Riceviamo da Christian Peluffo (laurea in Scienze Naturali e Magistero in Scienze Religiose*) questo articolo ironico e interessante su alcuni dei principali problemi dell’evoluzionismo materialista. Sullo stesso tema le Edizioni Radio Spada hanno già pubblicato diversi volumi: Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza di Dominique Tassot, Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo, e Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation. Molto prossimi a questa materia pure L’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo di Padre Angelo Zacchi O.P.
di Christian Peluffo
Ernst Haeckel (1834-1919) aveva immaginato una sorta di anello di congiunzione fra l’Uomo e la Scimmia, il Pithecanthropus alasus, un tempo vivente a Lemuria, un minuto continente purtroppo ormai sommerso dall’oceano.
L’ominide prese gagliardamente vita in alcuni disegni fatti circolare nelle alte società europee, così vari ricercatori ottocenteschi, consapevoli che «non si poteva più dar credito alle Genesi biblica», non dubitarono della sua effettiva esistenza o almeno di quella di un essere alquanto simile.
Quando si accettano codeste illuministe prospettive, la fiducia in nuove scoperte è una logica conseguenza, per questo un certo Eugene Dubois (1858-1940) comprese che il nostro antenato qualche viaggetto in prima o seconda classe l’aveva sicuramente fatto e che l’isola di Giava, a ben guardare, non era così distante dall’inabissato continente.
Dunque, ormai ci siamo… lui lavorando di pala e la Dea Ragione di piccone, quasi subito – «procedendo senza alcun metodo e con una fortuna incredibile»1 – rinvennero resti di un cranio scimmiesco e un femore umano (1891).
Ecco servita la prima e fondamentale tappa del percorso che diede vita a «un ominide autentico», dunque reale come un personaggio della Marvel o un Barbapapà2, reale come ogni altro suo collega, creature «inventate» per gremire sceneggiature museali e manualistiche, ma soprattutto ingombrare la mente delle persone con una credenza tanto deprimente quanto anti-scientifica.
Infatti, quando non sono il risultato di fraudolente intenzioni, i resti dei cosiddetti «ominidi» appartengono sempre a scimmie estinte o a etnie/razze d’esseri umani anch’esse estinte, comunque uomini al 100%.
Pellerossa, aborigeni australiani, neri africani, pigmei indonesiani, eschimesi, caucasici… non esistono ancora oggi numerose etnie/razze di uomini? Certamente. Le loro differenze sono equiparabili, e a volte persino maggiori, di quelle presenti fra i protagonisti delle fantasiose linee evolutive umane. Quelle che conducono sempre all’essere umano bianco e maschio, infatti la donna, sarà bene ribadirlo, è meno evoluta dell’uomo, mentre gli indigeni di qualsiasi continente sono alquanto vicini alle scimmie… meno intelligenti dei cani, se vogliamo dirla tutta3.
E la vita semi-selvaggia che conducevano i nostri antenati? Quella non è una prova dell’evoluzione umana? No di certo. Persino il «super-evoluto» Uomo contemporaneo può visitare diverse popolazioni che vivono in modo assolutamente primitivo, tanto che gli stessi aborigeni australiani, che pur non conoscevano l’agricoltura sino all’arrivo degli europei, non s’iscrivono fra le etnie maggiormente primitive.
E la vita in caverne e grotte? Possiamo pensare a decine di circostanze che possono indurre gruppi di uomini a vivere in tali strutture anche per molto tempo; una situazione parzialmente migliore, almeno ai nostri occhi, di quella degli Uros del lago Titicaca, ancora stabiliti in isole galleggianti realizzate grazie alla Totora, una pianta che gli indigeni utilizzano anche per costruire rudimentali capanne e imbarcazioni.
A volte che si tratti d’autentici uomini gli evoluzionisti faticano a nasconderlo, tanto che dovettero inventarsi l’Homo antecessor, un ominide che andava di fretta, capace d’acquisire precocemente vari tratti dell’Uomo contemporaneo4. Altre volte sono costretti a far finta di nulla, fischiettando allegri motivi mentre espongono l’Homo floresiensis; un ominide alquanto minuto, più o meno come un pigmeo… uno di quelli che vivono a qualche chilometro dal sito del primo e fondamentale ritrovamento5.
Nelle oltre 300 pagine del volume di Jerry Bergman6 si comprende quanto l’evoluzionismo sia sempre stato sostenuto da una rigida impalcatura di censure, falsità, autentiche frodi, particolarmente gremite nell’antropologia, tanto che persino Lucy si è vergognata, scappando di fronte alle accuse di Richard Leakey, il paleoantropologo più famoso della storia, non unico professionista ad accusarla d’essere il risultato di una composizione artificiale dei resti di almeno due animali.
Ed è fuggita a quattro zampe, infatti, come ammettono numerosi evoluzionisti: deambulava in tal modo, testimoniando anche per questo la sua natura integralmente scimmiesca7.
E l’Uomo di Cro-Magnon? Una creatura che sostanzialmente presenta, come ha rilevato uno studio italiano, il DNA dell’Uomo contemporaneo8.
E l’Uomo di Neanderthal? Non si salva nemmeno tale celebrità. Infatti, da molti anni, anche le pubblicazioni filo-darwiniste ammettono che i soggetti del nostro appartengono alla medesima specie dei ciclisti che partecipano al Tour de France9.
È inutile proseguire nell’elenco; non rimane nessuno, desolazione completa, nemmeno un ossicino troppo storto o eccessivamente dritto che faccia immaginare una nostra discendenza da un qualsivoglia mammifero, tanto che, ipotizzo sommessamente, forse discendiamo dal Pinguino imperatore o da quello reale. Esseri dotati di una certa eleganza, oltretutto bipedi come pochi nel mondo animale.
In ogni caso, se le scimmie umanoidi o gli uomini scimmieschi non sono mai esistiti, non vedo che preoccupazione si possa avere. Comunque, pescano e cacciano nei documentari e nelle riviste, accendono fuochi nei musei, ci guardano suadenti nei manuali di scienze e persino in quelli storia, ovviamente, più o meno depilati, ammiccano soprattutto alla mente dei bambini… prede di prim’ordine quelle, non dovranno mai dubitare che i volumi di paleoantropologia evolutiva possiedono il medesimo valore scientifico delle t-shirt rappresentanti la nostra evoluzione.
Infatti, come ho esposto nel mio semplice ma voluminoso libro10, il privilegiato campo di battaglia di Charles Darwin e seguaci non è mai stato il laboratorio, il microscopio, le osservazioni sul campo, bensì la mente delle persone.
Sin dall’inizio l’evoluzionismo ha voluto vincere nella società, non tanto nelle discipline scientifiche, anche perché, come denunciava lo stesso Darwin, quelle signorine sono un po’ troppo intransigenti11.
Dunque non stupiamoci che il celeberrimo naturalista non ne abbia mai azzeccata una12 e non sorprendiamoci che venga ancora oggi considerato fra i più importanti scienziati della storia, perché ciò che conta è fare centro in ambito ideologico, culturale, politico. Cogliere il vento giusto insomma.
La scienza, quella evoluzionista, non è altro che sette lettere tirate in ballo per mascherare un’ideologia, sette lettere allineate per allineare le persone verso una specifica mentalità, madre di biasimevoli conseguenze antropologiche, sociali, politiche, persino economiche e certamente esistenziali.
Ora persino Henry Gee, autorità della divulgazione evoluzionista, giunge a scrivere che ogni linea evolutiva possiede la validità delle favole della buona notte13.
Ancora più rivelatrice è l’ammissione di Richard Lewontin, celebre genetista evoluzionista:
Noi difendiamo la scienza (evoluzionista) nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista.
Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori.
Non solo, ma tale materialismo è un assoluto, perché non possiamo aprire la porta al Piede Divino14.
Personalmente ritengo che in futuro le persone s’appelleranno alla psicologia, alla sociologia, alle scienze della comunicazione e persino alla politica, non solo per capire come abbia fatto l’evoluzionismo ad affermarsi, ma anche per comprendere come abbia potuto la palese degradazione/involuzione – sempre presente nel mondo e nella nostra natura (genoma umano) – ad essere fatta passare come “evoluzione”.
Così l’esimio Fred Hoyle:
Il processo d’invecchiamento, infatti, dimostra che le dichiarazioni che spesso si sentono, nel senso che la teoria di Darwin è così evidente come il fatto che la Terra gira attorno al Sole, o sono espressioni di una ingenuità quasi incredibile, oppure sono degli inganni […] con tante prove così evidenti di senescenza nel mondo intorno a noi, sembra ancora incredibile che tanta gente pensi che sia ‘ovvio’ che il sistema biologico nel suo insieme possa dirigersi nella direzione opposta15.
Tutto è in continua degradazione dunque, del resto basta leggere l’opera del celebre genetista John Sanford16 per comprendere quanto sia accertata l’involuzione del genoma delle specie. Ciò mi ricorda qualcosa, ma non voglio scrivere citazioni bibliche, altrimenti i professoroni evoluzionisti si destano dalle loro mitologie e mi accusano di fondamentalismo religioso.
In ogni caso, ne sono consapevole, «la vera scienza è sempre laica» e certa divulgazione naturalista è «sempre laida».
1 La preistoria e le prime civiltà. Unità 1, 1. L’anello mancante – s.deascuola.it .
2 È soprattutto il concetto stesso di ominide che è stato inventato per diffondere l’idea dell’esistenza degli uomini-scimmia. Anche l’Homo erectus, in quanto tale,ricadein quel folto gruppo di evidenze anti-evoluzioniste ormai ammesse, agli alti livelli accademici, dai medesimi filo-darwinisti; in tal caso persino nell’Enciclopedia dell’Evoluzione Umana e della Preistoria (New York 1988, pag. 262) è scritto: «L’Homo erectus sembra essere una delle tante varietà umane che sono esistite storicamente ed esistono ancora oggi». La divulgazione dominante ovviamente non molla la presa e continua ad imbastire le sue fantasiose sceneggiature.
3 Questa e simili dichiarazioni sono raccolte nel volume del celebre sociologo Rodney Stark, La scoperta di Dio, Lindau, Torino 2008, 43;45. «Si crede generalmente che la donna superi l’uomo nell’imitazione, nel rapido apprendimento e forse nell’intuizione, ma almeno alcune di tali facoltà sono caratteristiche delle razze inferiori e quindi di un più basso e ormai tramontato grado di civiltà. La distinzione principale nei poteri mentali dei due sessi è costituita dal fatto che l’uomo giunge più avanti della donna, qualunque azione intraprenda, sia che essa richieda un pensiero profondo, o ragione, immaginazione, o semplicemente l’uso delle mani e dei sensi». Charles Darwin, L’evoluzione – L’origine delle specie, L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, I fondamenti dell’origine delle specie, Autobiografia, Newton Compton, Roma 1994, 936. Vedi anche Charles Darwin, L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, Newton Compton, Roma 2006, 424. «In un futuro non molto distante, con il metro dei secoli, le razze umane civilizzate quasi certamente stermineranno e rimpiazzeranno le razze selvagge della terra […] La distanza tra l’uomo ed i suoi simili più vicini sarà allora più grande, perché sarà quella tra l’uomo civilizzato e qualche scimmia così bassa come per esempio il babbuino, anziché come è ora tra il negro o l’australiano ed il gorilla»..Charles Darwin, The Descent of Man, 2a edizione, A.L. Burt Co., New York 1874, 178. In Mihael Georgiev, Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, Gribaudi Editore, Milano 2009, 161.
4 Cfr. Maurizio Blondet, La disfatta evoluzionista, Effedieffe, Proceno, 2012, 170-173.
5 Il rinvenimento (2003) è avvenuto nell’isola indonesiana di Flores.
6 Jerry Bergman, Blunders, frauds and forgeries, Creation Book Publishers, Powder Springs 2018.
7 Come se ciò non bastasse, nel 2017 sono state ritrovate a Creta delle orme fossili del tutto bipedi, ben più antiche di Lucy, posta dunque in fuorigioco cronologico nella sua pretesa di costituire un anello mancante.
