Il 13 novembre 1875, che cadde in Sabato, la taumaturga Immagine della Regina del Santissimo Rosario faceva il suo ingresso in Valle di Pompei. Trasportata sopra un carro di letame, questa Immagine del Rosario allora logora e spregiata ed oggi redimita di brillanti, è posta sopra un trono di marmi e di oro in un tempio ricco di arte e di ex voto attestanti le innumerabili grazie ha largito al mondo da questa sua eletta dimora la Regina delle Vittorie. E quel tempio allor cominciato per uso di poveri contadini oggi è il Santuario mondiale e la Metropoli dei Rosarianti del mondo, elevata all’altissima dignità e titolo di Basilica Pontificia di dominio della Sede Apostolica in perpetuo. Per ricordare questo faustissimo anniversario dei trionfi della Madre di Dio riportiamo una preghiera composta da Bartolo Longo e ripetutamente approvata dalla Sede Apostolica, in cui si affermano chiaramente i privilegi e funzioni concessi dalla Trinità alla Vergine santa.

O clementissima Regina del Rosario di Pompei, Tu, Sede di Sapienza, hai posto un Trono di misericordie nuove sulla terra che fu del paganesimo per trarre tutti i popoli a salvamento con la Corona delle tue mistiche rose: deh! ricordati che il tuo divin Figliuolo ci lasciò detto: Io ho altre pecorelle, le quali non sono di questo ovile; ed anche quelle è uopo che io raduni, ed esse udiranno la voce mia, e vi sarà un ovile solo ed un solo pastore. Ma ricordati pure che sul Calvario divenisti la Corredentrice, cooperando, per la crocifissione del tuo cuore, alla salvezza del mondo insieme col tuo Figliuolo crocifisso; e da quel giorno divenisti la Riparatrice del genere umano, il Rifugio dei peccatori e la Madre di tutti gli uomini. Guarda, o Madre, quante anime ogni ora vanno eternamente perdute! Guarda quanti milioni d’Indiani, di Cinesi e genti di barbare regioni non conoscono ancora Gesù Cristo! Vedi quanti altri che son pure cristiani, e sono nondimeno lontani dal seno della Madre Chiesa che è la Cattolica, Apostolica, Romana. O Mediatrice potentissima Maria, Avvocata del genere umano, amantissima di noi mortali e Vita del nostro cuore, Vergine benedetta del Rosario di Pompei, esaudisci le nostre preghiere: non vada perduto per tanto numero di anime il Sangue prezioso e il frutto della Redenzione. Dal tuo eletto trono di Pompei, ove non fai altro che dispensar grazie all’afflitta gente, deh! fa spiccare un raggio di quella luce celeste che stenebri tanti ciechi intelletti, e riscaldi tanti gelidi cuori. Intercedi presso il tuo divin Figliuolo, ed ottieni che quanti sono in questo mondo sono Pagani, Ebrei, Eretici e Scismatici ricevano la luce superna, e lieti entrino nel seno della vera Chiesa. Esaudisci la preghiera che a Te rivolge fidente il Sommo Pontefice, acciocché tutti i popoli congiunti nell’unito della fede, conoscano ed amino Gesù Cristo, il benedetto frutto del seno tuo, che vive e regna nei secoli col Padre e con lo Spirito Santo. Ed allora tutti gli uomini ameranno anche Te, salute del mondo, arbitra dispensatrice dei tesori di Dio e Regina di misericordie nella Valle di Pompei. E glorificando Te, Regina delle Vittorie, che col Rosario disperdi ogni eresia, riconosceranno che a tutte le genti Tu dai la Vita, perché è d’uopo che si adempia la profezia del Vangelo: Tutte le genti mi chiameranno beata.

Indulgenza di 500 giorni (Breve Ap., 20 iul. 1925; S. Paen. Ap., 24 aug. 1934).


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