Dal Radiomessaggio di S.S. Pio XII per la consacrazione della Basilica di Santa Teresa a Lisieux l’11 luglio 1954.
Vorremmo in poche parole interpretare il fervore e l’ammirazione di tutti verso Santa Teresa di Gesù Bambino. Se la Divina Provvidenza ha permesso la straordinaria diffusione del suo culto, non è forse perché ella ha trasmesso e trasmette sempre al mondo un messaggio di una sorprendente penetrazione spirituale, una testimonianza unica di umiltà, di fiducia e di amore?
Messaggio di umiltà anzitutto! Quale strana apparizione in seno a un mondo imbevuto di sé stesso, delle sue scoperte scientifiche, dei suoi virtuosismi tecnici, è il raggio di una giovane donna che non si distingue per alcuna azione eclatante, alcuna opera temporale. Con il suo assoluto spogliamento delle grandezze terrestri, la rinuncia alla sua libertà e alle gioie della vita, il sacrificio quanto mai doloroso degli affetti più teneri, ella si pone come vivente antitesi di tutti gli ideali del mondo. Quando i popoli e le classi sociali si diffidano o si scontrano per la preponderanza economica o politica, Teresa di Gesù Bambino appare a mani vuote: fortuna, onore, influenza, efficacia temporale, nulla la attira, nulla la trattiene se non Dio solo e il Suo Regno. Ma in compenso il Signore l’ha introdotta nella Sua casa, le ha affidato i Suoi segreti; le ha rivelato tutte quelle cose che Egli nasconde ai sapienti e ai potenti (cfr. Mt 11, 25). E ora, dopo aver vissuto silenziosa e nascosta, ecco che parla, ecco che si rivolge all’umanità intera, ai ricchi e ai poveri, ai grandi e agli umili. Dice loro con Cristo: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa; quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e pochi sono coloro che la trovano!» (Mt 7, 13).
La porta, stretta in verità, ma accessibile a tutti, è quella dell’umiltà. Teresa di Gesù Bambino, entrata per essa in paradiso, si tiene sulla soglia, le braccia cariche di rose, e mostra la sua “piccola via dell’infanzia“. È il Vangelo stesso, il cuore del Vangelo che ella ha ritrovato, ma con quanto fascino e freschezza. «Se non tornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 18, 3). Non appoggiatevi dunque sulla forza, il denaro, l’intelligenza e tutte le altre risorse umane. Cercate l’unico necessario. Accettate il giogo del Signore soave e leggero, riconoscete il Suo sovrano dominio sulle vostre persone, le vostre famiglie, le vostre associazioni, le vostre nazioni. Accogliete la Sua legge di mutuo soccorso fraterno e conoscerete la pace e la tranquillità. Rinunciando ai sostegni illusori di una civiltà tutta materiale, troverete la vera sicurezza che Dio dona a coloro che adorano solo Lui.
Ma per quanto dolce e sorridente sia la messaggera, molti troveranno questa umiltà difficile da praticare. Gli uomini di oggi, macchiati da tante colpe, appesantiti dal loro egoismo, possono ancora sperare di rialzarsi, scuotere le loro catene morali e mettersi in cammino verso Dio? Il Signore non ha orrore di tanta viltà e divisione, di tanta avarizia e sensualità? Che Teresa stessa dia la risposta! Che confessi con meravigliosa franchezza quanto sia consapevole della sua debolezza e della sua assoluta indigenza, lei, l’incomparabile privilegiata, l’anima scelta per favori incomprensibili. Una bambina incapace di salire un gradino della scala, di avanzare di qualche passo senza inciampare, così si vede davanti a Dio. Ma poiché è certa della sua totale impotenza, fissa su Dio uno sguardo implorante. Figlia di un ammirevole cristiano, ha compreso, sulle ginocchia di suo padre, i tesori di indulgenza e di compassione che racchiude il cuore del Signore. Perciò afferma, sicura di interpretare le disposizioni del Padre celeste: «Non è perché sono stata preservata dal peccato mortale che mi innalzo a Dio con la fiducia e l’amore. Ah! Lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i crimini che si possono commettere, non perderei nulla della mia fiducia; andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia del mio Salvatore, … perché so cosa aspettarmi dal Suo amore e dalla Sua misericordia» (Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un’anima, cap. X, fine). Formula che riassume mirabilmente il pensiero di Santa Teresa di Gesù Bambino: Dio è un Padre le cui braccia sono costantemente tese verso i Suoi figli. Perché non rispondere al Suo gesto? Perché non gridare incessantemente a Lui la nostra immensa angoscia? Bisogna fidarsi della parola di Santa Teresa, quando invita, il più miserabile così come il più perfetto, a far valere davanti a Dio solo la radicale debolezza e la povertà spirituale di una creatura peccatrice.
Ma questa creatura è destinata anche a ricevere il più sfolgorante dei doni del Cielo: l’amore divino. Fin dalla più tenera infanzia, Teresa si sente posseduta da Lui, consegnata a tutte le Sue esigenze, incapace di negargli nulla. Poco a poco, si precisano le rinunce che Egli attende da lei. Nessun sacrificio le sarà risparmiato: Dio come una fiamma ardente la consumerà interamente fino all’ultima agonia, che si compirà nella fede pura, priva di ogni consolazione. Ma Santa Teresa sa che presenta un’offerta espiatoria per le colpe del mondo, che continua nella sua carne e nel suo cuore lacerati il mistero della Croce. Non si chiama forse Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo? Il mantello regale di cui Cristo riveste la Sua eletta, è il mantello di porpora della Sua Passione redentrice. Poiché Teresa sa che in tal modo conquista le anime e che un giorno i suoi “immensi desideri” si realizzeranno in sovrabbondanza. «O mio Dio, Trinità beata, esclama, desidero amarVi e farVi amare, lavorare alla glorificazione della Santa Chiesa, salvando le anime» (Id. Atto di offerta come vittima d’olocausto, inizio). Al pari di Francesco Saverio, diventerà Patrona delle Missioni cattoliche. E l’omaggio che il popolo cristiano unanime le tributa ancora in questo giorno, testimonia la fecondità universale del suo sacrificio.
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