Volentieri presentiamo questi utili estratti del Padre M. Liberatore, presi dall’ottimo Compendio di Filosofia – Metafisica e Logica.
[…] Il panteismo è discorde e ripugnante alla ragione. E per fermo, se il mondo, come sognano i panteisti, s’identificasse con Dio, bisognerebbe ammettere una natura, la quale fosse necessaria e nel tempo stesso contingente, immune e soggetta a mutazione, assoluta e dipendente, semplice e composta, infinita e finita, una e molteplice, e così degli altri caratteri, escludentisi a vicenda. Poiché nell’anzidetta sentenza il mondo dall’una parte non cessa di esser mondo; dall’altra, nel suo essere non si distinguerebbe da Dio. Dunque, sarebbe tale che avesse ad un tempo i caratteri e gli attributi competenti alla natura divina, ritenendo le proprietà che la ragione e l’esperienza ci mostrano ritrovarsi nel mondo.
[…] Sotto nome di Dio s’intende un ente supremo e necessario; il quale di per sé esiste per modo che non può non esistere. Né quanto alla sola esistenza è fornito di tanta necessità, ma anche quanto alle proprietà tutte ed ai modi del proprio essere. Poiché tutto quello che è in lui non procede da cagione esterna, ma s’immedesima con la stessa sua natura. L’ente necessario in ogni perfezione, onde gode, ha un’assoluta necessità, ed è tale, che niente gli si può aggiungere e niente togliere. Da siffatta necessità in lui deriva una somma unità, una massima semplicità, un’assoluta immutabilità, una totale esenzione da limiti, ed altre innumerevoli perfezioni di simil genere.
[…] E perciò il mondo, se fosse Dio, includerebbe necessità nell’esistenza e nelle modificazioni, non sottostarebbe ad alcuna azione, sarebbe del tutto scevro di mutamento, godrebbe di massima unità e semplicità, in una parola, abbraccerebbe, rimosso ogni limite, tutte le perfezioni. Al contrario, come nella precedente tesi dimostrammo, il mondo è contingente, composto, soggetto a mutazione, finito, e, quanto all’esistenza, prodotto. I Panteisti dunque son costretti ad ammettere che il mondo nell’esistenza sia necessario e contingente, nei fenomeni mutabile ed immutabile, nella sostanza semplice e composto, nella realtà finito ed infinito; le quali cose involgono per ogni verso una manifesta contraddizione di concetti. Senonché, a voler dire il vero, il Panteismo non è altro, che un ateismo mascherato. Poiché qual differenza può assegnarsi fra queste due proposizioni: Il mondo è Dio; Oltre il mondo, non c’è Dio? Nessuna per certo. Laonde questo delirio resta confutato da tutti quegli argomenti, coi quali vien dimostrata l’esistenza di Dio.
[…] Aggiungi a ciò gli altri assurdi, che da siffatta finzione derivano. Attesoché il panteismo abbatte in primo luogo l’ordine morale, e toglie ogni differenza tra il turpe e l’onesto; attribuendo ogni azione a Dio, operante per fatale necessità. In secondo luogo, sbugiarda il testimonio della coscienza, dal quale siamo accertati esser noi sostanze, distinte da qualsiasi altra sostanza, ed operare con pieno arbitrio di elezione. In terzo luogo, riunisce nella stessa realtà l’estensione e la materia con l’intelligenza e lo spirito, cose al tutto cozzanti fra loro. In quarto luogo, confonde l’indeterminato, tuttavia informe e capace di perfezionarsi, con l’infinito propriamente detto, che non involge, se non perfezione pienamente in atto, alla quale non può farsi addizione alcuna. Finalmente, per non allungarci di troppo, finge che l’infinito si determina e si converte in finito, e risulta perfetto dal cumulo e dalla generazione dei finiti, il che vale altrettanto che privarlo della propria natura e tramutarlo nel suo contrario. Laonde chiunque voglia fuggire assurdi così mostruosi (e tutti devono) deve assolutamente confessare che il panteismo è la più enorme e pestifera stranezza, che sia mai caduta in cervello umano, e perciò sia da bandirsi da ogni società delle scienze.

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