Riceviamo da Pietro Ferrari e volentieri pubblichiamo. Trattandosi di materie libere, le idee esposte non sono necessariamente quelle di tutti i collaboratori, ma restano utili per il dibattito sulla politica internazionale.


di Pietro Ferrari

Negli ultimi tempi sembra anche nuovamente esploso un nuovo “antisemitismo” in Italia, a vedere le aggressioni fisiche a qualche ebreo, le proposte di boicottaggio dei prodotti o degli atleti israeliani in quanto tali, la loro esclusione dalle varie kermesse, l’inibizione che subiscono a parlare in pubblici eventi. Un “antisemitismo politicamente corretto” che onestamente induce a riflettere su quanto sia beffarda la storia umana.

Se la causa palestinese è quella di un progetto nazionale e sociale, “laico” con forte matrice cristiana o “moderatore” tra le varie religioni dell’area (pensiamo al regime internazionale per Gerusalemme proposto da Pio XII), allora a parere di chi scrive va sostenuta. Se è invece uno strumento dell’islamismo internazionale o, peggio, del wokismo progressista, non è proprio il caso di sfilare con chicchessia.

Vi è una strage in atto a Gaza? Sì (tale fu però anche il terrorismo di Stato dei bombardamenti sulle città giapponesi italiane e tedesche del ‘44-’45). È ipocrita chi criminalizza Putin ma scagiona Netanyahu? Sì (come lo è pure chi difende i palestinesi ma chiede invece agli ucraini da tre anni di smetterla e arrendersi).

Allora si dice da parte di tutti che nel Vicino Oriente servono “due Stati per due Popoli” (come se poi magicamente ci sarebbe la pace)… ma tutti quelli che da anni usano la formuletta magica dei “due Stati” sanno di cosa parlano?

I “due Stati” si è mai capito dove e come farli? Gerusalemme a chi andrebbe? Se gli israeliani lasceranno anche stavolta Gaza ai palestinesi, unire Gaza o quel che ne resterà alla Cisgiordania significa spezzare in due Israele a meno che non ci sia la deportazione degli arabi da dove convivono con gli ebrei nella nuova Gaza o dalla Striscia ai territori. Quali sarebbero i confini? Il problema è che nessuno dei due popoli legittima l’altro ad occupare definitivamente alcun territorio.

Il popolo palestinese è diviso a tal punto che in Cisgiordania nessuna Intifada è ancora scoppiata da due anni per solidarietà ai fratelli di Gaza e la Lega Araba, assieme all’Autorità nazionale palestinese chiede che Hamas consegni le armi e se ne vada dalla Striscia.

La vera questione non è quindi se riconoscere o meno simbolicamente lo Stato palestinese che non esiste, ma semmai quella se costituirlo o no. Si inverte il processo, preferendo lo slogan immediato alla difficile costruzione di un progetto di State Building.

Se questo Stato palestinese bisogna crearlo occorre capire innanzitutto quale “autorità palestinese” riconosciuta può o deve farlo, in quale preciso territorio (?) e soprattutto… “come” (pacificamente o no?).

Resta una domanda di fondo. Come è stato possibile che uno Stato ultra militarizzato e controllato, coi servizi segreti più forti del mondo infiltrati ovunque, con i droni che beccano i nemici stranieri nelle loro stanze, con la tecnologia che fa esplodere i loro cellulari e blocca le turbine delle centrali nucleari in Iran, con una difesa che intercetta e disintegra il 95% degli attacchi missilistici, neanche si accorga che numerosi nemici penetrano il 7 ottobre 2023 nel suo confine in totale libertà e per diverse ore, commettendo massacri e stragi di civili?

Vediamo gli esiti. Dopo due anni, il trionfo di Netanyahu sul campo è solo virtualmente appannato dal grandioso successo mediatico delle migliaia di piazza che gridano Free Palestine. Hamas ha permesso ad Israele di aver un “motivo” (virgolette d’obbligo) per distruggere Gaza e poi occuparla, per annichilire Hezbollah in Libano, per defenestrare Assad in Siria e per umiliare l’Iran, rendendo anche improbabile una trattativa di pace tra la sua dirigenza e Tel Aviv. Se gli USA plaudono implicitamente ai falchi di Tel Aviv, l’ONU è uno scatolone inutile ma è assordante l’indifferenza dei tanto decantati BRICS, dei Paesi Arabi e probabilmente la figura meno peggiore la sta facendo proprio la tanta deprecata Europa.

Sembra proprio che, se Hamas non ci fosse stata, i falchi israeliani avrebbero dovuto inventarla.

Una sveglia è arrivata ieri pomeriggio. Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha detto: “Il riconoscimento unilaterale di Regno Unito, Australia e Canada di uno Stato palestinese è un disastro politico, una mossa sbagliata e un premio al terrorismo. Un governo israeliano efficiente avrebbe potuto impedirlo. Attraverso un lavoro intelligente e serio, un dibattito politico professionale e un’informazione corretta. Il governo che ci ha causato il peggior disastro in termini di sicurezza della nostra storia, ora ci sta anche causando la crisi politica più grave di sempre”.

Tanto per far capire agli emotivi che il problema non è solo Nethanyau. La sua opposizione lo accusa di aver fatto avanzare la rivendicazione nazionale dei Palestininesi.



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Imm.: Alisdare Hickson, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons