di Marco Tagliabue
Appena prima della consacrazione si recita il Santus: “Santus, santus, santus Deus Sabaoth”. Tre volte santo o Dio degli eserciti.
La salvezza delle anime, a cominciare dalla propria, richiede una lotta permanente, lo sa bene qualunque cristiano. La pace dell’anima, consapevole della vittoriosa compagnia di Cristo, non ha nulla a che vedere con la resa al Nemico di sempre.
La battaglia a volte si combatte nell’intimo del proprio cuore, ma a volte richiede di usare la spada. Accade quando le forze del mondo si organizzano, si armano con le armi più tremende, e si ripromettono di ucciderci, per soffocare con la nostra vita e anche la nostra fede.
Non è un’ipotesi astratta ma un’esperienza occorsa molte volte nel corso della storia, e che accade tutt’ora in molte parti del mondo dove ogni giorno molti cristiani vengono rapiti, torturati e uccisi nei modi più orrendi a causa della loro fede. Non è forse giusto, anzi doveroso difenderli?
È una lungo cammino che si dipana dalle origini, e che ha avuto alcuni momenti di particolare rilevanza storica, oltre che religiosa.
1571 – Lepanto
Durante il tanto celebrato Rinascimento, ai primi di ottobre del 1571, un organizzato esercito turco e musulmano, guidato da Alì agli ordini del regnante turco Selim II era prossimo a invadere il continente cristiano. Le intenzioni turche erano già chiarissime da almeno un paio di secoli nei quali truppe musulmane avevano invaso la Spagna e le flotte di Allah osavano sempre di più nel mare nostrum, sia pur con risultati alterni. L’assedio di Malta, iniziato nel maggio del 1565, malgrado non avesse comportato la capitolazione per la resistenza eroica dei cavalieri nei forti dell’isola, fu un segnale inequivocabile per tutto il mondo cristiano, seguito dalla conquista di Cipro nel 1570. Un mondo che non era più il monolite imperiale medievale. Un mondo rinascimentale che, specie tra le fila dei potenti, era sempre più affascinato da un rinascente (questo sì) paganesimo, neo-cesarismo machiavellico, che animava le corti italiane (Firenze) e francesi in particolare. Lutero, Zwingli e Calvino stavano a loro volta lanciando i loro veleni a nord delle alpi.
Un’Europa cristiana indebolita e un nemico religiosamente «imperialista» alle porte.
Fortunatamente la Santa Chiesa non era quella dei giorni nostri. Non sventolavano bandiere arcobaleno sulle porte delle chiese. Sul soglio di Pietro era stato eletto un certo Pio V, sponsorizzato da un certo Carlo Borromeo. Due santi. Si era appena chiuso il concilio di Trento, che non poté comunque estirpare il morbo protestante, ma un comunque fissò con i bulloni la sacra dottrina.
Ora che le anime erano state messe in guardia dalle suggestioni protestanti occorreva salvare i corpi dei cristiani dalle scimitarre turche. Il Papa, rinnovando lo spirito delle Crociate, chiamò le potenze cristiane a salvare Roma, la nuova Gerusalemme. Con evidente aiuto dell’alto riuscì a riunire in un notevole sforzo bellico ed economico le energie delle repubbliche marinare, della Spagna di Filippo II e di altri regni cattolici. Ingaggiò un giovane talentuoso e devoto, Juan d’Austria (che di austriaco non aveva nulla), fratello illegittimo dello stesso Filippo II come comandante della flotta, a dispetto di Andrea Doria. Fu la Santa Alleanza. Un vero miracolo politico reso possibile dalla fede che ancora scorreva nelle viscere dell’Europa, anche se non tutta.
Il 7 ottobre 1571 iniziò la battaglia nelle acque antistanti Lepanto e, malgrado l’inferiorità numerica della flotta cristiana questa prevalse, aiutata da un giro improvviso di vento.
L’Europa fu momentaneamente salva e il Te Deum risuonò dappertutto, a cominciare da San Pietro.
Momentaneamente.
1683 – Vienna
Purtroppo, malgrado il Concilio di Trento, l’Europa dei potenti non si riunì nella fede. Al contrario, eccitati dalla filosofia neopagana di Machiavelli e Hobbes, aiutati dai predicatori protestanti a ripudiare l’autorità di Pietro, proseguono in un cammino verso l’assolutismo sostanzialmente pagano e autoreferenziale.
Il risultato fu la deflagrazione di guerre intestine continue, come la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) tra i Borbone francesi e gli Asburgo per distruggere l’autorità imperiale. Una guerra che vide la partecipazione perfino di un Richelieu, cardinale e primo ministro, al servizio delle ambizioni del suo re ai danni della cristianità, anche a costo di alleanza con i principi protestanti.
Il corpo di un’Europa divisa e martoriata attira inevitabilmente i turchi musulmani in cerca di rivincita. Questa volta non per mare ma per terra. Partendo dall’Europa dell’est, dove già spadroneggiavano pur frenati dai russi, si spostano a ovest e aggrediscono l’Ungheria trovando la fiera opposizione di Carlo V di Lorena. Anche Venezia fa la sua parte, ma non basta. In Francia Luigi XIV, cinicamente, non porta alcun aiuto agli austro-ungarici. La distruzione di ciò che resta dell’impero cristiano non lo turba affatto. Così l’Ungheria cade davanti a 200.000 ottomani agli ordini Gran Visir Kara Mustafà, arrivano a Vienna e la assediano. Vienna non può resistere a lungo.
Di nuovo, come nel 1571, succede che a Roma ci sia un papa, Innocenzo XI, che non lascia fare. Con una mirabile opera diplomatica ripete lo stesso miracolo di San Pio V. Pacifica la Polonia con l’Austria, favorisce l’avvicinamento con il Brandeburgo protestante e con la Russia, mette d’accordo i protestanti ungheresi con l’episcopato locale. Niente ecumenismo di maniera, solo sostanza. E alla fine il miracolo di Lepanto si ripete. Marco da Aviano inviato del Papa presso l’Imperatore fa mettere l’immagine della Madonna sulle insegne imperiali. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l’effigie della Santa Vergine. Sarà solo Hitler a farle togliere 3 secoli dopo.
Finalmente le truppe dell’alleanza cattolica, al comando del re di Polonia giungono a Vienna e, pur in notevole inferiorità di numeri caricano gli ottomani e li mettono in rotta. In extremis l’Europa è nuovamente salva. “Veni, vidi, Deus vicit” scive il re di Polonia al Papa che consacra il 12 settembre al SS. Nome di Maria, in ringraziamento della vittoria.
7 ottobre 1571 e 12 settembre 1683 sono le date di queste vittorie cruciali, sul campo di battaglia, a colpi di spada e di cannone. Due Papi, santi, che non hanno esitato nell’usare la forza e tutto il loro potere per contrastare con le armi un nemico mortale. Cosa sarebbe successo in caso di sconfitta possiamo immaginarlo vedendo la sorte delle comunità cristiane nel Vicino e Medio Oriente, nei paesi arabi, e in Africa ovunque si sia diffuso l’islam.
Ma l’Europa e la fede cristiana su cui è storicamente fondata furono e sono oggetto di assalto continuo. La strategia accomodante e modernista del post-concilio è l’esatto opposto di quella coraggiosa e intelligente dei santi Pio V e Innocenzo XI.
E i risultati si vedono.
Per comprendere il contesto culturale del tempo suggerisco:
- Storia universale della Chiesa del Card. Hergenröther
- Dieci maestri della Rivoluzione politica e religiosa, Mons. Jean-Joseph Gaume
- due articoli pubblicati da Alleanza Cattolica: https://alleanzacattolica.org/la-battaglia-di-lepanto/ – https://alleanzacattolica.org/la-battaglia-di-vienna-del-1683
- E il bellissimo romanzo di Louis de Wohl che narra la storia di Juan d’Austria: L’ultimo crociato. Il ragazzo che vinse a Lepanto. Di Louis de Wohl.
Seguite Radio Spada su:
- Libreria: www.edizioniradiospada.com;
- Telegram: https://t.me/Radiospada;
- Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
- Instagram: https://instagram.com/radiospada;
- Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
- YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
- Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
Imm. di Pub. Dom.: Engraving of cross and eagle, installed on the tower of Saint Stephen, Vienna, in 1686 after the siege of Vienna 1683
