Il 23 ottobre molte Chiese, per concessione della Sede Apostolica, celebrano la “Solennità del Santissimo Redentore, il cui venerabile simulacro, preso dai Barbari (musulmani) e portato in Africa, era stato fatto oggetto di obbrobri e contumelie. In seguito ricuperato dai Frati Scalzi dell’Ordine della Santissima Trinità della Redenzione degli Schiavi, fu portato in Spagna ed ivi, per miracoli e prodigi rifulgente, sotto il nome di Gesù Nazareno è adorato e venerato dalla devota moltitudine della popolazione” (dal Martirologio dei Santi dell’Ordine dei Trinitari Scalzi). Cristo ci ha riscattati, redenti, dal potere del diavolo e questo è uno dei titoli della sua regalità sociale. Lo insegnano, tra gli altri:

«Cristo non ha il potere di comandare soltanto per diritto di nascita, essendo il Figlio unigenito di Dio, ma anche per diritto acquisito. Egli infatti ci ha liberato “dal potere delle tenebre” (Col 1,13) e “ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2,6). E perciò per lui non soltanto i cattolici e quanti hanno ricevuto il battesimo, ma anche tutti e singoli gli uomini sono diventati “un popolo che egli si è conquistato” (1Pt 2,9). A questo proposito sant’Agostino osserva giustamente: “Volete sapere che cosa ha comprato? Fate attenzione a ciò che ha dato e capirete che cosa ha comprato. Il sangue di Cristo: ecco il prezzo. Che cosa può valere tanto? Che cosa se non il mondo intero? Per tutto ha dato tutto”. San Tommaso, trattando della questione, indica perché e come gli infedeli sono soggetti al potere e alla giurisdizione di Gesù Cristo. Posto infatti il quesito se il suo potere di giudice si estenda o no a tutti gli uomini, risponde che, siccome “il potere di giudice è una conseguenza del potere regale”, si deve concludere che “quanto alla potestà, tutto è soggetto a Gesù Cristo. anche se non tutto gli è soggetto quanto all’esercizio del suo potere”.Questa potestà e questo dominio sugli uomini lo esercita per mezzo della verità, della giustizia, ma soprattutto per mezzo della carità».

«Eppure che cosa più soave e bella che il pensare che Cristo regna su di noi non solamente per diritto di natura, ma anche per diritto di conquista, in forza della Redenzione? Volesse Iddio che gli uomini immemori ricordassero quanto noi siamo costati al nostro Salvatore: «Non a prezzo di cose corruttibili, di oro o d’argento siete stati riscattati… ma dal Sangue prezioso di Cristo, come di agnello immacolato e incontaminato» [I Petr., 1, 18-19]. Non siamo dunque più nostri perché Cristo ci ha ricomprati col più alto prezzo [I Cor., 6, 20]: i nostri stessi corpi sono membra di Cristo [Ibid., 6, 15]».


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