Volentieri presentiamo ai lettori questi utili estratti dal capolavoro Vita spirituale. Catechismi e saggi del Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.
6. Che cosa è dunque la carità?
La carità è un amore di pura benevolenza con cui vogliamo bene a Dio sopra tutte le cose e poi anche a tutto ciò che a lui è caro, e principalmente ai suoi figli che sono gli angeli e gli uomini. Questa benevolenza non consiste in un sentimento ma in un atto della volontà con cui diamo a Dio la preferenza sopra tutte le cose e vogliamo bene al prossimo per amore di Dio. Tuttavia, il sentimento può accompagnare questo atto della volontà, ma ciò che ci unisce a Dio non è già il sentimento, che è una impressione soggettiva, ma l’atto della volontà.
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12. La santità non richiede forse nell’anima la presenza di alcune grazie straordinarie?
Siccome la santità consiste essenzialmente nella maturità della carità, e questa è un dono di Dio concesso a tutti i cristiani che vivono in grazia, essa non richiede altro che lo sviluppo integrale di questo dono nel senso che abbiamo esposto; perciò non richiede la presenza di alcun dono carismatico o straordinario, come sono le visioni e le rivelazioni, lo spirito di profezia, i carismi miracolosi, gli alti stati di orazione, ecc. Tutti questi elementi possono essere presenti, ma possono anche essere assenti senza che perciò manchi la santità. Non bisogna assolutamente considerare la santità come circondata da un inseparabile nembo di grazie straordinarie; ciò non servirebbe che a farcela apparire più distante da ciò che è in realtà.
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14. Quale è il modo migliore per fare con frutto l’esame di coscienza?
Il modo migliore per fare l’esame di coscienza con frutto è di trattenersi, durante questo esercizio, in conversazione col Signore. Mettendoci alla sua presenza gli domandiamo: «Signore, siete contento di me?». Si desta così in noi il desiderio di piacere a Dio e questa è una disposizione ottima per accorgerci di ciò che possa essergli dispiaciuto nelle nostre azioni; ne ricaveremo un aumento di dolore per le nostre mancanze, una maggiore fermezza nei propositi pratici e chiederemo perdono con più slancio. Trattando di tutto ciò col Signore, trasformeremo l’esame di coscienza in una breve «orazione mentale». E lo diverrà, del resto, maggiormente quando, non avendo ormai più difetti volontari da eliminare, ma da estirpare soltanto tendenze cattive già profondamente detestate, l’anima deve mirare più che ad una repressione diretta di queste, all’intensificazione generale della sua vita interiore. Il tempo dell’esame si passerà allora, più che in una minuta analisi della propria condotta, ad umiliarsi per la propria miseria e ad invocare la Divina Misericordia.
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Imm.: Andrea Fantoni, Confessionale, 1704 – Fabrizio Garrisi, CC0, via Wikimedia Commons
