Ovviamente – e questo vale per personaggi trattati tanto nei vari articoli quanto nei libri – il giudizio complessivo su figure di spicco della letteratura, ora eccentriche, ora controverse, deve tenere come supremo criterio quello della Dottrina Cattolica: salvare il buono, rigettare il cattivo, usare prudenza per tutto [RS]
di Luca Fumagalli
Marc-André Raffalovich è stato uno degli autori più interessanti della stagione decadente in terra inglese. Sebbene nel complesso il valore della sua arte sia piuttosto modesto, l’evoluzione del suo pensiero segue una traiettoria originalissima che, passando attraverso la conversione al cattolicesimo, non mancò di influenzare sia i contemporanei che le generazioni successive. In particolare, seppe trarre dalla cultura fin de siècle spunti significativi per dare corpo a una visione dell’uomo che, tra tradizione e modernità, fosse adeguata a rispondere ai tanti dubbi dell’epoca. Non sempre le sue intuizioni furono felici e a volte, leggendone la produzione saggistica, si ha la fastidiosa impressione di essersi impantanati in un marasma di suggestioni eccessivamente eterogenee; tuttavia simili limiti non tolgono nulla al fascino di una penna d’eccezione.
Nato a Parigi l’ 11 settembre 1864, Raffalovich era figlio di una coppia di ricchi ebrei russi che l’anno precedente aveva lasciato la città di Odessa per sfuggire a una nuova ondata di persecuzioni anti-semite. Il padre, Herman (1828-1893), era un noto banchiere internazionale, mentre la madre, Marie (1832-1921), era in realtà sua nipote, sposata per ragioni dinastiche. Oltre a Marc-André, i coniugi Raffalovich avevano altri due figli: Arthur (1853-1921), destinato a diventare un rispettato economista e a lavorare per l’ambasciata russa in Francia, e Sophie (1860-1960), futura scrittrice e traduttrice che in seguito avrebbe sposato l’irlandese William O’Brien, politico nazionalista e giornalista.

Madame Raffalovich, ammirata per una bellezza che i figli purtroppo non ereditarono, era una donna intelligente e conosceva svariate lingue. Presso la sua casa si riuniva periodicamente un circolo culturale e tra i suoi amici più intimi vi era il fisiologo Claude Barnard. Marc-André, spronato dalla medesima vivacità intellettuale, iniziò sin dalla tarda adolescenza a scrivere recensioni e articoli per svariati periodici. La sua passione era la letteratura inglese e riuscì a corrispondere con alcuni dei suoi miti come Algernon Swinburne, George Meredith e Robert Louis Stevenson; quest’ultimo lo incontrò addirittura di persona, a Parigi, e trascorse un’intera giornata con lui a discutere di romanzi.
Nel 1882 il giovane Raffalovich si recò in Inghilterra con l’obiettivo di studiare a Oxford, ma, a quanto pare, i suoi piani andarono in fumo per motivi di salute. Si stabilì dunque a Londra, accompagnato da Miss Florence Truscott Gribbell (1843-1930), la governante che sarebbe stata al suo fianco fino alla morte. Subito si immerse nella vita sociale e letteraria della capitale britannica e nei seguenti quindici anni pubblicò cinque volumi di versi caratterizzati da velati rimandi omoerotici – Cyril and Lionel and Other Poems (1884), Tuberose and Meadowsweet (1885), In Fancy Dress (1886), It Is Thyself (1889) e The Thred and the Path (1895) – e due romanzi, A Willing Exile (1890) e Self Seekers (1897), in cui i protagonisti, giovani effemminati, finiscono e per esercitare un’influenza nefasta sulle persone che stanno loro intorno.

Nel frattempo era diventato amico di Robert Browning, Walter Pater, Edward Burne-Jones e altri scrittori famosi, mentre con Oscar Wilde i rapporti si deteriorarono presto. Ci fu un primo incidente nel 1884, quando Wilde confidò alla moglie che lui e Raffalovich avevano discusso di argomenti scabrosi, con quest’ultimo che, indignato, prese la decisione di non parlare mai più con lo scrittore irlandese in assenza di testimoni. La rottura definitiva si consumò solamente l’anno seguente, a causa di una recensione denigratoria della seconda silloge poetica di Raffalovich firmata da Wilde. Questi seguitò a canzonarlo in altre occasioni ed è rimasta celebre la battuta sul salon letterario animato dall’ex sodale, a suo dire più simile an un saloon (tale facezia, lievemente modificata, compare anche ne Il ritratto di Dorian Gray).
Al 1892 risale invece l’incontro tra Raffalovich e il poeta John Gray, di due anni più giovane, che per qualche tempo era stato il protégé di Wilde. Tra i due nacque un’amicizia profonda, contraddistinta pure da alcune collaborazioni in ambito teatrale, con risultati, però, men che mediocri. Un loro spettacolo, intitolato The Blackmailers, venne messo in scena nel 1894, ma al debutto non seguì mai nessuna replica, e i monologhi a due voci Roses of Shadow, A Northern Aspect e The Ambush of Young Days furono stampati privatamente e conobbero una circolazione limitata.

