San Giuseppe da Copertino, sacerdote professo dei Minori Conventuali di San Francesco, noto come il Santo dei voli per le sue mistiche levitazioni, fu beatificato da Benedetto XIV. Ecco, in traduzione, i passi salienti del breve pontificio “Aeternus Dei Filius” del 20 febbraio 1753, a mezzo del quale papa Lambertini ne disponeva la beatificazione, la quale fu solennemente celebrata nella Patriarcale Basilica Vaticana il 24 dello stesso mese e anno.
L’Eterno figliuolo di Dio, sebbene innanzi l’origine del mondo abbia egualmente sempre regnato coeguale al Padre, pur nondimeno nella pienezza dei tempi apparve manifesto nella carne, acciocché secondo i vaticini dei Profeti, riedificando le cose cadute e restaurando le rovinate, ergesse e stabilisse il suo regno fino agli ultimi confini della terra contro la tirannide dell’antico avversario. Quelli adunque i quali si studiano di essere annoverati come cittadini in questo regno, che doveva raccogliersi da tutte le lingue e da tutti i popoli, devono con violenza espugnarlo e conseguirlo. Cristo Signore ha voluto che questo sia un editto perpetuo, promulgato per loro per tutta la vita, essendo Egli venuto a gettar foco nella terra, e non chiedendo altro se non che si accendesse ed ardesse. Per questo solo fuoco celeste da ogni parte si rinnovellano le menti degli uomini e, tocche ed accese dall’ardore dello Spirito Santo, infrenate e soggiogate le cupidigie terrene, sono rapite all’amore di Dio, e alla somiglianza ed immagine di Lui si conformano. Di questa divina potenza abbiamo bellissimo testimonio nel venerabile Servo di Dio Giuseppe da Copertino, Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco, chiamati Conventuali, il quale, a questo regno di Cristo essendosi tutto dedicato a servirlo, sì spogliò dell’uomo antico e si vestì il nuovo; e cercò d’imitare il suo duce ed antesignano Francesco nell’altissima povertà, in ogni maniera di abnegazione di sé, nella continua orazione, nella meditazione della croce, nello stretto silenzio, e nei lunghi digiuni. Ma avendo pienamente conosciuto, che quand’anche avesse dato il suo corpo ad ardere, nulla a nulla gli sarebbe giovate se non avesse avuta carità, accadde che indirizzasse tutti i suoi pensieri e tutti i suoi sforzi a questo primo e principalissimo comandamento della dilezione. Per quest’intima unione con Dio siffattamente il cuore di lui era rapito dal foco della divina carità, e tutto divampava dell’incredibile amore d’interna dolcezza, che alcune volte usciva in estasi e in ratti, e mentre era ritenuto abitatore in terra, per il veementissimo desiderio del suo Dio, diveniva quasi cittadino del Cielo.
da Giuseppe Ignazio Montanari, Vita e miracoli di San Giuseppe da Copertino, Fermo, 1851
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