Dilexi te è la prima – interminabile – esortazione apostolica di Leone XIV. Presentata oggi da due cardinali di schiette “simpatie bergogliane” (Michael Czerny S.I. e Konrad Krajewsky), è un documento pienamente in linea con quanto abbiamo visto negli ultimi anni e decenni. Si caratterizza per una deformazione ideologica del cosiddetto fenomeno migratorio, così come per una visione della cura dei poveri, in sé doverosa, che risente di schemi molto novecenteschi. Per non parlare dei riferimenti alle Nazioni Unite, alle periferie esistenziali e al “magistero” neomodernista. Ovviamente, e pare scontato ribadirlo, il testo contiene anche riflessioni corrette ma questo vale quasi per ogni pubblicazione, comprese quelle marxiste. Non la riportiamo tutta: abbiamo scelto 7 punti chiave, ai quali se ne potrebbero affiancare altri. In italico le citazioni, le grassettature sono nostre. C’è veramente poco da aggiungere.


  1. Piena continuità con Francesco: In continuità con l’Enciclica Dilexit nos, Papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato» ( Ap 3,9). Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri.
  2. La sconfitta della povertà secondo l’ONU: è da salutare con favore il fatto che le Nazioni Unite abbiano posto la sconfitta della povertà come uno degli obiettivi del Millennio.
  3. L’Assemblea di Puebla: Si può anche teologicamente parlare di un’opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri, un’espressione nata nel contesto del continente latino-americano e in particolare nell’Assemblea di Puebla, ma che è stata ben integrata nel successivo magistero della Chiesa. 
  4. Chiesa povera”: Tre giorni dopo la sua elezione, il mio Predecessore espresse ai rappresentanti dei media il desiderio che la cura e l’attenzione per i poveri fossero più chiaramente presenti nella Chiesa: «Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!». 
  5. Migrazioni: La tradizione dell’attività della Chiesa per e con i migranti continua e oggi questo servizio si esprime in iniziative come i centri di accoglienza per i rifugiati, le missioni di frontiera, gli sforzi di Caritas Internationalis e di altre istituzioni. Il Magistero contemporaneo ribadisce chiaramente questo impegno. Papa Francesco ha ricordato che la missione della Chiesa verso i migranti e i rifugiati è ancora più ampia, insistendo sul fatto che «la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati». [65] E diceva anche: «Ogni essere umano è figlio di Dio! In lui è impressa l’immagine di Cristo! Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo». [66] La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità.
  6. Movimenti popolari: Dobbiamo riconoscere pure che, lungo i secoli di storia cristiana, l’aiuto ai poveri e la lotta per i loro diritti non hanno riguardato soltanto i singoli, alcune famiglie, le istituzioni o le comunità religiose. Ci sono stati, e ci sono, diversi movimenti popolari, costituiti da laici e guidati da leader popolari, tante volte sospettati e addirittura perseguitati. Mi riferisco a un «insieme di persone che non camminano come individui ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti, che non può permettere che i più poveri e i più deboli rimangano indietro. […] I leader popolari, quindi, sono coloro che hanno la capacità di coinvolgere tutti. […] Non provano disagio né sono spaventati dai giovani piagati e crocifissi».
  7. Piena continuità con il Vaticano II: Il Concilio Vaticano II rappresenta una tappa fondamentale nel discernimento ecclesiale riguardo ai poveri, alla luce della Rivelazione. Sebbene nei documenti preparatori tale tema fosse marginale, sin dal Radiomessaggio dell’11 settembre 1962, a un mese dall’apertura del Concilio, San Giovanni XXIII accese l’attenzione su di esso con parole indimenticabili: «La Chiesa si presenta quale è e quale vuole essere, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri». [76] Fu poi il grande lavoro di vescovi, teologi ed esperti preoccupati del rinnovamento della Chiesa  con l’appoggio dello stesso San Giovanni XXIII – a riorientare il Concilio. È fondamentale la natura cristocentrica, quindi dottrinale e non solo sociale, di un simile fermento. Numerosi Padri conciliari, infatti, favorirono il consolidarsi della coscienza, ben espressa dal Cardinale Lercaro nel suo memorabile intervento del 6 dicembre 1962 […]. Si prospettava così la necessità di una nuova forma ecclesiale, più semplice e sobria, coinvolgente l’intero popolo di Dio e la sua figura storica. Una Chiesa più simile al suo Signore che alle potenze mondane, tesa a stimolare in tutta l’umanità un impegno concreto per la soluzione del grande problema della povertà nel mondo.


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