Il Serafico san Francesco d’Assisi, Patriarca dell’Ordine dei Minori, migrò al Signore il 4 ottobre 1226. Due anni dopo veniva solennemente canonizzato da papa Gregorio IX (amico del Santo al tempo del suo cardinalato). Nella bolla “Mira circa nos” che annunziava alla Chiesa l’inserimento di Francesco nel catalogo dei Santi, il Sommo Pontefice lo mette a paragone con alcune figure dell’Antico Testamento.
Sansone
«Il Signore suscitò il suo servo il beato Francesco, uomo veramente secondo il suo cuore, lampada invero disprezzata nei pensieri dei ricchi, ma preparata per il tempo stabilito, mandandolo nella sua vigna perché ne estirpasse le spine e i rovi, dopo aver annientati i Filistei che l’assaltavano, illuminando la patria, e la riconciliasse con Dio ammonendola con assidua esortazione. Egli, ascoltando la voce dell’amico che l’invitava dall’intimo del cuore, s’alzò senza indugio, spezzò i legami del mondo pieno di lusinghe, come un altro Sansone prevenuto dalla grazia divina e, ripieno dello Spirito di fervore, presa una mandibola d’asino, con una predicazione fatta di semplicità, non adorna dei colori della persuasiva sapienza umana, bensì della potente forza di Dio, che sceglie le cose deboli del mondo per confondere le forti, travolse non soltanto mille, ma molte migliaia di Filistei, col favore di Colui che tocca i monti e li fa fumare, e ridusse in servitù dello spirito coloro che prima servivano alle immondezze della carne. Ed essendo essi morti ai vizi e viventi ormai per Iddio e non più per sé stessi, dal momento che la parte peggiore era perita, uscì dalla stessa mandibola acqua copiosa, che rifocillava, lavava e fecondava quanti erano caduti, sordidi, disseccati; quell’acqua che, salendo in vita eterna, si può comprare senza argento e senz’altra spesa; i suoi rigagnoli spandendosi per ogni dove irrigano la vigna, estendendo fino al mare i suoi tralci, fino al fiume i suoi rampolli»
Abramo
«Questi, finalmente, imitò gli esempi del nostro padre Abramo, uscendo spiritualmente dalla sua terra e dalla sua parentela e dalla casa di suo padre, per recarsi nella terra che il Signore gli aveva mostrato con la sua divina ispirazione. Per correre più speditamente verso il premio della vocazione celeste, e poter più facilmente entrare per la porta stretta, depose il bagaglio delle ricchezze terrene, conformandosi a Colui che, da ricco che era si fece povero per noi, le disperse, le diede ai poveri, perché così la sua giustizia rimanesse in eterno».
Iefte
«E accostandosi alla terra della visione, sul monte che gli era stato mostrato, cioè sulla eccellenza della fede, offrì in olocausto al Signore la sua carne, che un tempo l’aveva ingannato, come figlia unigenita, a somiglianza di Iefte, mettendovi sotto il fuoco della carità, macerando la sua carne con la fame, la sete, il freddo, la nudità, le molte veglie e i digiuni. E avendola così crocifissa con i vizi e le concupiscenze, poteva dire con l’Apostolo: Io vivo ma non io, è invece Cristo che vive in me».
Giacobbe
«Abbattendo anche i vizi, ingaggiò virilmente battaglia contro il mondo, la carne e le potestà celesti; e rinunciando alla moglie, alla casa di campagna ed ai buoi, che tennero lontani gli invitati dalla grande cena, con Giacobbe sorse al comando del Signore e, ricevuta la grazia dello Spirito settiforme, assistito dalle otto beatitudini evangeliche, ascese attraverso i quindici gradini delle virtù, indicate misticamente nei Salmi, verso Bethel, la casa del Signore, che egli stesso aveva preparato per lui. E là, costruito l’altare del suo cuore per il Signore, offrì su di esso gli aromi delle sue devote orazioni, che gli angeli avrebbero portato al cospetto del Signore con le loro mani, ormai prossimo ad essere concittadino degli angeli. Ma perché non giovasse soltanto a sé stesso là sul monte, unito nell’abbraccio della sola Rachele, cioè alla contemplazione, bella ma sterile, discese alla casa proibita di Lia, per condurre il gregge fecondo di figli gemelli all’interno del deserto a ricercarvi i pascoli di vita, affinché là, ove è cibo la manna celeste per coloro che si sono separati dallo strepito del mondo, interrando le loro sementi con abbondanza di lacrime, potesse raccogliere con esultanza manipoli per il granaio dell’eternità, lui destinato ad essere collocato tra i principi del suo popolo, coronato con la corona della giustizia … In questo modo, ispirato dalla virtù della carità, irruppe intrepidamente nell’accampamento dei Madianiti, cioè di quanti evitano il giudizio della Chiesa per disprezzo, con l’aiuto di Colui che, mentre
era chiuso nel seno della Vergine, raggiungeva il mondo intero col suo dominio; e rapì le armi nelle quali poneva la sua fiducia il forte armato che custodiva la sua casa, e distribuì le spoglie che egli teneva e condusse schiava la schiavitù di lui in omaggio a Gesù Cristo»
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