di Red.
Sull’intervista in generale torneremo prossimamente: si tratta di un discorso a tutto campo che spazia dal rapporto col mondo LGBT, al genocidio in Palestina (espressione, quella di “genocidio”, sulla quale la Santa Sede non si pronuncia), dalla politica euro-americana a molto altro. In sintesi si può dire che questo programma aggiornato del regno altro non è se non una grande normalizzazione del bergoglismo, con una continuità nuovamente rivendicata. Probabilmente senza rimandi espliciti alla froc*eria e con meno chiamate alla parrocchia di Gaza, come ai tempi di Francesco, ma con una stabilizzazione sostanziale nel percorso tracciato.
Ciò che guardiamo specificamente qui è il tema liturgico. Riproduciamo dal blog MessaInLatino l’estratto relativo al punto. Seppure da MiL ci separino non poche valutazioni, una serie di problematicità evidenziate nel loro pezzo paiono difficili da ignorare, in particolare per l’equiparazione “del Novus Ordo in lingua latina alla Messa Tradizionale“.
Su una cosa siamo però d’accordo con Leone XIV: siamo tra quelli che (senza “scuse”) collegano la questione della liturgia ad altri argomenti. Lex orandi – Lex credendi. Non si dà liturgia senza teologia e senza filosofia, e soprattuto senza ricadute sociali. Tutto va visto insieme: questa è la storia delle crisi nella società e nella Chiesa. Crisi intrecciate.
Di seguito il testo citato, con grassettature nostre.
Per quanto riguarda il gruppo di studio sulla liturgia, cosa si sta studiando? Quanto della ragione per cui è stato istituito era legato alle divisioni che circondano la Messa tradizionale in latino, per esempio, o a questioni come il nuovo rito amazzonico?
La mia comprensione di ciò che ha portato alla creazione del gruppo deriva principalmente da questioni che hanno a che fare con l’inculturazione della liturgia. Come continuare il processo di rendere la liturgia più significativa all’interno di una cultura diversa, all’interno di una cultura specifica, in un luogo specifico in un dato momento. Penso che questa fosse la questione principale.
C’è un’altra questione, anch’essa molto delicata, sulla quale ho già ricevuto numerose richieste e lettere: la questione della “messa in latino”. Beh, oggi è possibile celebrare la messa in latino. Se si tratta del rito del Vaticano II non c’è alcun problema. Ovviamente, tra la Messa tridentina e la Messa del Vaticano II, la Messa di Paolo VI, non sono sicuro di come andrà a finire. È ovviamente molto complicato.
So che parte di questa questione, purtroppo, è diventata – ancora una volta, parte di un processo di polarizzazione – le persone hanno usato la liturgia come scusa per promuovere altri argomenti. È diventato uno strumento politico, e questo è molto spiacevole. Penso che a volte l’abuso della liturgia di quella che chiamiamo Messa del Vaticano II non sia stato d’aiuto per le persone che cercavano un’esperienza più profonda di preghiera, di contatto con il mistero della fede che sembravano trovare nella celebrazione della Messa Tridentina. Ancora una volta, ci siamo polarizzati, così che invece di poter dire: “Beh, se celebriamo la liturgia del Vaticano II in modo corretto, trovate davvero tanta differenza tra questa esperienza e quell’esperienza?”, non ho avuto la possibilità di sedermi davvero con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino. Presto ci sarà un’occasione e sono sicuro che ci saranno altre opportunità per farlo. Ma questo è un tema che, secondo me, forse con la sinodalità, dobbiamo affrontare e discutere. È diventato un tema talmente polarizzato che spesso le persone non sono disposte ad ascoltarsi a vicenda. Ho sentito vescovi parlarmi di questo, mi hanno detto: “Li abbiamo invitati a questo e quello, ma non vogliono nemmeno ascoltarci”. Non vogliono nemmeno parlarne. Questo è un problema in sé. Significa che ora siamo entrati nell’ideologia, non siamo più nell’esperienza della comunione ecclesiale. Questo è uno dei temi all’ordine del giorno.
Sul tema vedere anche: Leone XIV torna nuovamente sul documento indifferentista di Abu Dhabi: “un chiaro modello di come la sinergia religiosa possa promuovere la pace e la coesistenza globali”
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