di Luca Fumagalli

Per le precedenti puntate della serie: primasecondaterzaquartaquinta e sesta.

Hester Gatty era nata nel 1906, diciannove anni dopo Sassoon. Era la figlia di un giudice coloniale che aveva fatto carriera a Gibilterra e della sua seconda moglie, una Morrison, i proprietari della tenuta di Fonthill, vicino Teffont. Purtroppo, però, il padre era venuto a mancare nel 1922, quando Hester aveva solamente sedici anni. Incline all’arte, dopo essersi ripresa da un crollo nervoso causatole da un amore non corrisposto per un cugino, aveva aderito al gruppo letterario femminile dello Scratch Club, partecipando pure con alcune sue poesie all’antologia Imprese in versi (Ventures in Verse), pubblicata sul finire del 1924. Tuttavia nel 1933, quando la sua strada si incrociò con quella del futuro marito, aveva ormai abbandonato la scrittura a favore della pittura.

Sassoon fu immediatamente colpito da Hester. Gli occhi della ragazza erano quelli di una creatura fragile in cerca di protezione, ma al contempo sembrava avere tutte le carte in regola per redimerlo, per offrirgli una valida alternativa ai troppi anni spesi tra sbandi e incertezze al seguito di Stephen Tennant. La differenza di età contava poco, in fondo era la prima volta che Sassoon si sentiva così attratto da una donna. Da parte sue Hester vide nell’uomo che aveva di fronte un tipo affascinante, uno scrittore blasonato e, soprattutto, un eroe di guerra, forse ritenendolo anche una possibile figura sostitutiva del padre.

Hester Gatty

Quel che è certo è che passò poco tempo prima che i due decidessero per il matrimonio, celebrato a dicembre, tre mesi dopo il loro primo incontro. La coppia si stabilì in una splendida dimora georgiana nel paese di Heytesbury, nel Wiltshire, che Sassoon aveva recentemente acquistato col miraggio di trascorrervi una placida esistenza da gentiluomo di campagna, in mezzo al verde e in compagnia dei suoi amati cavalli. Mettere piede in quella casa, secondo le sue stesse parole, era come «addentrarsi nel primo capitolo di un romanzo di Trollope».

Nel frattempo la Faber aveva pubblicato una sua plaquette, La strada verso la rovina (The Road to Ruin), contenente sette componimenti in cui si contemplava la possibilità di una nuova guerra catastrofica. La critica, però, non ne fu particolarmente entusiasta, rimarcando la fiacchezza della versificazione. La verità è che i nuovi poeti come Auden, Spender ed Eliot, che lui tanto disprezzava per la prosaicità e l’eccessiva oscurità, lo stavano costringendo sempre più ai margini della scena. Non a caso, nel pur eccentrico Oxford Book of Modern Verse del 1936 curato da W. B. Yeats a lui erano dedicate solo una manciata di pagine, nulla più. Nel 1939 arrivò pure a dimettersi dalla Royal Society of Literature in segno di protesta quando vennero premiati John Gawsworth e Christopher Hassall: per Sassoon era l’ennesima dimostrazione di come il mondo letterario londinese stesse perdendo la bussola.

Heytesbury

Il suo nome tornò nuovamente alla ribalta nel dibattito pubblico in occasione delle varie manifestazioni pacifiste che si tennero in tutta l’Inghilterra tra il 1934 e il 1935. Oltre a leggere in sale affollate i suoi nuovi versi contro la ferocia nazista, Sassoon si accodò volentieri a quegli intellettuali, Bertrand Russell in testa, che volevano evitare ad ogni costo che l’Europa piombasse in un conflitto ancora più tragico dell’ultimo. Ciononostante, i resoconti delle atrocità commesse da Hitler lo convinsero infine che la guerra fosse, in qualche misura, un male necessario. Disse infatti una volta: «Non sono affatto un ebreo, ma se fossi un cittadino tedesco sarei considerato tale, e se mio figlio fosse un Sassoon austriaco si vedrebbe stracciato il passaporto».

