Si è nuovamente messo in moto ad Astana (arcidiocesi di cui è ausiliare Mons. Schneider) il solito – e ritrito – carrozzone indifferentista. In prima fila spiccano il Rabbino Capo Sefardita “d’Israele” David Yosef (figlio dell’altro Rabbino Capo Ovadia Yosef, celeberrimo perché disse – destando le ire dell’American Jewish Committee – che «i non ebrei sono nati solo per servire noi. Senza questa funzione, non hanno motivo di essere al mondo». Vedere fonti nelle note del collegamento) e il “Patriarca di Mosca” Kirill, la cui fede nel circo ecumenista è da sempre riconosciuta.
Anche i modernisti vaticani, fin dall’infiltrazione avvenuta col Vaticano II, non osano mancare a questi penosi festival dell’apostasia. Se il fatto è notorio, ben più interessante (drammaticamente interessante) è una netta conferma che Leone XIV ha voluto dare per quanto concerne la sua piena adesione al documento bergogliano di Abu Dhabi, già peraltro manifestata pochi giorni dopo il suo insediamento.
Riproduciamo di seguito, con grassettature nostre, ampi estratti del messaggio che Prevost ha mandato all’evento. Solo una nota finale: sebbene la crisi che attraversa il Corpo Mistico sia dolorosissima per ogni fedele, è bene chiarire che in nulla questo disastro tocca le note fondamentali della Chiesa e che l’unica via per uscirne sta nel tornare ai principii che alcuni vorrebbero mettere tra parentesi.
Invio i miei più sentiti saluti a tutti i partecipanti all’VIII Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, riunito ad Astana sul tema “Dialogo tra le Religioni: Sinergia per il Futuro”. In particolare, ringrazio Sua Eccellenza il Signor Kassym-Jomart Tokayev, Presidente della Repubblica del Kazakistan. Vi siete riuniti da ogni angolo del mondo per rinnovare amicizie e crearne di nuove, uniti nel comune desiderio di portare guarigione al nostro mondo fratturato e ferito. Questo tema è particolarmente attuale, poiché sottolinea il ruolo vitale del dialogo interreligioso in un’epoca segnata da violenti conflitti.
[…] Da questa prospettiva, lavorare insieme in armonia non è semplicemente una scelta pragmatica, ma un riflesso dell’ordine più profondo della realtà. È in linea con il tessuto stesso della nostra esistenza condivisa come membri dell’unica famiglia umana. Nel profondo della nostra coscienza, questa consapevolezza fa nascere un profondo senso di solidarietà: la convinzione che siamo responsabili gli uni degli altri (cfr. Giovanni Paolo II, Sollicitudo Rei Socialis, 30 dicembre 1987, 38).
[…] Tale collaborazione non è un invito a cancellare le differenze, ma piuttosto un invito ad accogliere la diversità come fonte di reciproco arricchimento. La Chiesa cattolica, da parte sua, riconosce e stima tutto ciò che è “vero e santo” nelle altre religioni (Nostra Aetate, 28 ottobre 1965, 2). In effetti, cerca di promuovere un’autentica sinergia portando i doni distintivi di ciascuna tradizione al tavolo dell’incontro, dove ogni fede contribuisce con la sua saggezza e compassione uniche al servizio del bene comune.
In questo sforzo, “sinergia per il futuro” non è uno slogan astratto, ma una realtà viva che ha già dato i suoi frutti. Lo storico incontro di preghiera dei leader religiosi ad Assisi nel 1986, convocato da Papa Giovanni Paolo II, ha dimostrato che non può esserci pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Più recentemente, il Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 dal mio venerato predecessore Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, ha offerto un chiaro modello [blueprint] di come la sinergia religiosa possa promuovere la pace e la coesistenza globali. Abbiamo assistito a questo stesso spirito durante l’ultimo incontro di questo Congresso nel 2022, dove leader di diverse fedi, tra cui Papa Francesco, si sono riuniti per condannare la violenza e l’estremismo, sostenere la cura dei rifugiati e invitare tutti i leader a lavorare insieme per la pace.
[…] Il futuro che immaginiamo – un futuro di pace, fraternità e solidarietà – richiede l’impegno di tutte le mani e di tutti i cuori. Quando i leader religiosi si uniscono in difesa dei più vulnerabili della società, si uniscono per piantare alberi per prendersi cura della nostra casa comune o alzano una voce unanime a sostegno della dignità umana, testimoniano la verità che la fede unisce più di quanto divida. In questo modo, la sinergia diventa un potente segno di speranza per tutta l’umanità, rivelando che la religione, nel suo nucleo, non è fonte di conflitto, ma fonte di guarigione e riconciliazione.
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Foto da: https://www.unaoc.org/2025/09/high-representatives-remarks-8th-congress-leaders-of-world-traditional-religions/
