Presso i modernisti che ritengono vere tutte le religioni, come insegna san Pio X e come essi stessi affermano e praticano (basti pensare alla dichiarazione conciliare Nostra Aetate e agli incontro di Assisi fino alla dichiarazione di Abu Dhabi), è ormai una “tradizione” tenere momenti di preghiera coi gerarchi di chiese scismatiche e sette eretiche. Seguendo questa tradizione (che è l’esatto opposto della Tradizione), Leone XIV in mozzetta e stola ha pregato unitamente al sedicente “arcivescovo” anglicano di York alla presenza dei Reali d’Inghilterra.
Ma la Chiesa Cattolica e i Romani Pontefici, attingendo all’insegnamento degli Apostoli e quindi di Cristo, hanno sempre insegnato che è assolutamente proibito comunicare nelle cose sacre con gli eretici, arrivando ad affermare: “Chi comunica con gli eretici nella cose sacre è sospetto di eresia” (can. 2316 CIC 1917).
Per esempio ecco cosa stabiliva una istruzione del Sant’Uffizio dell’8 giugno 1859:

«La comunicazione con gli eretici può avvenire sia in una dottrina riprovevole sia in riti o altri segni esteriori della falsa setta protestante, con scandalo dei fedeli, ai quali perciò dalla Chiesa è interdetta la comunione con essi, affinché la fede non si intenda né persa né messa in pericolo. Per questo motivo, San Giovanni Evangelista ammonisce così severamente: ‘Se qualcuno viene a voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non ditegli nemmeno Salute; poiché chi gli dice ‘Salute’ comunica alle sue opere malvage(2Ioann. 10)[1]. Si deduce in modo evidentissimo da queste parole che sarà proibito tutto ciò che esprime un ‘salute’ di questo tipo, come ad esempio le azioni liturgiche che furono istituite per significare l’unità ecclesiastica. Perciò, leggiamo che dai Padri del Concilio Cartaginese fu stabilito che ‘non si deve né comunicare né salmodiare con gli eretici,’ come riferisce Benedetto XIV nel De Synodo Dioecesana, libro VI, capitolo V. È illecito dunque nelle funzioni sacre invitare gli eretici nel coro, salmodiare alternativamente, dare loro la pace, le sacre ceneri, le candele e le palme benedette e altre cose di tal genere del culto esterno, che giustamente e meritatamente sono stimate come segni di un vincolo e di una concordanza interiore[2]. Ciò vale sia nel senso attivo, cioè dando loro cose simili, sia nel senso passivo, ricevendole da essi nei loro riti sacri. Infatti, in entrambe le ipotesi, sarebbe come dire loro ‘Salute’ e comunicare alle loro opere malvage»

Il Monitore Ecclesiastico, Vol. X – Parte I, Conversano, 1897, p. 32


  1. Alla stessa fonte della Rivelazione fa riferimento Pio XI in Mortalium animos (1928): «Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: «Amatevi l’un l’altro»), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: «Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno». Quindi, appoggiandosi la carità, come su fondamento, sulla fede integra e sincera, è necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede» ↩︎
  2. Vale anche per le onoranze funebri: vedi l’articolo “La Chiesa e le esequie degli acattolici↩︎

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