Ovviamente – e questo vale per personaggi trattati tanto nei vari articoli quanto nei libri – il giudizio complessivo su figure di spicco della letteratura, ora eccentriche, ora controverse, deve tenere come supremo criterio quello della Dottrina Cattolica: salvare il buono, rigettare il cattivo, usare prudenza per tutto [RS]
di Luca Fumagalli
Seppur rappresentante “minore” di quella letteratura di ispirazione cattolica (pur vicende personali ben al limite dell’eccentrico) che fiorì in Inghilterra nella prima metà del Novecento, Antonia White è ancora oggi ricordata per il romanzo Frost in May (1933), un classico della narrativa a soggetto scolastico che attinge a piene mani dalla tormentata e a tratti tragica parabola biografica dell’autrice. La vicenda, descritta con uno stile limpido e distaccato, ha per protagonista Nanda Gray, una bambina di nove anni che viene iscritta al prestigioso collegio cattolico di Lippington, un’istituzione femminile gestita da un ordine religioso. Dopo un processo d’integrazione lungo e difficile, Nanda finirà però per essere espulsa con vergogna a causa di uno spiacevole incidente.
L’ambientazione e le atmosfere di Frost in May sono in qualche modo anticipate da The Saint, un breve racconto che la White scrisse nel 1928, in cui tra l’altro fanno la loro prima comparsa personaggi ed episodi che ritorneranno nel romanzo. Vi sono però una manciata di differenze significative: in The Saint la narrazione è condotta in prima persona anziché in terza e i toni sono più leggeri e scanzonati. Muta pure il fine ultimo della storia: se Frost in May è la messa in discussione di un sistema educativo al limite del tirannico, nel racconto si mettono invece a confronto due modelli di santità per certi versi antitetici.
La trama di The Saint ruota attorno a un gruppo di alunne della Junior School particolarmente affezionate alla loro responsabile, Madre Lucilla Ryan, una suora dolce e compassionevole, purtroppo segnata da una grave malattia che la sta conducendo alla morte. Le ragazze sono convinte che Madre Lucilla sia una santa e i biglietti da lei scritti vengono gelosamente custoditi nei loro messali come se fossero delle reliquie. Sul conto di quest’ultima, poi, circolano degli aneddoti che hanno del leggendario e alle alunne spiace solo che sia destinata a spirare nel suo letto e non a causa del martirio: «La canonizzazione, lo sapevamo, era un processo lungo e tedioso, e noi volevamo risultati rapidi».
Come sua sostituta viene designata Madre Keziah MacDowell, apparentemente la meno adatta a succedere a Madre Lucilla. Oltre a indossare vesti logore e un paio di grossi occhiali che la fanno assomigliare a un insetto, tutto quello che fa è accompagnato da un’aura di ridicolo; persino a lezione di cucito sembra in affanno anche solo per centrare col filo la cruna dell’ago. Pure il suo nome di battesimo è comico.
Quando Madre Lucilla muore, al funerale sono invitate tutte le studentesse della scuola. Mentre la bara è fatta scendere nella tomba, una farfalla bianca si libera in volo. Lo strano fatto è interpretato da tutti i presenti come un segno di benevolenza divina e anche alla Reverenda Madre, generalmente austera, sfugge un sorriso di compiacimento.
Poco dopo, in giardino, la piccola Charlotte si sbuccia un ginocchio e Madre MacDowell la soccorre come può, nonostante il sangue la terrorizzi. Una volta raggiunta l’infermeria si scopre però che della ferita non vi è più alcuna traccia. È semplicemente sparita, come per miracolo. Le alunne hanno già la risposta pronta: è certamente opera di Madre Lucilla; del resto Charlotte porta sempre con sé un rosario che la “santa” ha avuto modo di toccare («Madre Lucilla ai nostri occhi era già come se fosse stata canonizzata»). In verità più tardi si viene a sapere che la ragazza aveva dimenticato il suo rosario in cappella, perciò al momento del presunto miracolo le sue tasche erano vuote.
Nell’epilogo, quando ormai sono passati più di trent’anni dai fatti citati, con un colpo di scena la narratrice racconta di aver appreso per caso, sfogliando il giornale, dell’imminente canonizzazione della Beata Madre Keziah MacDowell.


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