di Piergiorgio Seveso
Anche questa settimana la nostra rubrica interrompe brevemente la sua marcia tra le macerie e i cascami del tradizionalismo e dell’integrismo nostrano per porgere invece un affettuoso tributo di stima e rispetto a Giuseppe “Pucci” Cipriani che il 9 settembre 2025 ha raggiunto la ragguardevole età di ottant’anni, età di compimento sereno, di un bilancio tranquillo e spassionato della propria esistenza.
Invitato molto gentilmente a presenziare ai festeggiamenti per il genetliaco e per i sessantacinque anni di militanza controrivoluzionaria che si terranno il 20 settembre a San Godenzo, ho dovuto con rammarico declinare per la mia notoria inattitudine ai viaggi fuori dall’amata patria lombarda (ed in questo posso vedere un ossequio alla passione pre-unitaria che ha sempre innervato l’attività culturale di Pucci Cipriani).
Radio Spada avrà degnissimi rappresentanti e delegati, sia al ritrovo conviviale, sia nel volume degli studi in onore per gli ottant’anni del festeggiato che il collega editore Solfanelli ha dato alle stampe.
Il nostro campo di battaglia è notoriamente abbastanza disadorno, alcune figure passano velocemente come folgori fragorose e come selve di fuochi bengala bellissimi spariscono nella notte. In questi tanto coraggioso ed esuberante quanto diviso e rissoso “campo di Dio” il carissimo Pucci ha avuto il dono di una grande perseveranza, persistenza e continuità, unita ad una febbrile ed inesauribile attitudine e tenacia nell’organizzazione di eventi ed iniziative.
Sarebbe inutile tratteggiarne l’opera di editore nei gloriosi e pericolosi anni Settanta, divulgatore e segnalatore inesausto e di tanto in tanto saggista: altri, i suoi amici e amatissimi discepoli, lo farebbero e lo faranno molto meglio di me.
Per noi piccoli ed eterni mocciosi della Tradizione e dell’integrismo, Pucci ha rappresentato negli anni Novanta una finestra spalancata su un mondo meraviglioso e sconosciuto, affascinante e complesso, anche nelle sue irriducibili contraddizioni. Antequam web fuisset, “Controrivoluzione” era attesa nelle nostre case come un catalogo e un emporio di meraviglie, una fonte inesauribile di spunti, un dedalo in cui era bello perdersi e ritrovarsi, la testimonianza viva e palpitante che un altro mondo era esistito prima della tirannide e dell’omologazione democratica e liberale, e che un altro mondo e un’altra vita si potevano costruire e vivere contro i principi del 1789 e in fedeltà al reame sociale di Cristo sul mondo. L’abbiamo fatto e lo facciamo ogni giorno.
Ogni pagina di “Controrivoluzione” ci schiudeva migliaia di ricerche ulteriori, di ultronee scoperte, di spiazzanti letture e di sconcertanti reperimenti in polverose biblioteche. Come sempre accade, crescendo, formandoci sempre di più, interiorizzando l’essenza della Buona battaglia, anche noi iniziavamo a mettere ordine in quel tesoro, in quel meraviglioso Eldorado toscano, discernendo l’oro, l’argento, il bronzo e di rado il rame.
Spesso non ci trovavamo d’accordo con le posizioni ecclesiali di Pucci, non ne condividevamo le speranze restauratrici o le granitiche certezze controrivoluzionarie ma questo non ha cambiato l ‘attenzione e la stima profonda verso questo titano del tradizionalismo cattolico.
Alle “acies schierate” abbiamo preferito e preferiamo la pirateria, le scorribande, la controguerriglia asimmetrica, la lotta senza quartiere, senza speranze e paure e senza collateralismi politici o ecclesiali.
La stessa Radio Spada sotto molti aspetti ne è testimonianza.
La buona battaglia di Pucci Cipriani era e rimane però anche la nostra battaglia e SENZA DI LUI il mondo cattolico integrale o tradizionale di lingua italiana avrebbe realizzato molto meno e molto meno bene, non avrebbe costruito quella rete di legami e collegamenti che il sano ed efficace eclettismo del nostro festeggiato ha invece creato e vivificato ogni giorno.
Sulle pietre di Civitella del Tronto o sulle strade dell’amato Borgo San Loenzo tutto il tradizionalismo di lingua italiana è prima o poi passato e ha lasciato qualche traccia.
Questa laicato operoso e stabile nell’opus magnum dell’azione cattolica, spesso bistrattato dai pavidi, dagli opportunisti, da deboli sagrestani e da arcigni custodi dell’abitudine al Nulla ecclesiale, è una testimonianza da conservare e da imitare, ognuno iuxta propria principia e secondo il proprio stile.
Siamo certi che in tutti gli anni che gli rimangono da vivere (e che confidiamo ancora numerosi) Pucci, attorniato dai suoi giovani collaboratori, continuerà fino all’ultimo a mantenere quella posizione di Fedeltà romana, dirittura e integrità cattolica che sono state le stelle polari (insieme alla Stella maris per eccellenza) della sua vita di bravo guelfo toscano. In attesa di ritrovare i molti spiriti magni ed amici che l’hanno preceduto nei comprensori celesti.
Prosit a Lui!
Che Iddio ci doni presto sempre nuove forze sane e sangue fresco per le molte battaglie che ci attendono. Per chiudere in bellezza e per citare il motto della rivista di Pucci: “Sub vexillis Christi regis militare gloriamur”
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