di p. Thomas Esser O.P.

La forma d’orare più eccellente e più vantaggiosa allo spirito è il santo Rosario. Osservate un’anima contemplativa assorta in Dio. Come riproduce in sé stessa tutta la vita di Gesù! Con lui sorride, con lui trambascia, sente nel proprio corpo le sue piaghe, agonizza e muore con lui, risorge finalmente, e, piena di vigore novello scuote il torpore de’ sensi. Ecco di quali scene sublimi ci fa spettatori il Rosario. A tali meraviglie si scorge assai di leggeri la sua stretta relazione con quella vita soprannaturale, che non intendono punto i seguaci del mondo, perché troppo al disopra dei loro gretti pensamenti. Possiamo, se ci aggrada, fissare lo spirito, concentrare i sensi (applicatio sensuum) in quelle considerazioni, in guisa da rimanere senza parole e senza fiato, nella perfetta noncuranza di noi stessi, assorti in Gesù Cristo.  Non è però questo lo scopo essenziale del Rosario. Senza farci far divorzio assoluto dai sensi e dalle cose terrene, ci attira le grazie necessarie alla vita per compierne i doveri e sostenerne le fatiche, per tenerci uniti con Dio fra le terrene sollecitudini, e per insegnarci a ricopiare in noi l’esemplare che ci fu mostrato, animandoci alla sublime impresa con questo grande pensiero: Il Salvatore ha eseguito tutto ciò per noi, per ciascuno di noi in particolare, dunque per me. Cosi s’interdice pure alla mente quell’andar vagando qua e là, sì funesto al meditare: allorchè lo spirito è stanco ed abbia esaurito il soggetto propostosi, trova una risorsa nelle preghiere vocali. Non bisogna però restringere l’efficacia di questa santa pratica alla sola impetrazione, giacchè contiene egregiamente in sè anche la lode, il ringraziamento, la soddisfazione; doveri essenziali, che rialzano il livello della pietà, spogliano d’ogni egoismo l’orazione e le imprimono un impulso diretto verso Dio. Le petizioni che riguardano la gloria di Dio tengono il primo luogo, come il Redentore stesso ce l’insegnò: «Sia santificato il nome tuo. Sia fatta la tua volontà. Venga il tuo regno» – quelle che riguardano il nostro proprio bene seguono dipoi: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Liberaci dal male». Chi non vede con quanta facilità possa anche l’idiota pervenire agli stadi elevati della vita divota solo che segua la direzione che gli dà il Rosario? Quale altro mezzo potrebbe avere per lui importanza maggiore, per comunicare con Dio? Forse la considerazione della essenza divina, della divina immensità, santità, giustizia, ecc.? Ma questo eccede le sue facoltà intellettuali. Per l’uomo del popolo ci vogliono soggetti pratici, soli capaci di dargli sufficiente nozione della divinità; affinché (come canta la Chiesa nel Prefazio del Natale) conoscendo Iddio per mezzo delle cose visibili, siamo per tal mezzo rapiti all’amore delle cose invisibili. Dio svela sé stesso nei quindici Misteri; e questi ci sollevano per ciò appunto con meravigliosa facilità ai pensieri celesti. Agevolando, come s’è visto, l’esercizio della meditazione infondono lo spirito di fede e lo spirito di preghiera, nel che consiste tutto l’uomo cristiano.

Il Rosario. Memorie Domenicane, anno XIV, 1897, Roma, pp. 168-171.


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