di Red.
Dopo la visita ecumenica di Carlo III a Leone XIV, se ne sono sentite di tutti i colori. Ma in fin dei conti è la solita rassegna di arrampicate sugli specchi, divagazioni, attendismi, mezze verità ed errori palesi.
Cerchiamo di sgombrare subito il campo: i cattolici non pregano con gli eretici, il battesimo dei quali, in ordine al divieto, è irrilevante. Citare la lista dei pronunciamenti in merito (dagli atti delle Congregazioni, fino alle Encicliche e ad altro) significherebbe scrivere un’enciclopedia più che un articolo. Ieri – per brevità ma con diversi collegamenti ad altri approfondimenti – abbiamo ripreso una istruzione del Sant’Uffizio proibente la preghiera tra cattolici e acattolici. Chi vuole avere un quadro più completo lo troverà sicuramente in Golpe nella Chiesa.
Ribadito l’ovvio, passiamo a due rapide riflessioni ulteriori.
La prima – direttamente connessa alla premessa – è che una maggiore formalità (“sacralità“) di questi incontri non è, come alcuni vorrebbero lasciare intendere, da attribuirsi a merito di chi li conduce ma, al contrario, rappresenta un’aggravante, ovvero quella di aggiungere solennità all’errore.
La seconda: nel gran bailamme del mondo conservator-legittimista ratzingeriano non è mancato chi è andato a confrontare i colori degli abiti di Camilla (presso Leone XIV) con quelli di Elisabetta II (presso Francesco) tentando la spericolata operazione di provare una discontinuità di incarico Bergoglio-Prevost a partire dal nero protocollare di Camilla (nero in quanto regina non cattolica) e dal violetto non protocollare di Elisabetta. Ora, a parte il fatto che l’argomento già vacillerebbe potentemente per il semplice dato derivante dalla presenza in Vaticano di regine cattoliche che davanti a Bergoglio hanno sfoggiato un abbagliante e formalissimo bianco (vedere immagine in evidenza, per non parlare poi della lunga fila di regine non cattoliche ricevute in nero), ma poi è cosa nota che l’incontro del 2014 fu sostanzialmente informale. Il NCR lo scrive a chiare lettere: “Il Vaticano ha descritto l’incontro come “ufficiale, ma informale”, il che spiega perché si sia tenuto nello studio dell’Aula Paolo VI anziché nella biblioteca del Palazzo Apostolico e perché la regina non indossasse abiti neri. Al suo arrivo, da un pranzo con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, indossava una gonna e una giacca color lavanda chiaro”. Su La Stampa, si dà conto della giornata in modo simile: “L’incontro – definito ufficiale ma informale dal protocollo britannico – è avvenuto nei locali dell’aula Paolo VI, dunque né nel Palazzo apostolico né nella Casa Santa Marta dove risiede il Papa”.
Per approfondire il tema della piena continuità Francesco-Leone XIV vedere qui (l’elenco sarà aggiornato nei prossimi giorni). Per la questione delle false soluzioni alla crisi nella Chiesa, rimandiamo invece a Parole chiare.
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Imm. da screenshot repereriti presso: https://www.ncronline.org/news/vatican/pope-britains-queen-elizabeth-have-informal-meeting-vatican, https://www.korazym.org/14528/papa-francesco-incontra-re-juan-carlos-regina-sofia/papa-francisco-juan-carlos-reina-sofia/.
