di Red.

Un caso da manuale sul funzionamento della rivoluzione, secondo lo schema della celebre frase brechtiana “Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico“.

Lo si dica senza giudizio sulle intenzioni, ma proprio ieri mentre una parte del mondo “conservatore” – che chiede a gran voce la “pace liturgica” in nome di un’analisi monca e contropruducente sulla crisi nella Chiesa – si stringeva al card. Zuppi nella celebrazione del Vespro tridentino a Roma, la CEI presieduta dallo stesso cardinale si accingeva a votare un documento che definire disastroso sarebbe un eufemismo.

Oggi alle 14.30 l’agenzia SIR (legata ai vescovi) dava conto dei fatti in questi termini (grassettature nostre):

Con 781 “placet” su 809 votanti, la Terza Assemblea sinodale ha approvato il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, intitolato “Lievito di pace e di speranza”. Il voto – elettronico e a scrutinio segreto – ha riguardato l’intero testo e le tre sezioni in cui è articolato: 124 proposizioni complessive, frutto del confronto emerso nella seconda Assemblea e rielaborato con il contributo della Presidenza Cei, del Comitato sinodale, del Consiglio Permanente, degli Uffici e delle Regioni ecclesiastiche. “Una volta che oggi questa Assemblea ha congedato il testo con il suo voto – ha affermato il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei -, è ora compito dei Pastori assumere tutto, individuare priorità, coinvolgere forze vecchie e nuove per dare corpo alle parole. Collegialità e sinodalità”. 

Sul documento ci sarebbe molto da scrivere, ma trattandosi dell’ennesismo allagamento di parole articolato in decine di pagine, ci focalizziamo su alcuni passaggi che da soli, per ora, bastano a dare il quadro complessivo. Citiamo dalle pagine 21 e 22:

[…] L’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

a. che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.);

b. che le Chiese locali promuovano percorsi e approcci pastorali di accompagnamento e integrazione nella vita ecclesiale delle coppie conviventi, che hanno in animo una futura unione nel sacramento del matrimonio, tenendo conto di questo loro desiderio;

c. che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana;

d. che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc.);

e. che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali formino opportunamente gli operatori pastorali e si avvalgano di esperienze formative e prassi già in atto.

C’è poco da aggiungere. Prima si capisce come funziona la rivoluzione, prima si trova la strada per uscirne. Senza chiacchiere, cerchiobottismi e illusioni.


Seguite Radio Spada su: