di Red.
Negli ultimi giorni lo slancio schiettamente neomodernista del regno prevostiano ha avuto una serie di nuovi significativi impulsi. Radio Spada, fin dai primi momenti di questa nuova fase inaugurata l’8 maggio 2025, ha avvertito i lettori sulla piena continuità con Vaticano II e Bergoglio. Ora – ancora una volta! – a rivendicare questa filiazione è lo stesso Leone XIV, con due interventi turbo-ecumenisti pronunciati nel 60° anniversario di Nostra Aetate.
Alcune affermazioni lasciano semplicemente senza parole, ad esempio dove si arriva a dire che nei documenti conciliari “per la prima volta nella storia della Chiesa, abbiamo un testo dottrinale con una base esplicitamente teologica che illustra le radici ebraiche del Cristianesimo in modo biblicamente fondato“. D’altro canto, quasi con involontaria ma chiarissima confessione, la radice dell’indifferentismo che pervade la vita ecclesiale viene indicata da Leone XIV nei documenti del Vaticano II e del post-concilio.
Nel complesso si tratta di due testi che non lasciano spazio a diverse interpretazioni, in particolare se si considera che poche ore fa lo stesso Prevost ha affermato: “Nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme” (XXX domenica del Tempo Ordinario, 26 ottobre 2025).
Abbiamo selezionato di seguito, con grassettature nostre, alcuni passaggi dei discorsi citati, ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri che per brevità non riportiamo. Ovviamente tutto questo è già stato condannato dalla Chiesa. E, come sempre, rimandiamo a due testi fondamentali per comprendere con nettezza e senza scoraggiamenti la crisi in corso: Parole chiare sulla Chiesa e Golpe nella Chiesa.
Dicorso di Leone XIV per il sessantesimo anniversario di Nostra Aetate “Camminando insieme nella speranza”. Aula Paolo VI – Martedì, 28 ottobre 2025
[…] Non dobbiamo infine dimenticare come il testo di Nostra Aetate si sia effettivamente sviluppato. Inizialmente, Papa Giovanni XXIII incaricò il cardinale Agostino Bea di presentare al Concilio un trattato che descrivesse un nuovo rapporto tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Possiamo dire, quindi, che il quarto capitolo, dedicato all’ebraismo, è il cuore e il nucleo generativo dell’intera Dichiarazione. Per la prima volta nella storia della Chiesa, abbiamo un testo dottrinale con una base esplicitamente teologica che illustra le radici ebraiche del Cristianesimo in modo biblicamente fondato.
[…] Come capi religiosi, guidati dalla saggezza delle nostre rispettive tradizioni, condividiamo una responsabilità sacra: aiutare il nostro popolo a liberarsi dalle catene del pregiudizio, dell’ira e dell’odio; aiutarlo a elevarsi al di sopra dell’egoismo e dell’autoreferenzialità; aiutarlo a sconfiggere l’avidità che distrugge sia l’animo umano sia la terra.
[…] Questo è il cammino che Nostra Aetate ci invita a continuare: camminare insieme nella speranza. Quando lo intraprendiamo, accadono meraviglie: i cuori si aprono, si costruiscono ponti e vengono tracciati nuovi sentieri là dove nessuno sembrava possibile. Questo non è l’impegno di una sola religione, di una sola nazione o anche di una sola generazione. È un compito sacro per tutta l’umanità mantenere viva la speranza, mantenere vivo il dialogo e mantenere vivo l’amore nel cuore del mondo.
[…] Invito quindi ciascuno di voi a fermarsi ora per un momento in preghiera silenziosa. Possa la pace scendere su di noi e riempire i nostri cuori.
Discorso di Leone XIV alla presenza dei leader religiosi. Colosseo – Martedì, 28 ottobre 2025
[…] Abbiamo pregato per la pace secondo le nostre diverse tradizioni religiose e ora ci siamo raccolti insieme per lanciare un messaggio di riconciliazione.
[…] Nello “spirito di Assisi”, anno dopo anno, sono continuati questi incontri di preghiera e dialogo, che hanno creato un clima di amicizia tra i leader religiosi e hanno accolto tante domande di pace. Il mondo oggi pare essere andato nella direzione opposta, ma noi ricominciamo da Assisi, da quella coscienza del nostro compito comune, da quella responsabilità di pace. Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio e tutte le organizzazioni, cattoliche e non solo, che, spesso controcorrente, tengono vivo questo spirito. La preghiera nello “spirito di Assisi”, per la Chiesa cattolica, si fonda sulla base solida espressa dalla Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II, cioè sul rinnovamento del rapporto tra la Chiesa cattolica e le religioni.
[…] Tutti i credenti sono fratelli. E le religioni, da “sorelle”, devono favorire che i popoli si trattino da fratelli, non da nemici. Perché «i vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine» (ibid., 1).
[…] Il Venerabile Giorgio La Pira, testimone di pace, mentre lavorava politicamente in tempi difficili, scriveva a San Paolo VI: ci vuole «una storia diversa del mondo: “la storia dell’età negoziale”, la storia di un mondo nuovo senza guerra». [2] Sono parole che oggi più che mai possono essere un programma per l’umanità.


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