di Luca Fumagalli

Talento poliedrico, nel corso della sua lunga carriera David Jones (1895-1974) è stato incisore, pittore e poeta, servendo pure come soldato nelle trincee del Fronte occidentale.  

Se l’ampio ventaglio dell’opera è stato uno dei fattori che ha portato critici e accademici a ignorare quasi del tutto i suoi versi – da lui stesso considerati la forma artistica più alta e che solo di recente sono stati riscoperti pure dal grande pubblico – colleghi scrittori come W.B. Yeats, T.S. Eliot, Graham Greene, Edith Sitwell, Dylan Thomas, W.H. Auden e altri ne riconobbero sin da subito l’eccezionalità. Addirittura W.S. Merwin, ex poeta laureato degli Stati Uniti, ammise di considerare Jones uno dei più grandi autori del Novecento, più o meno la stessa cosa che dissero di lui anche Seamus Heaney e Hugh MacDiarmid in occasione dell’uscita della raccolta The Sleeping Lord (1974). Quando nel 1937 venne dato alle stampe il poema epico In Parenthesis, il primo lavoro di Jones ad essere pubblicato, Auden lo salutò come «il più grande libro sulla Grande guerra» ed Eliot non impiegò troppo tempo ad annoverare lo scrittore tra i più importanti nomi del modernismo letterario, insieme a lui, a Joyce e a Pound. Ancora, nel 1977, sempre Auden affermò che The Anathemata era «probabilmente il miglior poema inglese di questo secolo».

A differenza della produzione lirica, di sicuro troppo complessa per risultare di facile apprezzamento, le incisioni di Jones nel legno e nel rame, al pari della sua pittura e, in particolare, degli acquarelli, furono ampiamente esibite e ammirate. A lui si devono inoltre due meravigliosi libri illustrati, The Chester Play of the Deluge (1927) e The Rime of the Ancient Mariner (1929), veri capolavori del genere, e negli anni Trenta divenne il membro con più vendite all’attivo del collettivo di artisti noto col nome di Seven and Five Society. 

Ritratto di David Jones a firma di Edgar Holloway (1979)

Jones fu pure autore di una teoria della cultura tanto affascinante quanto originale, articolata nei saggi raccolti nel volume Epoch and Artist (1959), che costituirono la base teorica della sua poesia degli anni successivi. Delle proprie idee, condite con innumerevoli aneddoti, parlava volentieri con tutti, compresi gli occasionali avventori. Difatti, a detta di chi ebbe modo di incontrarlo, Jones non appariva né presuntuoso né timido; era anzi molto accomodante ed era capace di stringere nuove amicizie con impressionante facilità.

È dunque da attribuire a un curioso paradosso del destino se la sua nascita, il 1 novembre 1895, fu salutata da una contesa tra i genitori a proposito del nome con cui sarebbe stato battezzato. Il padre voleva chiamarlo David, come il fratello morto da qualche anno, mentre la madre preferiva Dorian, in omaggio al protagonista del famoso romanzo di Oscar Wilde. Per evitare che il piccolo venisse associato allo scrittore irlandese, il cui processo, in primavera, aveva scandalizzato l’opinione pubblica, si arrivò a un compromesso: David sarebbe stato il suo secondo nome dopo Walter, anch’esso una scelta materna, forse con riferimento a Walter Pater, il teorico dell’estetismo decadente. Tuttavia, una volta cresciuto, il giovane Jones optò per essere chiamato David, evidentemente preferendolo al primo nome.

Oltre a lui, in famiglia, vi erano altri due figli: Harold Thomas Peart, di sei anni e mezzo, e Alice Mary, detta Cissy, che allora aveva quattro anni.

La traduzione italiana del poema In Parenthesis (Mondadori, 2018)

Il trentacinquenne Jim Jones, originario del Galles settentrionale, pur fermo nella conduzione degli affari domestici, fu probabilmente uno dei genitori vittoriani più benevoli. Di fede evangelica, la sua vita e quella della sua famiglia era guidata da una semplice massima: «Se non hai qualcosa di positivo da dire su qualcuno, meglio tacere». Nel 1884 aveva trovato impiego come compositore tipografico presso la Christian Herald Company – inizio di una carriera che, nei decenni seguenti, lo avrebbe portato a ricoprire ruoli apicali – e alla domenica non era raro trovarlo all’angolo di qualche strada londinese, intento a predicare la parola di Dio ai passanti. La sua parrocchia di affiliazione era quella anglicana di St. James, nella zona di Hatcham, dove tra l’altro conobbe la sua futura moglie, Alice Ann Bradshaw, con la quale convolò a nozze il 20 settembre 1888. Nonostante la differenza d’età, il loro fu un matrimonio felice.