Nel novembre del 1935, due mesi dopo che la moglie aveva avuto un aborto spontaneo, Heinemann pubblicò Veglie (Vigils), la prima importante raccolta poetica da Il viaggio del cuore del 1928. Le recensioni furono perlopiù negative, tranne quella di Edmund Blunden, che elogiò il libro per la sua compostezza formale e quel sentore vagamente edoardiano fatto di scorci bucolici ed echi di mestizia.

Agli inizi del 1936 Sassoon terminò il terzo romanzo della serie dedicata a George Sherston, intitolato Il progresso di Sherston (Shertston’s Progress), e grazie al suo nuovo agente, J. Pinker, riuscì a ottenere dalla Faber un vantaggioso anticipo sulle vendite. Il romanzo riprende da dove si era concluso il capitolo procedente, con l’arrivo del protagonista all’ospedale di Craiglockhart. L’ «Evening Standard» lo elesse libro del mese e venne consigliato pure dalla Book Society, anche se, in verità, si trattava di un prodotto piuttosto modesto, sebbene non privo di sporadici guizzi. Difatti, evitando di affrontare esplicitamente i traumi psicologici causati dalla guerra, l’autore perde presto il controllo sulla storia facendola inabissare nella noia.

Edizione Penguin Classics, 2013

A ottobre nacque quello che sarebbe stato l’unico figlio di Sassoon ed Hester, George Thornycrof, ma da quel momento i rapporti tra i due comunicarono a deteriorarsi, tanto che presero pure la decisione di dormire in camere separate. Ad aggravare le cose ci pensò Hester, la quale, temendo per la propria salute, disse di non volere più figli, dando un profondo dispiacere al marito. 

Nel 1938 vide la luce un libro di memorie, Il vecchio secolo (The Old Century), scritto, a detta dello stesso Sassoon, con l’intenzione di costituire un piacevole intrattenimento, portando il lettore a dimenticare per qualche momento l’amarezza della vita. Si trattava di una semplice autobiografia dell’autore, dall’infanzia fino al compimento dei ventuno anni, l’espressione di una nostalgia personale ma anche l’evocazione di una bellezza ormai sfumata. In generale l’accoglienza fu positiva, con recensioni rincuoranti.

L’anno successivo, poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, venne stampato in edizione privata Riflessioni in rima (Rhymed Ruminations), il nuovo volume poetico di Sassoon (nel 1940 la Faber ne curò un’edizione commerciale che tuttavia attrasse ben pochi commenti favorevoli).

Con lo scoppio del conflitto le cose cambiarono presto anche a Heytesbury: parte della servitù venne chiamata a servire nell’esercito, e ciò fu un’ulteriore fonte di tensione tra moglie e marito, costretti per la prima volta a confrontarsi con le faccende domestiche. A maggio, in risposta a tutti quelli che lo consideravano un pacifista senza arte né parte, Sassoon inviò all’ «Observer» una poesia di otto versi in cui invitava l’Inghilterra alla resistenza armata. E dopo la capitolazione della Francia, quando qualcuno gli suggerì addirittura di scappare in America, lui scartò immediatamente l’ipotesi considerandola un atto di codardia. Per il resto le sue giornate trascorrevano nella noia di chi poteva essere solo uno spettatore passivo di quello che stava avvenendo nel mondo, con George al suo fianco come unica consolazione.

Padre e figlio

Nel 1942 la Faber pubblicò Il patrimonio della gioventù (The Weald of Youth), un altro libro autobiografico che si concentrava sugli anni precedenti la Prima guerra mondiale e che esplorava il crescente conflitto tra sport e ambizioni letterarie che allora attraversava lo spirito del giovane Sassoon. Nel complesso, la sensazione, registrata pure da diversi recensori, è quella di avere a che fare con una storia che altro non è che una fuga dall’orrore della guerra per rifugiarsi nel conforto di un tempo passato più o meno idealizzato e destinato a non tornare più…

La vita di Siegfried Sassoon continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini in bianco e nero a corredo dell’articolo sono tratte dal volume di Max Egremont, Sigfried Sassoon: a Biography (Picador, 2006).