di Piergiorgio Seveso
Permettetemi in questa breve strobosfera una digressione personale che tanto personale non è: voglio raccomandare alle vostre preghiere l’amico Francesco Tomasella di Varese, oggi detenuto, che nel 2024 aveva preso parte alla nona giornata di cultura radiospadista di Reggio Emilia con interesse a attenzione.
Avevo conosciuto Francesco all’Università cattolica del Sacro Cuore nel settembre 2005, allora studente di scienze politiche e militante del Movimento Universitario Padano e poi della subentrante Comunità Antagonista Padana. Piccola specificazione: l’auletta che ospitava il gruppo era una sorta di crocevia tra le più disparate posizioni “identitarie” (parola che oggi useremmo con minor disinvoltura), frequentata anche da persone con orientamenti molto diversi: dal 2009 proprio lì inizierà una riflessione su un progetto cattolico-militante. Anche da quei discorsi e da quelle riunioni nascerà nel 2012 Radio Spada. Tra i ragazzi che si vedevano a inizio anni 2000 (nostro primo incontro: giugno 2004) c’era il giovanissimo Andrea Giacobazzi, che pure ha conosciuto Francesco Tomasella e che con me ha voluto questa strobosfera per l’amico imprigionato.
Arrembante e corsaro, naturalmente catalizzante, un po’ spaccone e dalle vaste letture, ci aveva colpito subito.
Avevamo collaborato per un paio d’anni, poi una carriera militare breve, coraggiosa e sfortunata, prima nelle terre italiane e poi in Francia, lo aveva allontanato da noi, pur mantenendo intatti i legami di amicizia e stima.
Dopo anni di varie e costruttive imprese lavorative, aveva ripreso gli studi di storia in un altra università, al contempo militando in varie denominazioni della destra radicale e poi come libero battitore e tribuno del popolo negli anni dolorosi della “Pandemia” e delle legislazioni speciali.
Studioso, bibliofago, sempre attento a stimoli e nuove letture, in Francesco era via via maturata anche l’irrevocabile conversione al cattolicesimo romano.
Il guerriero, il militante, il soldato politico, il tribuno della plebe, abbandonando le pallide e incerte chimere e corazze del superomismo neo-pagano ed evoliano, si inginocchiava dinanzi alla croce di Cristo.
Proprio mentre queste nobili premesse e un laborioso e adamantino percorso di studi facevano presagire per lui le cose migliori e più alte, una severa disavventura giudiziaria lo trascinava in carcere nel maggio 2024 per una annosa e penosa vicenda, con cospicua condanna ad undici anni di galera (in primo grado).
Colgo l’occasione che mi offre Radio Spada per rinnovare a Francesco la mia stima e amicizia personale e (per quello che può valere) la assoluta certezza umana nella sua innocenza.
Possa essere la prigione un luogo di edificazione spirituale nella preghiera e nella meditazione cattolica quotidiana, continuo esercizio di pazienza, di rassegnazione ma al contempo di coraggio a schiena dritta e a testa alta per poter “raddrizzare” la giustizia degli uomini.
A dimostrazione di come si possa essere liberi anche in catene, gli auguriamo che il carcere, luogo notorio di imbarbarimento, neo-modernismo e fiacchezza morale, possa invece lasciarlo incontaminato e più forte, per costruire il proprio futuro.
Nel ricordo di un’amicizia virile ventennale, cementata da discussioni e confronti diuturni, auguriamo a Francesco Tomasella di essere nuovamente come fenice che rinasce purificata e nobilitata dalle sue ceneri.
Consolatrix afflictorum ora pro nobis
Sancte Joseph, robur preclitantium, ora pro nobis
