dell’abbé René François Rohrbacher
Le proposizioni dell’imperator Manuello[1] a papa Adriano [2] ed a Federigo[3] contro il re di Sicilia[4] furono un appicco pel papa di adoperarsi per la riunione della Chiesa di Costantinopoli. Egli ne scrisse pertanto a Basilio d’Acrida arcivescovo di Tessalonica per mezzo dei due nunzi che inviava all’imperator greco esortandolo a cooperare a questa riunione.
«Una sola Chiesa vi ha – diceva il papa a Basilio – un’arca sola di santificazione nella quale ogni fedele entrar dee per salvarsi dal diluvio sotto la guida di s. Pietro. Tu sai che secondo la dottrina de’ santi padri la Chiesa Romana tiene il primato su tutte le altre e così fu ordinato per levare qualunque divisione fra loro. Fa’ tu primo di tornare all’unità, poi di ridurre il tuo popolo colla tua Chiesa e fa’ che tutti quelli cui è commessa la cura delle agnelle del Signore ritornino al gregge di s Pietro al quale ne fu da Dio insieme cogli altri confidata la custodia»[5].
Rispose l’arcivescovo di Tessalonica nei termini seguenti:
«Papa santissimo, abbiam lette le tue lettere e scortovi la sublimità dell’ingegno tuo, la profonda tua umiltà e la grande tua dilezione verso Dio. Quindi il cuor tuo apostolico anziché restringersi, ama di allargarsi ed accogliere e racquistare i cristiani di tutte le Chiese. Per mezzo de’ tuoi scritti caratteri noi abbiamo udita la tua voce parlarci all’orecchio e all’anima parlarci come padre e come pastore o piuttosto come arcipastore. Come padre tu raccogli nel paterno tuo seno quelli fra’ tuoi figliuoli che mostrano allontanarsi da te e non lasci d’averne cura; come pastore tu li richiami quasi erranti pecorelle; come pastor dei pastori tu c’insegni la scienza pastorale che apprendesti da Dio, ed a non trascurare il gregge, ma sì a vigilarlo con ogni poter nostro ed a risanar teneramente le agnelle inferme. Noi t’abbiam udito richiamarci a te ed alla tua voce ci siamo rivolti. Che se noi ci fossimo tenuti per figli stranieri alla Santità tua ed avessimo voluto separarci dalla pastoral tua sollecitudine non ne avremmo altrimenti riconosciuta la voce come voce di padre né rivolti ci saremmo come alla chiamata del pastore perché, giusta la parola del Signore, nessuno riconoscerà mai la voce degli strani, anzi fuggirà da quella. In che dunque, beatissimo Padre, può a noi confarsi la parabola della pecora smarrita o la similitudine della dramma perduta perché noi non conveniamo già d essere usciti dal tuo seno né rinneghiamo la qualità di tuoi figliuoli né l’autorità tua pastorale da meritarci questo rimprovero. Per la Dio grazia noi siam fermi nella confessione del beato Pietro e confessiamo e predichiamo colui che fu da esso confessato e predicato, né innoviam cosa contro i decreti dei padri né tronchiam parola da quelle del vangelo e dell’epistole degli apostoli. Predichiamo ed insegniamo le stesse cose che voi predicate ed insegnate cosi io come tutti coloro che appartengono alla sede di Costantinopoli e con voi abbiam sul punto della fede lo stesso linguaggio ed il sacrifizio che noi offriamo nelle Chiese d’Oriente è il medesimo che si offre nelle Chiese d’Occidente alle quali tu presiedi. Ché se qualche picciol soggetto di scandalo venne ad allontanarci gli uni dagli altri, alla Santità tua si appartiene il levarlo di mezzo ed il render perfetta l’union delle Chiese alla Santità tua; sì che, ad esempio di Cristo, ella guarda come dall’alto del cielo ed ha la volontà e la podestà insieme d’unir ciò che è diviso. Quanto a noi, piccioli siamo piccolo è il gregge a cui presediamo, non abbiamo che un poco di scienza, una goccioletta di sapienza con nessuna virtù, e se la Santità tua si formò di noi qualche gran concetto si è perch’ella fu ingannata dalla carità di qualche pellegrino ch’ebbe a parlar con noi; ma quanto alla tua perfezione che, e pel trono e per la sapienza e per la cospicuità della vita, rinnova un’immagine ed una simiglianza di Cristo infinitamente perfetto, ha essa tutto il potere per levare ogni cagion di dissensione e per restituire alla Chiesa una solida unione in che tu sarai interamente secondato dal nostro pio e potente imperatore al cui volere noi ci affretterem di ubbidire»[6].
Quindi nella seconda metà del secolo duodecimo per testimonio dell’arcivescovo di Tessalonica i Greci non s’erano ancora formalmente divisi dalla Chiesa Romana, riconoscevano pur tuttavia il Romano Pontefice per padre loro, per loro pastore anzi per pastor de pastori ed i vescovi stessi chiamavansi an cora suoi figliuoli e sue pecorelle.
Storia universale della Chiesa Cattolica, Vol. VIII, Torino, 1860, pp. 433-435.
- Manuele I Comneno (1118-1180). ↩︎
- Nicholas Breakspear (Abbots Langley, 1100 circa – Anagni, 1º settembre 1159). Fu eletto papa (unico inglese) il 4 dicembre 1154. ↩︎
- Federico Barbarossa (1122-1190). ↩︎
- Guglielmo I di Sicilia ( 1121-1166). ↩︎
- Mansi, Concil., t. 21, pp. 795-799. ↩︎
- Ibidem, pp. 800-802. ↩︎


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