Del resto Alice, figlia del proprietario di un’officina sul Tamigi che si occupava di riparare imbarcazioni, era una donna energica, intelligente, dotata di un grande senso dell’umorismo, che volentieri scherzava sulla sua bassa statura. Dal punto di vista religioso, a differenza del marito, era rimasta affascinata dalle idee del Movimento di Oxford, e in cuor suo si sentiva più cattolica che protestante. Come tante coetanee appartenenti alla classe media vantava un passato da insegnante e da governante, ed era apprezzata anche per le abilità nel disegno. A quegli anni prematrimoniali si lega una storia che col tempo divenne parte integrante della tradizione famigliare e che forse influenzò quello che sarebbe diventato il mito salvifico nell’immaginario poetico del figlio David: una volta Alice era caduta in uno stagno e, contro ogni aspettativa, era stata tratta in salvo dalla sua pupilla, una bambina di appena otto anni, che aveva rischiato la vita per lei. In effetti si trattava di qualcosa di così straordinario da non poter essere facilmente dimenticato.

Un altro episodio entrato nella leggenda dei Jones riguarda proprio l’ultimogenito, sorpreso da piccolo a mangiare dei vermi in giardino. Anche in questo caso è possibile scorgere echi dell’incidente in The Anathemata, quando viene celebrata la «fatica del verme» come «essenziale» per l’Eucarestia, un’allusione all’ultimo libro di Darwin, The Formation of Vegetable Mould Throught the Action of Worms (1881).

La casa natale di David Jones

Dopo le nozze, Jim e Alice si erano trasferiti nella grande casa dei genitori di lei. Nel 1891, però, in seguito alla morte dell’anziano patriarca, la vedova e i coniugi Jones furono costretti a trovare residenza altrove. Affittarono una casa a Brockley, allora un paesino a sud-est di Londra, ed è qui, in una camera da letto al piano superiore, che il piccolo David vide la luce, divenendo presto il preferito della madre. Sua nonna visse con loro fino alla morte, nel 1907, vittima di una demenza senile che la portò negli ultimi anni di vita ad assumere atteggiamenti progressivamente sempre più strani.

Sotto la paziente guida materna, abile narratrice di storie, David iniziò a leggere con gusto i romanzi di Dickens e Thackeray, nonché le poesie di Browning. Con il padre si dilettava invece ad ammirare le rose del giardino della loro nuova abitazione, poco distante dalla precedente, nella quale si erano trasferiti quando lui aveva solamente tre anni.

Il suo primo ricordo risale a pochi mesi dopo. Una mattina venne improvvisamente svegliato da strani rumori provenienti dalla strada e, affacciandosi alla finestra, vide dei soldati in parata. Era il gennaio del 1900 e la Guerra boera era appena scoppiata. David, confuso, chiese alla madre se quegli uomini fossero angeli custodi, ricevendo ovviamente una risposta negativa. Nell’adolescenza, quando ebbe modo di leggere i racconti del ciclo arturiano – di cui era appassionatissimo – fu colpito dalla somiglianza tra quel particolare del suo vissuto e la scena in cui a Percival, intento a indicare alla madre dei cavalieri, viene detto che si tratta in realtà di angeli. Jones, mentre era alle prese con In Parenthesis, pensò addirittura di inserire questa storia nell’epilogo, ma tornò sui suoi passi nell’imminenza della pubblicazione.  

La famiglia Jones: Jim, Harold, Cissy, David e Alice Ann in una fotografia scattata intorno al 1900

Il padre, da parte sua, era contrario al conflitto e si ritrovò a battibeccare con dei parenti che lo accusavano di essere un “Little Englander”, ossia di disprezzare le ambizioni espansionistiche dell’Impero britannico. David, una volta cresciuto, dimostrò di condividere le idee del genitore, considerando la Guerra boera «ridicola» e «piuttosto ingiusta», caratterizzata pure dal «comportamento abominevole» dei compatrioti che non si erano fatti troppi scrupoli a erigere i primi campi di concentramento.

Nel frattempo l’ultimogenito di casa Jones aveva iniziato la sua istruzione frequentando diverse scuole per bambini ospitate in alcune case non molto lontane dalla sua. Finì per innamorarsi di una delle giovani maestre e, col senno di poi, ammise che la sua prima fascinazione per la lettura e la scrittura fu dovuta soprattutto alla bellezza di lei. In un certo senso si trattò di un precedente: Jones avrebbe infatti prodotto la gran parte dei suoi lavori migliori da innamorato…

L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw). Fa eccezione il ritratto di Jones, tratto da https://gerrishfineart.com/product/david-jones/.