Nell’articolo “L’interesse geopolitico di San Pio V per l’Iran” si accennava al fatto che il gran progetto di San Pio V per far fruttare la vittoria di Lepanto prevedesse l’ingresso nell’alleanza anti-turca, oltre che dello Scià di Persia, anche dello Sceriffo dell’Arabia Felice. Era questi Mutahar o Mutahat e regnava su una regione corrispondente allo Yemen. Il Pontefice, il 17 novembre 1571, gli indirizzò la seguente lettera per mezzo del re Sebastiano I del Portogallo.
Al potente Sceriffo Mutahar, Re dell’Arabia Felice, l’illustrazione dello Spirito della verità. Non c’è dubbio che il terrore comune dei pericoli e la condivisione delle ingiustizie abbiano il grande potere di unire gli animi di qualsiasi principe e popolo, facendoli diventare amici anche se divisi da immense distanze e differenti per molti altri aspetti. I tiranni turchi sono sempre stati mossi da una tale ingordigia di potere e da una sete di ricchezze e oro così grande che non possono fare a meno di essere ostili a tutti i principi e popoli, con il desiderio di soggiogare e opprimere tutti allo stesso modo. Tuttavia, sapendo che le loro forze, pur essendo grandi, non sono sufficienti per attaccare tutti nello stesso momento, hanno sempre usato l’astuzia di fingere pace e amicizia con gli altri, mentre muovevano guerra a qualcuno in particolare. A causa di questa scelleratezza e mancanza di lealtà, hanno conquistato nobilissimi regni e province, come quelle di Persia, Arabia, Grecia, Germania, Ungheria e Italia, annettendole alla loro tirannide. Il successo di queste imprese ha aumentato la loro audacia, temerarietà e superbia, al punto che sono convinti che nessuno oserà opporsi a loro con le armi e che tutti obbediranno a un solo cenno. È con questa stessa strategia che Selim, l’attuale tiranno dei Turchi, l’anno scorso ha iniziato a sottrarre, come un nemico, il regno di Cipro e altri territori di terra e di mare alla nobilissima Signoria di Venezia. Lo ha fatto disprezzando l’amicizia, le promesse e gli accordi presi, e contro il giuramento da lui stesso fatto, senza avere alcuna ragione. Di conseguenza, siamo rimasti molto turbati e, per la cura paterna che ci è stata affidata da Dio (anche se ne siamo indegni) per sostenere tutto il popolo cristiano, abbiamo subito iniziato a esortare e spingere, sia con lettere che tramite nunzi, tutti i principi cristiani a unirsi per abbattere la grandissima ferocia e insolenza di questo nostro crudelissimo nemico. Perciò, si è formata una lega tra il Re Cattolico di Spagna, Noi e gli stessi Veneziani. Abbiamo messo insieme una numerosa flotta, nel miglior modo possibile in così poco tempo, e l’abbiamo inviata contro i Turchi. La battaglia navale si è svolta con i Turchi in Grecia, vicino al golfo di Corinto, il settimo giorno dello scorso ottobre. In quella battaglia, i nostri hanno ottenuto una vittoria così degna e gloriosa che non se ne è mai vista o sentita una simile in passato. L’armata turca, che contava più di trecento navi di ogni tipo, ben equipaggiate e in perfetto ordine, fu per la maggior parte catturata; il resto fu affondato e distrutto completamente. Furono uccisi più di trentamila Turchi, inclusi i loro comandanti, che erano il nerbo principale del loro esercito. Tra tutte le altre cose, i nostri hanno catturato centonovanta galee con un grandissimo numero di prigionieri. Il nostro crudelissimo nemico si ritrova ora spogliato di tutta la sua flotta e meritatamente indebolito dalla gravissima sconfitta subita. Il suo intero litorale è ora vulnerabile alle incursioni della nostra flotta. Non dobbiamo smettere di raccogliere i giusti frutti di una vittoria così nobile e illustre. Non smetteremo mai di spingere tutti i principi cristiani e di sollecitarli a rinforzare la lega e a fare i più grandi preparativi possibili, in modo che nella prossima primavera assedino il crudelissimo nemico per terra e per mare e lo assalgano. Abbiamo anche voluto farvi sapere e notificare questo, affinché siate certi che al presente vi si presenta un’occasione comodissima e desideratissima, e in un modo tale che forse non ne avrete mai più una simile. Ovvero, l’occasione di stringere il nemico comune, di perseguitarlo e di recuperare ciò che vi ha sottratto, se mai ha occupato qualcosa che era soggetto al vostro regno. Vi esortiamo, vi persuadiamo e anche vi preghiamo di fare questo, di abbracciare senza indugio e di cogliere al più presto questa ottima occasione che vi si è presentata per agire bene e per abbattere e annientare questo malvagio nemico. Non c’è dubbio che questo nemico, presto soffocato da ogni lato dal peso di grandissimi eserciti e dalla nostra flotta navale, non potrà in alcun modo resistere al nostro e al vostro impeto fortissimo. Possa Dio onnipotente mettere nel vostro cuore ogni cosa buona in questa faccenda, affinché facciate ciò che porterà salvezza a voi e al mondo intero. Ve lo spiegherà più ampiamente la persona che vi consegnerà questa nostra lettera.
Fonti bibliografiche: G. Catena, Vita del gloriosissimo papa Pio quinto, Roma, 1587; A. de Falloux, Storia di s. Pio V papa, dell’Ordine dei predicatori, Milano, 1886; L. von Pastor, Storia dei Papi, vol. VIII, Roma, 1929.

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