Volentieri presentiamo ai lettori questi utili estratti dal capolavoro Vita spirituale. Catechismi e saggi del Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.
3. Che cosa si richiede per innalzare la mente a Dio?
Per innalzare a Dio il nostro spirito è necessario che pensiamo a lui e che, con la volontà, ci avviciniamo a lui, desiderando, almeno in qualche modo, di andare incontro ai suoi divini voleri. Nella preghiera sono quindi interessate le nostre due facoltà superiori, cioè l’intelligenza e la volontà; ma anche le altre potenze umane sensibili e più esterne possono prendervi parte con lo sguardo, il gesto, la parola, ecc.
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10. È necessaria l’attenzione nella preghiera vocale?
Per essere valida l’orazione vocale, è del tutto necessario almeno quel minimo di attenzione senza il quale l’anima che prega non potrebbe conservare neppure la intenzione di onorare Dio con la sua preghiera; senza ciò non vi sarebbe più preghiera. Non si potrebbe dire lo stesso né dell’attenzione con cui cerchiamo di intendere il senso delle parole che pronunciamo, né di quella attenzione con cui, mentre recitiamo le nostre formule, ci manteniamo alla presenza di Dio, della Madonna, o dei Santi cui sono rivolte, pensando esplicitamente a loro. Per essere buona però, la preghiera vocale esige che cerchiamo di avere almeno una di queste ultime forme di attenzione: da esse, infatti, dipende molto il fervore e quindi l’efficacia della preghiera.
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12. Che cosa s’intende per orazione mentale?
L’orazione mentale è la preghiera che non bada alla espressione esterna, vocale, di ciò che vogliamo dire a Dio, benché più volte, almeno in certi momenti, venga accompagnata anche da qualche parola; essa consiste essenzialmente negli atti di intelligenza e di volontà con cui ci mettiamo a contatto con Dio, sia per domandargli qualche cosa, sia per meditare alla sua presenza sulle verità che Egli ci ha insegnato, sia semplicemente per mantenerci alla sua presenza o per addentrarci nella sua intimità.
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14. Questo esercizio di orazione mentale presenta forme diverse? Le varie forme di orazione mentale sono comprese in due grandi categorie, la prima delle quali si chiama meditazione e la seconda contemplazione. La meditazione viene chiamata così perché in essa l’anima riflette (medita) sulle verità della fede per penetrarle sempre più con l’intelletto e per farle entrare profondamente nella sua vita. Nella contemplazione, invece, l’anima non fa che guardare il Signore e mantenersi in contatto con Lui mediante un’attenzione amorosa alla sua presenza. In ogni forma di contemplazione, quando si prolunga e mantiene l’anima raccolta, si esercita almeno un iniziale influsso divino con cui Dio attira l’anima a sé; perciò l’orazione contemplativa, specialmente nelle sue forme più elevate in cui quest’influsso si fa anche sentire, non dipende dal nostro libero arbitrio, ma deve essere concessa da Dio. Dipende invece da noi esercitarsi nella meditazione.
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