di Piergiorgio Seveso

Ogni anno, quando si avvicina il 9 ottobre, mi coglie un sentimento di accorata tristezza e di sincera amarezza che di solito è estraneo al mio cuore.

In quella data la morte fisica (ed il disfacimento putrescente) di Pio XII Pacelli nel 1958 apre quella che siamo soliti indicare come Grande notte, un’enorme e progressiva eclissi di autorità, una progressiva ed inarrestabile mutazione del cattolicesimo romano, almeno nella sua versione ufficiale e gerarchica, in un culto orizzontalistico ed antropolatrico che tanti coevi hanno analizzato prima con costernazione, poi con scandalo, poi con angoscia, infine con rassegnazione rabbiosa.

Sia ben chiaro, il male era antico e covava da tempo, il Nemico si era infiltrato e infilato abilmente in fessure che erano progressivamente diventate brecce (di cui talune fatte a cannonate come quella di Porta Pia) ed infine voragini. La gloriosa, immensa, mastodontica e solenne Chiesa di Pio XII era un colosso di Rodi, un titanico gigante dai piedi di argilla.

Le nostre biblioteche sono piene di nobili e necessari saggi e contributi polemici che analizzano come avvenne l’assalto subdolo e omicida, quali cavalli di Troia furono usati, quali complici dentro la Rocca aprirono per insania, ignavia o tradimento volontario le porte. Epperò non hanno intaccato in nulla, non hanno spostato di uno iota questo immane processo di spossessamento della verità cattolica e di intronizzazioni di dottrine compromissorie ed eterodosse su cattedre un tempo banditrici della Verità cattolica.

Cosa contraddistingue noi di Radio Spada da questi “spiriti magni” del passato, grandemente dotti ma spesso deliberatamente ciechi e poco lincei nell’analizzare cause e ancora di più le conseguenze della universale crisi appalesatasi e deflagrata col Vaticano secondo? Noi purtroppo abbiamo un realismo, frutto di un’esperienza pluridecennale che non ci permette di farci illusioni e non ci espone al rischio di logoranti delusioni.

Questo crudo realismo, privo di “belletti e ciprie” eufemistiche, viene spesso scambiato dagli entusiasti professionali, dai cultori del “giusto mezzo”, da quelli che amano vedere il bicchiere (bucato) come mezzo pieno con il “cinismo”, con un approccio “pessimistico e naturalistico”, con una spietatezza anti-caritatevole che getta fango su tutto e tutti.

Tutt’altro. Se non avessimo a cuore i destini sovrannaturali dei nostri fratelli ed amici, se non avessimo chiaro che il cattolicesimo romano è l’unica religione divinamente fondata e l’unica arca di Salvezza per questa sventurata umanità, se non avessimo chiaro al cuore e alla mente che questa manomessa bagnarola è e sarà per sempre la barca di Pietro, quella stessa barca donde Nostro Signore fece la pesca miracolosa e calmò le acque in tempesta, non ci daremmo tanto da fare, non ci consumeremmo in diuturne fatiche, non sacrificheremmo tanta parte delle nostre vite.

Una nostra gentilissima lettrice commentando un mio discorso in video scrisse una volta: si sente che il loro presidente è innamorato del Papato…

È vero, lo confessiamo candidamente: siamo innamorati della Chiesa e del Papato per ciò che sono fondativamente, per quello che hanno prodotto storicamente (le famose “glorie” su cui Radio Spada tanto insiste), per quello che hanno significato e significano per l’umanità: è questa consapevolezza, questo amore per la storia e per la missione della Chiesa che rende più disgustoso, offensivo e ripugnante l’oggi.

Per questo evitiamo discorsi rassicuranti, melliflui, attendisti e ambigui e puntiamo i nostri fari direttamente sulla Grande notte e sugli abissi che essa nasconde.

È scortese e urticante sia per chi nega che questa Notte ci sia e quindi brancola nel buio con sicumera “professionale”, con foga allucinatoria e irresponsabile, sia per chi questa notte constata ma afferma poi di avervi trovato un rimedio miracoloso, valevole per tutti e di immediato ed incontrovertibile effetto che sanerebbe ogni guasto e problema.

La notte della Chiesa, la passione della Chiesa va vissuta integra ed analizzata in ogni suo momento, senza balzi all’indietro e retrocessioni edulcoranti e senza balzi in avanti, ora irresponsabili, ora naturalmente settari.

Questo “cinismo realista” di certo non risolve la crisi della Chiesa ma di certo ci mette al riparo dalle tante cantonate dissolutrici e devastatrici in cui abbiamo visto incappare molti, troppi, in questi ultimi decenni e in questi ultimi drammatici anni.

Per questo possiamo dire davvero di essere malconci, pesti, ammaccati, “sbrecciati” noi stessi ma non domi e in piedi e pronti a raccontare OGNI GIORNO quello che accade. Lo faremo anche dal vivo, con crescente intensità, nei prossimi mesi. Il 29 novembre è già in calendario un bell’evento a Teramo, che sarà preceduto e seguito da altri in diverse regioni.

Non è certamente quel magistero quotidiano che i cattolici integrali di ogni tempo attendevano dalla Roma immortale dei Papi ma è quello che oggi passa il convento: quindi adeguarsi, arrangiarsi o… perire.

Regina confessorum, ora por nobis!


Seguite Radio Spada:

Foto (tagliata) di Artem Saranin: https://www.pexels.com/it-it/foto/notte-fredda-1853542/