di Red.
Dopo mesi di sonnolenza e illusioni (peraltro senza giustificazioni), i bollori del mondo cattolico sono tornati evidenti per la notizia dell’omissione ecumenica del Filioque da parte di Leone XIV nel corso della “Commemorazione dei Nuovi Martiri e Testimoni della Fede” (14 settembre 2025).
Se ne sono sentite di tutti i colori: dalle divagazioni benevole alle negazioni dell’evidenza, per non contare gli strafalcioni da mani nei capelli. Vediamo di fare il punto.
1. Dogma o non dogma
Non è mancato chi per salvare capre e cavoli ha pensato bene di uscirsene dicendo che la questione del Filioque sarebbe una materia non definita, ancora dibattuta. Non ci sarebbe nemmeno da perdere tempo a rispondere ma, ancora una volta, facciamo replicare a San Pio X che parla “dell’opinione, non meno temeraria che falsa, che il DOGMA della processione dello Spirito Santo dal Figlio non derivi dalle parole stesse del Vangelo, né sia comprovato dalla fede degli antichi Padri” (S. Pio X, Ex quo nono, 26 dicembre 1910). Ad abundantiam: sarebbe bastato dare un’occhiata alla professione di fede prescritta da Urbano VIII agli Orientali per vedere quanto si richiede ai punti 12 e 13: “12. Professo cioè che lo Spirito Santo è eternamente dal Padre e dal Figlio e che ha la sua essenza ed il suo essere sussistente allo stesso modo dal Padre e dal Figlio e da entrambi eternamente procede come da un unico principio ed un’unica spirazione. 13. Confesso ancora che l’espressione Filioque è stata lecitamente e ragionevolmente aggiunta al Simbolo per rendere più chiara la verità e per una necessità urgente di quel momento”. Va poi ribadito un aspetto già illustrato ieri, ovvero: “ciò che la Chiesa ha dogmaticamente specificato (anche in tempi successivi) non può essere liberamente rimosso da nessuno. Esempio facile: non si può far finta che l’Assunzione di Maria non esista solo perché definita infallibilmente nel 1950. Idem per l’Immacolata Concezione. Idem per il Credo nella sua formulazione completa, che chiarisce e fissa ciò che nei primi tempi ancora non era stato esplicitato dogmaticamente”. Dunque sì: è una dottrina definita e vincolante per tutti i cattolici, orientali compresi. Passiamo oltre.
2. Divagazioni assortite sulle liturgie orientali
Alcuni hanno cercato di giustificare il gesto di Leone XIV appellandosi alle liturgie orientali. L’argomento è totalmente fuori fuoco perché il rito in questione era chiaramente una celebrazione ecumenica-indifferentista con eretici e scismatici. Ed è in quel contesto che va valutato il fatto. Già ieri avevamo chiarito che a fugare ogni dubbio era il libretto dell’evento diffuso dal Vaticano, con la professione di fede “secondo la versione ecumenica” (testuale e scritto in fucsia) con le parole “e dal Figlio” evidentemente soppresse.
3. La Dottrina cattolica condanna quell’incontro in generale e le omissioni “ecumeniche” in particolare.
Partiamo dal generale. L’evento del 14 settembre semplicemente non avrebbe dovuto tenersi perché contrario a quanto il lume naturale e la dottrina della Chiesa insegnano sull’indifferentismo. Delle condanne di Pio XI in Mortalium animos (1928), abbiamo già parlato molte volte e non vale la pena ripetersi. Aggiungiamo invece qualcosa su ciò che insegnava Pio XII proprio rispetto agli Orientali (Orientalis Ecclesiae, 1944): «Non basta accettare con docilità gli antichi documenti del magistero ecclesiastico, ma che occorre in più abbracciare con fedele sottomissione di cuore tutte quelle definizioni che dalla Chiesa in forza della sua suprema autorità di tempo in tempo ci siano proposte a credere. Anzi, non è lecito, neppure sotto il pretesto di rendere più agevole la concordia, dissimulare neanche un dogma solo […]. Perciò non conduce al desideratissimo ritorno dei figli erranti alla sincera e giusta unità in Cristo, quella teoria, che ponga a fondamento del concorde consenso dei fedeli solo quei capi di dottrina, sui quali o tutte o almeno la maggior parte delle comunità, che si gloriano del nome cristiano, si trovino d’accordo, ma bensì l’altra che, senza eccettuarne né sminuirne alcuna, integralmente accoglie qualsiasi verità da Dio rivelata».
Ma c’è di più, andiamo nel particolare. L’istruzione Ecclesia Catholica (1949) della Congregazione del Sant’Uffizio, approvata da Pio XII, spiega ancor più a fondo la pericolosità delle omissioni in campo “ecumenico”: «Parimenti [i vescovi] vigileranno perché, col pretesto che si dovrebbe dare maggiore considerazione a quanto ci unisce che a quanto ci separa dagli acattolici, non venga favorito l’indifferentismo, sempre pericoloso, specialmente presso coloro che sono poco istruiti nelle materie teologiche e poco praticanti la religione.
Si deve infatti evitare che, per uno spirito, chiamato oggi «irenico», l’insegnamento cattolico (si tratti di dogma o di verità connesse col dogma) venga talmente conformato o accomodato con le dottrine dei dissidenti (e ciò col pretesto dello studio comparato e per il vano desiderio dell’assimilazione progressiva delle differenti professioni di fede) che ne abbia a soffrire la purezza della dottrina cattolica e ne venga oscurato il senso genuino e certo.
Si deve anche evitare quel modo di esprimersi da cui hanno origine opinioni false e speranze fallaci che non possono mai attuarsi; come per esempio, dicendo che non deve essere preso in tanta considerazione l’insegnamento dei Romani Pontefici, contenuto nelle encicliche, sul ritorno dei dissidenti alla Chiesa, sulla costituzione della Chiesa e sul Corpo Mistico di Cristo, perché non è tutto di fede, oppure (ancora peggio) perché in materia di dogmi nemmeno la Chiesa cattolica possiede più la pienezza del Cristo, ma essa può venire perfezionata dalle altre chiese.
[…] La dottrina cattolica dovrà dunque essere proposta ed esposta totalmente ed integralmente: non si dovrà affatto passare sotto silenzio o coprire con parole ambigue ciò che la verità cattolica insegna sulla vera natura e sui mezzi di giustificazione, sulla costituzione della Chiesa, sul primato di giurisdizione del Romano Pontefice, sull’unica vera unione che si compie col ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo.
Si insegni loro che essi, ritornando alla Chiesa, non rinunceranno a nessuna parte del bene che, per grazia di Dio, è finora nato in loro, ma che col loro ritorno questo bene sarà piuttosto completato e perfezionato. Non bisogna però parlare di questo argomento in modo tale che essi abbiano a credere di portare alla Chiesa, col loro ritorno, un elemento essenziale che ad essa sarebbe mancato fino al presente.
Queste cose devono essere dette chiaramente ed apertamente, sia perché essi cercano la verità, sia perché non si potrà ottenere una vera unione fuori della Chiesa […]».
Può bastare.

Seguite Radio Spada su:
- Libreria: www.edizioniradiospada.com;
- Telegram: https://t.me/Radiospada;
- Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
- Instagram: https://instagram.com/radiospada;
- Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
- YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
- Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
