di fra Bonfiglio Mura OSM [1]
Noi vogliamo essere anche più espliciti aggiungendo che il potere temporale del Papa appartiene direttamente al potere spirituale, ed ha con esso vincoli strettissimi: ma che? è dunque un dogma il potere temporale? Noi invochiamo l’imparzialità, e la ragionevolezza dei lettori cattolici prima di condannare, o di maravigliare della nostra proposizione. Il potere temporale dei Papi non è un dogma, ma è protetto da verità che lo rendono affine al dogma, ed in esso racchiuso implicitamente. La Chiesa non è sol maestra di dogma, ma eziandio di morale, ed è innegabile che vi sono delle verità morali il cui opposto tanto presso noi cattolici, come presso tutti gli onesti, e ragionevoli chiamasi errore. Or, sotto qualunque rapporto si consideri il potere temporale dei Papi è protetto da verità sia dogmatiche, sia morali. Il divino fondatore della Chiesa, e del Papato prima di salire al cielo diede ai suoi apostoli la missione d’ammaestrare tutte le genti. Per servire a questo mandato divino la Chiesa, e perciò il Papato abbisogna di esser libero nell’ insegnare le verità della fede, e della morale cattolica, e questa libertà è per lo meno un morale impossibile senza l’indipendenza del Pontefice da qualunque potere umano. Il dominio temporale dei Papi è una conseguenza logica di questa necessità, e perciò una malleveria della libertà, e dell’indipendenza richiesta dal mandato divino; desso è dunque fondato nello stesso mandato, e se si toglie, si avrà tosto una Chiesa imbavagliata nel suo insegnamento, e nella sua libertà, come oggi la vediamo in tanti paesi ammodernati, anziché una Chiesa libera quale fu fondata da Cristo. Ci si dirà che la Chiesa ed i Papi non ebbero nei primi secoli potere temporale, e noi risponderemo che ciò è vero in parte, ma che è pur vero che per invocare questo fatto conviene anche ritornare ai tempi di Nerone, e di Diocleziano. Se la società moderna vuol ciò parli chiaro, ed allora potrà usurpare non solo il dominio temporale, ma togliere eziandio la vita dei Papi. Anche in quei tempi però la Chiesa, ed i Papi avevano qualche cosa o donata, o legittimamente acquistata, e la conservavano come propria sotto il patrocinio diretto di verità morali e divine. Laonde, se avessero avuto il potere temporale come lo ebbero dopo legittimamente, il medesimo sarebbe stato sacro ed inviolabile per autorità divina; in effetto, nel Decalogo vi è un precetto divino che insegna di non rubare. La Chiesa dunque potrebbe condannare come eretico chiunque insegnasse la libertà del furto, e perciò potrebbe anche scomunicarlo. Dimandiamo or noi: la Chiesa ed il Papa sarebbero in questo caso nel loro diritto sì, o nò? La sentenza del Papa sarebbe ella fondata, e strettamente unita al suo potere spirituale? il furto è o non è vietato da un precetto, e perciò dal diritto divino? la quistione sarebbe religiosa, o puramente pratica? il Papa sbaglierebbe dichiarando la quistione del furto di competenza del suo potere spirituale, in esso racchiusa, e derivante in linea retta da un precetto, e da una morale divina? Un cattolico che sia cattolico davvero, dovrebbe confessare che il Papa in tale affare sarebbe nel pieno suo diritto, ed appunto in virtù del diritto divino. Or, che altro fa il Papa quando difende il suo dominio temporale, e combatte l’usurpazione del medesimo? Col Decalogo, col diritto divino in mano, potrebbe egli dire diversamente, o fare a meno di quello che fa? l’ingiustizia, la violazione del diritto legittimo non sono forse condannate in ogni pagina della Scrittura, e tanto più quando si tratta di cosa consagrata a Dio? È vero dunque che il dominio temporale del Papa non è esplicitamente contenuto nel sagro testo come tante altre verità, ma è pur vero che desso vi è racchiuso implicitamente, e come verità contenuta nelle disposizioni generali del diritto divino. Né il Papa perciò, né gli apologisti cattolici sbagliano, o confondono la quistione quando stimano quistione religiosa e cattolica quella del potere temporale. Non è dunque necessario che la medesima sia quistione puramente, ed esplicitamente dogmatica per essere quistione religiosa e cattolica, ed uno scolare qualunque di diritto si metterà a ridere ove gli si dica che una data azione non è compresa nella legge direttamente o indirettamente perché non nominata esplicitamente dalla medesima.
Il clero e la società moderna, Roma, 1860, pp. 102-104
- Sardo, nato nel 1810 e morto nel 1882, servita, fu un ottimo teologo tomista, apprezzato da Pio IX e Leone XIII, il quale gli conferì l’episcopato. Fu l’ultimo Rettore “papalino” dell’Università Romana. Di lui abbiamo già pubblicato lo scritto “Sulla quistione romana” ↩︎
🔴 La necessità del potere temporale nel magistero di Leone XIII
🔴 Il Breve ‘Cum Catholica Ecclesia’ di Pio IX
🔴 “Respicientes ea”. La risposta di Pio IX al “XX Settembre”
🔴 ‘Dall’alto dell’Apostolico Seggio’. Lo sguardo di Leone XIII sulla Rivoluzione Italiana
🔴 La lettera ‘Quantunque le siano’ di Leone XIII sul potere temporale
🔴 La necessità storica e teologica del potere temporale dei Papi
🔴 L’indipendenza temporale del Papa secondo la teologia: parte 1 – parte 2


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