessione dovrebbe essere riconosciuto come legittimo da entrambe le Chiese in futuro, mentre gli altri elementi, come aggiunte superflue e forse spurie, dovrebbero essere taciuti.
Abbiamo ritenuto di dovervi comunicare queste cose, Venerabili Fratelli, non solo perché sappiate che le menzionate proposizioni e sentenze false, temerarie, e aliene dalla fede cattolica sono da Noi riprovate, ma anche affinché, per quanto è in voi, vi sforziate di allontanare una così grave peste dai popoli affidati alla vostra vigilanza, esortando tutti a perseverare nella dottrina ricevuta e a non dare mai il consenso ad altri, anche se “un angelo dal cielo vi annunciasse un altro vangelo”
[6].
Allo stesso tempo, vi preghiamo con insistenza di persuaderli che nulla per Noi è più importante che tutti gli uomini di buona volontà si prodighino incessantemente affinché l’auspicata unità si ottenga più rapidamente, affinché in un’unica professione di fede cattolica, sotto un unico Pastore sommo, siano radunate quelle pecore che la discordia tiene disperse. Ciò avverrà più facilmente se si moltiplicheranno fervide preghiere allo Spirito Santo Paraclito, che “non è Dio della dissensione, ma della pace”[7]. Da ciò deriverà che il desiderio di Cristo, che espresse con gemiti prima di affrontare gli ultimi supplizi, sarà compiuto: “Che tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me e io in te, affinché anch’essi siano uno in noi”[8].
Infine, tutti comprendano bene che ogni sforzo in quest’opera è vano se non si mantiene innanzitutto una fede cattolica retta e integra, quale è stata tramandata e consacrata nella Sacra Scrittura, nella tradizione dei Padri, nel consenso della Chiesa, nei Concili Generali e nei decreti dei Sommi Pontefici. Pertanto, tutti coloro che si adoperano per la causa dell’unità, continuino a farlo; continuino, indossando l’elmo della fede, tenendo l’ancora della speranza, accesi dal fuoco della carità, a lavorare con assiduità in questa divinissima impresa. E Dio, autore e amante della pace, nel cui potere sono posti i tempi e i momenti[9], affretterà il giorno in cui i popoli d’Oriente torneranno esultanti all’unità cattolica e, uniti a questa Sede Apostolica, cacciati gli errori, entreranno nel porto della salvezza eterna.
Vi preghiamo, Venerabili Fratelli, di curare la diligente traduzione di queste Nostre lettere nella lingua vernacola di ogni regione a voi affidata e di divulgarle. Intanto, siamo lieti di rendervi certi che il diletto autore dello scritto, elaborato in modo sconsiderato ma in buona fede, ha aderito sinceramente e di cuore in Nostra presenza alle dottrine esposte in questa lettera, ed è pronto, con l’aiuto di Dio, a insegnare, rigettare e condannare fino all’ultimo giorno della sua vita tutto ciò che la Santa Sede Apostolica insegna, rigetta e condanna.
Come auspicio dei doni divini e come testimonianza della Nostra benevolenza, vi impartiamo con grande amore la Benedizione Apostolica nel Signore.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 26 dicembre 1910, ottavo anno del Nostro Pontificato.


  1. Const. “Nuper ad Nos”, 16 Mart. 1743, aliam fidei professionem Orientalibus praescribit ↩︎
  2. Allocutio “Si fuit in re”, 13 Dec. 1880. Ad S.R.E. Card., in Aed Vat; Act., vol. II p. 179. Cf. etiam Ep. Ap. “Preclara Gralutationis”, 20 Jun. 1894.; Act. vol. XIV, p. 19 ↩︎
  3. Ioan. X, 16 ↩︎
  4. Decr. Congr. gen. S. R. et U. Inquis., M Ian. 1647 ↩︎
  5. Cf. Bened. XIV, Constitut. « Etsi pastoralis », pro Italo-graecis, 26 Maii 1742, ubi dicit irritam nunc fore confirmationem a simplici presbytero latino ex sola episcopi delegatione collatam. ↩︎
  6. Gal. I, 8 ↩︎
  7. 1Cor. XIV, 33 ↩︎
  8. Ioan. XVII, 21 ↩︎
  9. Act. I, 7 ↩︎

🔴Non basta accettare il Concilio di Nicea per avere la fede cristiana!

🔴Arcano divinae”. Pio IX invita gli Orientali dissidenti all’unità

🔴La professione di fede prescritta da Urbano VIII agli Orientali

🔴L’insegnamento Benedetto XIV sugli Orientali dissidenti.

🔴Satis cognitum”. L’enciclica di Leone XIII sull’unità della Chiesa

🔴Un discorso di San Pio X ai prelati orientali

🔴Benedetto XV e l’unione dei Cristiani d’Oriente alla Chiesa Romana

🔴Osservazioni poco conciliari del Patriarca Armeno Iknadios Bedros XVI Batanian (1899-1979)



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