8 Si tratta di uno studio (Università di Ferrara, 2003) sul DNA di un Uomo di Cro-Magnon rinvenuto in Calabria. Studio difeso da paleoantropologi di fama internazionale.
9 Già da alcuni decenni è risaputo che i soggetti dell’Uomo di Neanderthal sono autentici uomini. Recentemente Scientific American ha titolato un suo articolo in modo inequivocabile:
Our Neandertal Brethren; Why They Were Not a separate Species. Genome sequencing has revealed our common humanity – www.scientificamerican.com
10 Christian Peluffo, Einstein cancella Darwin. L’evidente falsità dell’evoluzionismo, Youcanprint, Lecce 2025.
11 Per concepire la sua teoria, Charles Darwinammise d’aver marginalizzato il metodo induttivo.
12 Dalla previsione sui fossili di transizione alle considerazioni embriologiche – dalla storia della vita (gremita di estinzioni di specie e non certo di evoluzioni/perfezionamenti) alla scoperta delle complessità irriducibili – Charles Darwin ha collezionato una serie di previsioni fallaci. Persino il concetto di selezione naturale, costituente il tratto più originale della sua prospettiva, era in qualche modo già presente nei lavori di Edward Blyth, datati agli anni ’30 del XIX secolo. Addirittura, la sua intuizione sui famosi Fringuelli delle Galapagos è tutta da riscrivere: «Il giovane Darwin non poté ipotizzare subito la discendenza dei diversi Fringuelli da una specie fondatrice, perché nemmeno s’accorse della loro parentela, della loro appartenenza ad un ristretto gruppo sistematico. Quest’ultima rivelazione gli giunse magari improvvisa, ma non romanticamente condotta dal divagare del suo pensiero innanzi all’oceano, bensì successiva, grazie all’ornitologo inglese John Gould (1804-1881), celebre ma non abbastanza per intaccare la mitologia darwinista». C. Peluffo, Einstein cancella Darwin, cit., 57.
13 «Prendere una linea di fossili e pretendere che rappresenti una linea di discendenza non è un’ipotesi scientifica che può essere testata, ma un’asserzione che ha la stessa validità delle favole della buona notte: divertente, forse istruttiva, ma non scientifica».
Henry Gee, In Search of Deep Time: Beyond the Fossil Record to a New History of Life, The Free Press, New York 1999, 32, 113-117. In J. Wells, Le balle di Darwin, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2009, 30.
14 Parentesi mia. Ovviamente Lewontin si riferisce alla scienza che fa dell’evoluzionismo un elemento cardine, imprescindibile. Richard C. Lewontin, Billions and billions of demons, The New York Review, 9 gennaio 1997, 31. In Jonathan D. Sarfati, Confutare l’Evoluzione, Edizione AISO, Cinisello Balsamo 2009, 15.
15 Fred Hoyle, Mathematics of Evolution, Acorn Enterprises LLC, Memphis, TN, 1999. In J.C. Sanford, Entropia genetica, vedi nota successiva, 205.
16 John Sanford, Entropia genetica, Edizione AISO, Cinisello Balsamo 2017. La degradazione del genoma è un fatto unanimemente accertato. Non stupiamoci che la storia della vita sulla Terra è una storia di estinzioni di specie; il celebre paleontologo evoluzionista David Raup (1933-2015) affermò che nel nostro pianeta hanno vissuto dai 5 ai 50 miliardi di specie animali e vegetali, mentre oggi ne sono rimaste dai 5 ai 50 milioni. David Raup, Extinction: Bad genes or bad luck? in ‘New Scientist’ september 1991, 14: 46-49. In Richard Milton, Shattering the myths of darwinism, Park Street Press, Rochester 1997. 239.
*biografia da qui: https://www.etabeta-ps.com/scheda-libro/christian-peluffo/il-popolo-del-riverbero-978-88-9349-482-3-509.html
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