Sulla reale natura del loro rapporto prima della svolta spirituale di entrambi si può solo speculare. Di certo Raffalovich portava su di sè lo stigma dell’omofilia, condizione compresa sin dall’adolescenza, sebbene non si abbiano notizie sicure di suoi coinvolgimenti sentimentali. Sul tema lui stesso pubblicò nel 1896 un saggio in francese, Uranisme e Unisexualité, in cui consigliava alle persone attratte dallo stesso sesso di sublimare la loro passione nella castità, per riorientare le energie verso qualcosa di veramente utile per sé e per la comunità. Interventi di questo tipo lo elevarono ad autorità riconosciuta nel campo, tanto da venire spesso citato e creduto un medico. Raffalovich vantava inoltre una grande collezione di volumi “uranisti”, recuperati per motivi di studio, e all’artista Eric Gill commissionò un ex libris per identificarli, raffigurante un serpente verde intrecciato.
In quello stesso anno, più precisamente il 3 febbraio, sulla scorta di Gray e di Miss Gribbell anche lui decise di farsi cattolico. Venne battezzato dai gesuiti a Mayfair e si gettò a capofitto nella vita della Chiesa con lo zelo tipico del neo-convertito. Sul fronte spirituale, l’influenza dei gesuiti lasciò progressivamente il posto a quella degli oratoriani e infine a quella dei domenicani, tanto che nel maggio del 1898 Raffalovich divenne terziario dell’Ordine facendosi chiamare Fratello Sebastian. La scelta del nome non era stata casuale: San Sebastiano godeva infatti all’epoca di una certa notorietà (ben lontana delle deformazioni e degradazioni contemporanee) poiché l’iconografia del suo martirio, con le frecce conficcate nel petto, rappresentava plasticamente quella rinuncia ai piaceri della carne a cui erano chiamati i battezzati con simili disordini

Raffalovich rivestì pure un ruolo centrale nella conversione di Aubrey Beardsley, avvenuta nel 1897. Il controverso artista si era rivolto a lui per aiuto e consiglio due anni prima, dopo essere stato allontanato dalla direzione dello «Yellow Book» a causa dello scandalo provocato dall’affaire Wilde. Raffalovich, che all’indomani dei processi scrisse un opuscolo accusatorio nei confronti del vate dell’estetismo, conosceva già Mabel, la sorella, e commissionò a Beardsley la copertina della sua successiva raccolta di versi e un nuovo ex libris, iniziando anche a corrispondergli un’indennità regolare, a cui si aggiungevano regali, libri e occasionali visite. I critici hanno spesso messo ampiamente in discussione la buona fede di Beardsley, il quale, anche dopo l’adesione al cattolicesimo, seguitò a produrre illustrazioni oscene per l’editore Leonard Smithers. Secondo Philip Healy, uno dei più importanti studiosi di Raffalovich, «Beardsley non era un santo, ma Raffalovich, tra tutte le persone, era quello che meglio poteva comprendere le complessità, le ambivalenze e le contraddizioni della natura morale di un Beardsley vicino alla fine». Inoltre la conversione a Roma non era così inusuale per chi, come l’artista, proveniva da una famiglia legata all’High Church; la riprova è che anche la madre e la sorella si fecero cattoliche. Qualche hanno dopo la sua morte, appena venticinquenne, il critico d’arte Roger Fry descrisse Beardsley perentoriamente e forse ingenerosamente come “il Fra Angelico del satanismo”. La cosa indispettì Raffalovich, e per eliminare ogni sospetto sul suo protetto, incaricò Gray di curare un’edizione delle missive da lui ricevute. Fu così che le Last Letters of Aubrey Beardsley vennero date alle stampe nel 1904…


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Immagine di copertina: Il giovane Marc-André Raffalovich nel giardino della sua casa estiva nel Surrey.
